Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Giovanni Sollazzo - 2013-07-12

DECRETO PENALE DI CONDANNA E GIUDIZI AMMINISTRATIVI - T.a.r. Trento 10 luglio 2013, n. 231 - Carol COMAND

Si porta all'attenzione un recente provvedimento,  del Tribunalie Amministrativo di Trento che si è occupato del possibile valore di un decreto penale di condanna nei procedimenti di tipo amministrativo.

Oggetto di impugnazione, il valore attribuito a tale provvedimento del giudice penale ai sensi degli artt. 459 e ss c.p.p., anche alla luce di quanto espressamente disposto dall'art. 460 co. 5° c.p.p.: "Il decreto penale di condanna (…) anche se divenuto esecutivo non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo".

Adito a seguito di rigetto del reclamo avanzato ai sensi dell'art 15 disp. att. c.p.c., proposto avverso il provvedimento adottato dal comitato previsto dall'art. 14 del medesimo testo normativo (il ricorrente era stato cancellato dall'albo dei consulenti tecnici cui apparteneva), il Tribunale amministrativo si è trovato a decidere in merito due distinti motivi di ricorso per violazione, oltre che del menzionato articolo del codice, anche dell'art. 3 della l. 241/1990 (motivazione del provvedimento).

Si deduceva infatti oltre all'impossibilità che tale decreto potesse sorreggere, in quanto privo della necessaria efficacia, un provvedimento di cancellazione, che quest'ultima non avrebbe potuto essere disposta senza alcuna autonoma valutazione della complessiva condotta di vita professionale e privata dell"interessato.

Ebbene, in questo contesto, il collegio, dopo aver osservato che il provvedimento di cancellazione era giunto sulla base di un mero sillogismo: assenza di condotta specchiata per intervenuto decreto penale di condanna, (in sede di reclamo si aggiungerà che si verteva comunque su materia oggetto d'iscrizione al rispettivo albo in quanto il decreto interveniva, fra l'altro, per l'allora contestato reato di invasione di terreni o edifici -633 c.p.-), rilevava la fondatezza del secondo motivo addotto dall'impugnante, per l'automaticità di giudizio scaturitone, e relativo all'inaffidabilità morale del soggetto interessato.

Sul rilievo quindi che, non fosse stata svolta alcuna specifica valutazione in punto gravità della condanna, piuttosto che sui relativi fatti e circostanze, né sui vari profili di possibile interesse e caratterizzanti l'attività dell'"imputato", il Tribunale conclude che, sebbene la valutazione richiesta in ordine "alla condotta morale specchiata dei consulenti presupponga un ampio margine di discrezionalità, diversamente da quella inerente il possesso dei requisiti professionali" il giudizio fondato su tale condotta, debba, tuttavia, trovare sostegno in una congrua motivazione.

Il testo integrale del provvedimento è consultabile presso il sito della giustizia amministrativa.



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