Legislazione e Giurisprudenza, Sport -  Musumarra Lina - 2015-06-24

DASPO ILLEGITTIMO SENZA SCAVALCAMENTO O SUPERAMENTO DI UNA RECINZIONE– Cons. St., sez. III, n. 2572/2015 - Lina MUSUMARRA

- I presupposti del daspo- Art. 6-bis legge 401/1989- Fattispecie tipiche, dettagliatamente individuate dal legislatore

L"art. 6, co.1 della L. 401/1989 ("Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestine e tutela della correttezza nello svolgimento delle manifestazioni sportive") prevede l"emissione di un provvedimento meglio conosciuto come daspo, acronimo di "Divieto di accesso a manifestazioni sportive". Si tratta di una misura di prevenzione atipica che mira a contrastare il fenomeno della violenza negli stadi, non essenzialmente circoscritto agli impianti adibiti al giuoco del calcio, ma anche a tutte quelle manifestazioni sportive laddove siano presenti gruppi di tifoserie organizzate (cd. ultras).

Al fine di chiarire l"ambito applicativo della misura in parola, occorre richiamare l"ultima parte del 1 comma della L. 401/89 a tenore del quale "il divieto di cui al presente comma può essere, altresì, disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi oggettivi, risulta avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive o tale da porre in pericolo la sicurezza pubblica in occasione o a causa delle manifestazioni stesse".

Il provvedimento viene adottato dal Questore e ha quindi natura tipicamente amministrativa, i cui effetti mirano non tanto a limitare la libertà personale di un individuo (art. 13 Cost.), bensì a limitare la libertà di circolazione (art. 16 Cost.) con funzione di prevenzione (cfr. T.A.R. Milano Lombardia, sez. III, sent. n. 7/2012). Trattandosi, quindi, di un provvedimento di carattere cautelare ed urgente, non preceduto dall"accertamento della responsabilità dell"incolpato (riservato alla sede penale cautelare o di merito), esso è giustificato dal mero fumus, che sussiste anche per la semplice denuncia per aver partecipato ad episodi di violenza verso persone e cose in occasione di manifestazioni sportive (per un maggiore approfondimento si rinvia a P. Romagnuolo, D.A.SPO. profili processuali amministrativi e penali, in www.studiocataldi.it, 8 luglio 2014).

Nuove ipotesi di daspo sono state introdotte con la recente legge 17 ottobre 2014, n. 1465, di conversione del decreto-legge n. 119 del 22 agosto 2014 (cd. decreto Alfano) in seguito all"acuirsi degli episodi di violenza e turbativa dell"ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive.

In particolare, a quelle già previste dal primo comma dell"art. 6, sopra richiamate, si aggiungono quelle di: a) introduzione o esposizione all"interno degli impianti sportivi di "striscioni e cartelli che, comunque, incitino alla violenza o che contengano ingiurie o minacce"; b) commissione di delitti contro l"ordine pubblico o di comune pericolo mediante violenza di cui al libro II°, titolo V° e titolo VI°, capo I°, del codice penale; c) commissione di uno dei delitti di cui all"articolo 380, comma 2, lettera f) e lettera h), del codice di procedura penale; d) infine, il cd. daspo di gruppo, ovvero la condotta di chi "sulla base di elementi di fatto, risulta aver tenuto, anche all"estero, una condotta, singola o di gruppo, evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o a creare turbative per l"ordine pubblico nelle medesime circostanze di cui al primo periodo" (in occasione o a causa delle manifestazioni sportive) (sul punto si rinvia a P. Garraffa, La nuova normativa contro la violenza negli stadi: qualche piccolo passo avanti, ed un grosso passo indietro, in www.giustiziasportiva.it, n. 1/2015, pp. 52 ss.).

Il caso portato all"attenzione del Consiglio di Stato, oggetto della sentenza in esame, vede come protagonista non il tifoso che lancia materiale pericoloso, scavalca o fa invasione di campo, bensì il titolare di una ditta aggiudicataria dell"appalto del servizio bar all"interno dello stadio di Cesena, il quale è stato sanzionato dal questore con il daspo, ai sensi degli artt. 6 e 6-bis della legge n. 481/1989, per aver "consentito a due tifosi di una squadra ospite di entrare dall"ingresso riservato al personale di servizio, in elusione dei controlli, spacciandoli come propri collaboratori".

L"interessato ha impugnato il provvedimento davanti al TAR dell"Emilia-Romagna, esponendo che "in questo particolare caso il provvedimento produceva effetti atipici, in quanto si risolveva, di fatto, non solo nel divieto di accedere agli impianti sportivi quale praticante ovvero quale spettatore, ma anche in un impedimento ad esercitare la sua legittima attività commerciale. Inoltre contestava che la condotta addebitatagli rientrasse nelle previsioni della norma che prevede i provvedimenti di daspo".

Il TAR ha respinto però il ricorso con la sentenza n. 177/2015. Il Consiglio di Stato, nel riformare la sentenza di primo grado, ha richiamato preliminarmente l"interpretazione data già in precedenza all"art. 6-bis della legge n. 401/1989 - rubricato "Lancio di materiale pericoloso, scavalcamento e invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive" - il quale ha esteso a tali nuove fattispecie l"applicazione del daspo.

Secondo, infatti, i giudici d"appello trattasi di disposizione "applicabile solo nell"ipotesi che vi sia scavalcamento o superamento di un ostacolo materiale, e non anche nel caso (come nella fattispecie allora esaminata) di chi pacificamente si sposti da un settore all"altro degli spazi riservati al pubblico, approfittando di un varco occasionalmente lasciato aperto da altri" (cfr. sent. n. 5926/2013).

Anche per la vicenda in esame il Consiglio di Stato ritiene che "il fatto esuli dalla previsione della norma" citata. Il questore avrebbe, infatti, operato "una duplice forzatura interpretativa. In primo luogo ha assimilato allo "scavalcamento" o "superamento di una recinzione o separazione" il fatto di chi si introduce – in modo palese e pacifico ancorché fraudolento - attraverso l"ingresso riservato al personale di servizio, simulando di averne titolo. In secondo luogo ha ulteriormente esteso la sanzione al fatto di chi, essendo legittimamente all"interno dello stadio, si presta ad avallare l"inganno altrui. Ma la formulazione complessiva degli art. 6 e 6-bis (nel testo attualmente vigente) rivela l"intenzione del legislatore di elencare una serie di fattispecie tipiche, dettagliatamente individuate, e ciò sembra escludere la possibilità di estensioni interpretative o analogiche; quanto meno quando il fatto non abbia prodotto disordini, turbative, etc.".

I giudici di Palazzo Spada hanno quindi concluso rilevando come non sia compito del Collegio "stabilire quali illeciti siano stati commessi e come debbano essere sanzionati", ma "decidere solamente se il fatto rientri nella previsione dell"art. 6-bis ai fini dell"applicazione del "daspo" e la risposta deve essere negativa", con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

P&D ringrazia Lina Musumarra, la nostra esperta di diritto sportivo, per il nuovo, gradito contributo.

Di lei ricordiamo alcune rilevanti note:

- "I calciatori dilettanti sono liberi di svincolarsi"

- "Aree sciabili attrezzate: profili di responsabilità del gestore"

- "Nuove strategie di contrasto al doping"

- "Nuove misure per la sicurezza negli stadi"

- "Sanzionare il buon esempio dell'allenatore viola il principio di proporzionalità".

(Paolo M. Storani)



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