Legislazione e Giurisprudenza, Colpevolezza imputabilità -  Fabbricatore Alfonso - 2015-10-22

DANNO SUBITO DALL'ALUNNA: RESPONSABILITÀ DELL'ISTITUTO E RIPARTIZIONE DELL'ONERE PROBATORIO - Cass. 20475/15 - di A. FABBRICATORE

Cassazione, sez. VI Civile, 12 ottobre 2015, n. 20475, Pres. Finocchiaro, Rel. Rubino

Con la recente sentenza in epigrafe, la Cassazione interviene in materia di responsabilità degli istituti scolastici per i danni subiti dai minori all"interno delle proprie aree, dando seguito ad una teoria sviluppatasi negli ultimi anni e chiarendo i dubbi relativi alla ripartizione dell"onere probatorio tra danneggiato e soggetto tenuto alla sorveglianza.

La vicenda trae spunto dalla richiesta di risarcimento avanzata dai genitori di una minore nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione, per i danni da questa subiti a seguito di una caduta occorsa all"interno dell"istituto scolastico da lei frequentato. La richiesta viene rigettata in primo grado, per essere, viceversa, in parte accolta dalla Corte d"Appello competente per territorio.

Ricorre per Cassazione il M.I.U.R., lamentando che la corte d'appello abbia accertato esclusivamente che l'infortunio alla bambina sia occorso a scuola, all'interno di una classe e durante l'orario scolastico, e tanto le è bastato per ritenere responsabile il Ministero ex art. 1218 c.c., non avendo l'amministrazione, per contro, fornito la prova liberatoria che l'evento fosse stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all'insegnante; di talchè la corte avrebbe errato nella individuazione stessa della prestazione dovuta dal Ministero, interpretando l'obbligazione a suo carico come se consistesse nella obbligazione di evitare il verificarsi di qualsiasi evento lesivo, ovvero come se fosse una obbligazione di risultato, mentre si tratterebbe di una obbligazione di mezzi, essendo gli istituti scolastici tenuti a svolgere una attività di custodia e di sorveglianza; si afferma ancora che l'amministrazione scolastica può essere chiamata a rispondere solo qualora non abbia svolto diligentemente la propria attività di custodia e sorveglianza.

Di conseguenza, la prova liberatoria da fornire per andare esente da responsabilità non consiste nell'individuare la causa non imputabile né alla scuola né all'insegnante, ma nel provare di aver svolto diligentemente la propria attività di custodia e sorveglianza.
Secondo i giudici di legittimità, il punto centrale della motivazione della corte d'appello consiste nella constatazione della mancata ricostruzione della causa e delle modalità dell'incidente, che segue necessariamente il rilievo che l"Amministrazione scolastica non abbia ottemperato all'onere, posto a proprio carico, di dimostrare che il danno sia stato determinato da un evento non imputabile né alla scuola né all'insegnante. E poiché è invece pacifico che la caduta è avvenuta a scuola ( e durante l'orario scolastico) ne consegue, ex art 1218 c.c. la responsabilità dell"Amministrazione scolastica'.

Posta in questi termini la motivazione, a detta della S.C., la Corte d'appello ha fatto corretta applicazione del principio di diritto già più volte fissato dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui  "in tema di responsabilità dei soggetti obbligati alla sorveglianza di minori, nel caso di danno cagionato dall'alunno a se stesso, sia che si invochi la presunzione di responsabilità posta dal secondo comma dell'art 2048 cod. civ., sia che si configuri la responsabilità come di natura contrattuale, la ripartizione dell'onere della prova non muta, poiché il regime probatorio desumibile dall'ara 1218 cod. civ. impone che, mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sull'altra parte incombe l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non importabile all'obbligato".

Del resto, con altra e recente pronuncia, la stessa Corte ha affermato che "presupposto della responsabilità dell'insegnante per il danno subito dall'allievo, nonché fondamento del dovere di vigilanza sul medesimo, è la circostanza che costui gli sia stato affidato, sicché chi agisce per ottenere il risarcimento deve dimostrare che l'evento dannoso si è verificato nel tempo in cui l'alunno era sottoposto alla vigilanza dell'insegnante, restando indifferente che venga invocata la responsabilità contrattuale per negligente adempimento dell'obbligo di sorveglianza o la responsabilità extracontrattuale per omissione delle cautele necessarie - suggerite dall"ordinaria prudenza, in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo - affinché, fosse salvaguardata l'incolumità dei discenti minori. (Cass. n. 3081 del 2015).

L'accertamento della responsabilità dell'istituto scolastico per i danni alla persona riportati da un allievo all'interno dell'istituto presuppone quindi la prova del fatto, ovvero del verificarsi del fatto dannoso, e del nesso causale tra esso e il soggetto responsabile, ovvero che l'infortunio si sia verificato all'interno dell'edificio scolastico, durante l'orario scolastico, ovvero quando il minore era sotto la responsabilità dell'istituto e degli insegnanti.

La verifica della precisa dinamica del fatto, ovvero del luogo esatto in cui esso si è verificato e delle modalità dell'accaduto, può consentire all'istituto di fornire la prova liberatoria (ipotizzabile qualora il danno sia derivato da un gesto inconsulto dell'alunno o di altro alunno, non prevedibile né evitabile neppure a mezzo della presenza costante e attenta di un insegnane o del personale scolastico).

Nel caso di specie, la dinamica precisa non è stata accertata ( è comunque emerso dalle prove testimoniali, come riportato dalla sentenza di appello, che l'infortunio si sia verificato in classe). Ne consegue che, essendo stati accertati i primi due presupposti, fondanti la responsabilità dell'istituto, e non avendo lo stesso fornito la prova liberatoria, correttamente il Ministero è stato condannato a risarcire il danno alla minore.

Si aggiunga che non risulta neppure, dalla sentenza impugnata, che mezzi di prova in tal senso fossero stati richiesti dal Ministero e non ammessi, o che essi fossero stati ammessi, espletati e non considerati, e neppure il Ministero fa riferimento, in ricorso, alle modalità con le quali sarebbero stati espletati nel caso concreto i suoi obblighi di sorveglianza e custodia e sul motivo per il quale l'accadimento, del cui verificarsi all'interno della struttura scolastica ed addirittura in classe durante l'orario scolastico nessuno discute, al di fuori della sfera di controllo dell'istituto e pertanto ad esso non imputabile.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati