Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Gasparre Annalisa - 2016-09-17

Decreto penale di condanna e restituzione in termini - Cass. pen. 6421/16 – Annalisa Gasparre

Per opporsi al decreto penale di condanna, l"imputato deve allegare il momento in cui è venuto a conoscenza del provvedimento. Al giudice spetta verificare se l"istante abbia avuto tempestiva cognizione del provvedimento.

In termini pratici, la conoscenza della comunicazione al difensore e all"imputato solo per compiuta giacenza non consente di individuare un collegamento idoneo a provare l"effettiva conoscenza del provvedimento da parte del destinatario. Diverso sarebbe nel caso di consegna personale.

A seguito dell"allegazione della mancata conoscenza del provvedimento notificato, è onere del giudice dimostrare che l"interessato sia venuto a conoscenza del provvedimento e del suo contenuto. Secondo la Suprema corte tale termine decorre dal rilascio al difensore della delega alla richiesta e all"esame dell"intero fascicolo in cancelleria. La decorrenza del termine deve collegarsi allo svolgimento di attività procedimentale in grado di individuare il momento in cui è avvenuta detta conoscenza e di far decorrere da tale data l"intervallo di 30 giorni per proporre l"istanza di restituzione in termini (per impugnare).

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 20 gennaio – 17 febbraio 2016, n. 6421 - Presidente Rotundo – Relatore Petruzzellis

Ritenuto in fatto

1.    II Gip dei Tribunale di Piacenza, con ordinanza dei 12/09/2015, ha respinto l'istanza, proposta da M.C., di restituzione nel termine per impugnare il decreto penale di condanna emesso nei suoi confronti il 07/07/2014, con il quale era stato condannato alla pena di € 200 di multa in relazione al reato di cui all'art. 392 cod. pen.

2.    Ha proposto ricorso la difesa di M. con il quale si deduce violazione di legge e vizio di motivazione, con riguardo alla ritenuta inammissibilità della richiesta.

Si lamenta nel ricorso che la decisione di rigetto ha conferito rilevanza alla regolarità formale della notifica del provvedimento che, essendo stata eseguita al difensore di ufficio e, nei confronti dell'interessato, per compiuta giacenza, non era in grado di conferire alcuna certezza di effettiva conoscenza dei provvedimento da parte di quest'ultimo.

Si contesta inoltre il travisamento delle indicazioni fornite dall'istante circa i modi ed i tempi dell'effettiva conoscenza del procedimento, che deve connettersi all'acquisizione di specifici elementi di fatto al riguardo, e si riferisce che tale effettiva conoscenza deve collegarsi all'accesso del difensore presso gli uffici di procura, databile il 31/07/2015, rispetto al quale l'istanza risulta proposta tempestivamente, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di merito, che aveva fatto riferimento a circostanze irrilevanti, quali la conoscenza informale di tale precedente eventualmente acquisita, per di più riannodando l'accadimento a circostanze, quale la richiesta di un certificato, mai adombrata dal richiedente.

Considerato in diritto

1.    II ricorso è fondato.

2.    Questa Corte (Sez. 4, 30 settembre 2009, Rv, 260312) ha in materia affermato il condiviso principio che in tema di restituzione in termini per proporre opposizione a decreto penale di condanna, in base alla vigente disciplina dettata dall'art. 175 cod. proc. pen., comma 2, come modificato dalla L. 28 aprile 2014, n. 67, art. 11, comma 6, è onere dell'imputato allegare il momento in cui è venuto a conoscenza del provvedimento, mentre spetta al giudice verificare che l'istante non abbia avuto tempestiva cognizione dello stesso, rimanendo a carico di quest'ultimo le conseguenze del mancato superamento dell'incertezza circa l'effettiva conoscenza del provvedimento ritualmente notificato.

Nel caso concreto l'interessato, richiamata la circostanza della presenza di una comunicazione solo formale del provvedimento, eseguita nei suoi confronti, ha di fatto esaurito l'onere a suo carico, posto che nessuna delle due comunicazioni -al difensore d'ufficio e per compiuta giacenza- consente di individuare una correlazione idonea a condurre alla dimostrazione dell'effettiva conoscenza del provvedimento al suo destinatario, acquisibile solo con l'accertamento di una consegna personale (Sez. 3, n. 20795 del 30/04/2014, Amato, Rv. 259633).

Nel verificare la tempestività della richiesta il giudice ha posto in dubbio che tale evento potesse correlarsi, secondo quanto indicato, con la data in cui l'interessato ha preso contezza dei procedimenti iscritti al casellario giudiziale a suo carico, e l'attendibilità della ricostruzione su cui era fondata l'istanza, per effetto dell'accertata mancanza, nell'arco temporale indicato, di una richiesta di rilascio di certificazione sul punto.

La circostanza risulta però a tal fine irrilevante posto che, a fronte dell'allegazione della parte relativa alla mancata conoscenza del provvedimento a seguito delle notifiche, pacificamente concludente per quanto detto, diviene onere del giudice dimostrare, sulla base dei concreti elementi in suo possesso che l'interessato abbia avuto conoscenza non del procedimento, ma specificamente del provvedimento e del suo contenuto, comprendente la precisa cognizione dei suoi estremi (autorità, data, oggetto), secondo quanto espressamente previsto all'art. 175 commi 2 e 2 bis cod. proc. pen. e la decorrenza di tale conoscenza, in assenza di circostanze di fatto aventi efficacia dimostrativa univoca sul punto, non può che riannodarsi nella specie, sulla base di quanto evidenziato nell'istanza, al momento del rilascio al difensore di delega alla richiesta ed esame dell'intero procedimento in cancelleria, attività che, secondo quanto allegato, e sulla base della documentazione ostesa a tal fine, deve collocarsi in data 24/07/2015. Invero la decorrenza del termine deve connettersi allo svolgimento di un'attività procedimentale che consenta di individuare senza equivoci il momento in cui detta conoscenza si é verificata e di far così decorrere, da tale data, l'intervallo di trenta giorni per la proposizione dell'istanza di restituzione.
Rispetto al 24/07/2015, secondo quanto emerge dagli atti, deve considerarsi tempestiva la richiesta proposta il 07/09/2015, stante la pacifica applicabilità, anche a tale termine, della sospensione per il periodo feriale (Sez. 1, n. 1456 dei 09/12/2013 - dep. 15/01/2014, Granados Choez, Rv. 258405) poiché le ipotesi in cui quest'ultima non opera, in deroga al regime ordinario, sono espressamente previste dal legislatore e hanno carattere eccezionale, e, in quanto tali, non sono suscettibili di interpretazione estensiva.

In ragione di quanto esposto risulta che, contrariamente a quanto valutato nel provvedimento impugnato, il ricorrente ha fatto fronte tempestivamente all'indicato onere di allegazione, circostanza che impone l'annullamento con rinvio del provvedimento impugnato.
Il giudice di merito esaminerà nuovamente l'istanza alla luce dei principi sopra esposti.

P.Q.M.

Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Piacenza.



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