Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Bernicchi Francesco Maria - 2015-10-26

DANNO NON PATRMONIALE NELLE MORE TRA LESIONI E MORTE DEL DANNEGGIATO Cass. Civ. Ord. 20767/15 - F.M. BERNICCHI

Danno non patrimoniale

Danno non patrimoniale a seguito di morte dovuta da sinistro stradale

Il patimento della vitttima nelle more tra lesioni e morte va provata per poter liquidare il danno non patrimoniale agli eredi

Si prende in esame una recentissima ordinanza della Corte di Cassazione Sezione VI civile sottosezione 3 n. 20767/2015 relativa al tema del danno biologico patito dalla vittima di sinistro stradale nelle more tra il sinistro e le lesioni patite e la morte del danneggiato.

Il fatto, in breve:  S.A. perse la vita in conseguenza d'un sinistro stradale. La madre ( V.F.) ed il fratello ( S.S.) della vittima, al fine di ottenere il risarcimento dei danni rispettivamente patiti in conseguenza del tragico evento, convennero dinanzi al tribunale di Milano P.G., P. S. e la Assitalia s.p.a. (che in seguito muterà ragione sociale in Generali Italia s.p.a.), ovvero il proprietario, il conducente e l'assicuratore dei rischi della responsabilità civile del veicolo sul quale la vittima era trasportata al momento del fatto. Il Tribunale di Milano accolse in parte la domanda; la Corte d'appello di Milano, accogliendo in parte l'appello proposto dalla società assicuratrice, ridusse l'ammontare del risarcimento dovuto i danneggiati.

La decisione d'appello è stata impugnata per cassazione da S.S. è V.F..

Col primo motivo di ricorso i ricorrenti lamentano, da parte del giudice di merito, una sottostima del danno non patrimoniale da essi rispettivamente patito.

Il primo motivo, così come declinato nel ricorso, è totalmente inammissibile, per due indipendenti ragioni:

- sia perchè sollecita da questa Corte un apprezzamento squisitamente di fatto, quale è l'accertamento dell'ammontare del danno aquiliano;

- sia perchè non indica, in violazione del principio di autosufficienza, quali circostanze siano state trascurate dalla corte d'appello per una più corretta stima del danno non patrimoniale, e quando ed in quale atto tali circostanze siano state da essi dedotte.

Col terzo motivo di ricorso, che maggiormente ci interessa, i ricorrenti lamentano il rigetto, da parte della corte d'appello, della loro richiesta di risarcimento del danno biologico patito dalla vittima nell'arco di tempo tra le lesioni e la morte, il cui credito era stato trasmesso dalla vittima ad essi ricorrenti jure haereditario.

Il motivo è manifestamente infondato, alla luce del principio già ripetutamele affermato da questa corte, secondo cui la paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali e si renda conto che esse saranno letali, è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se la vittima sia stata in grado di comprendere che la propria fine era imminente, sicchè, in difetto di tale consapevolezza, non è nemmeno concepibile l'esistenza del danno in questione, a nulla rilevando che la morte sia stata effettivamente causata dalle lesioni (così, da ultimo, Sez. 3, Sentenza n. 13537 del 13/06/2014, Rv. 631439). Nel caso di specie la corte d'appello, con accertamento di fatto non sindacabile in questa sede, ha ritenuto che la vittima nel breve periodo compreso fra le lesioni e la morte giacque in stato di incoscienza, con la conseguenza che essa non può avere acquistato, nè trasmesso agli eredi, alcun diritto al risarcimento del danno biologico.

In punto di diritto e sempre con riferimento al terzo motivo di ricorso i ricorrenti deducono che la vittima, nell'arco di tempo tra le festoni e la morte, rimase cosciente; che tale circostanza di fatto fu provata in giudizio, e che pertanto la decisione della Corte d'appello è erronea nella parte in cui ha escluso l'acquisizione da parte loro, jure haereditario, del diritto al risarcimento del danno non patrimoniale patito dalla persona deceduta in quel lasso di tempo.

L'argomento pretende da questa Corte un giudizio di fatto, che non le può essere chiesto. La regula iuris da applicare al caso concreto è che il risarcimento del danno jure haereditario spetta soltanto se la vittima sia rimasta cosciente nell'intervallo tra vulnus ed exitus: e questa regola è stata applicata correttamente dalla Corte d'appello.

Stabilire, poi, se davvero la vittima sia stata cosciente od incosciente è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità.

Così, per questo e altri motivi, la Suprema Corte visto l'art. 380 c.p.c.:

-) rigetta il ricorso;

-) manda alla Cancelleria di cancellare, dall'originale e dalle copie del ricorso, il periodo di cui a pag. 22, penultimo capoverso, compreso tra le parole "Nella sentenza" e le parole art. "2054 c.c.";

-) condanna V.F. e S.S., in solido, alla rifusione in favore di Generali Italia s.p.a. e Generali Business Solution s.p.a., in solido, delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 8.200, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

-) da atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte dei ricorrenti di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 15 luglio 2015.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2015



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