Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2014-08-24

DECRETO PENALE PER OLTRE 11MILA EURO PER IL MALTRATTORE DI ANIMALI – Trib. Busto Arsizio, 28.5.2013 - Annalisa GASPARRE

L'uomo è stato condannato con decreto penale per plurime violazioni di norme legate alla tutela degli animali. Tre i capi di imputazione a suo carico: abbandono e detenzione incompatibile di tre cani, due cinghiali e tre galline ovaiole, maltrattamento di animali per lesioni ad un cinghiale e detenzione non autorizzata di due cinghiali.

Merita in particolare di essere segnalata l'analitico capo di imputazione relativo alla contravvenzione dell'art. 727 co. 2 c.p., molto articolato e dettagliato nella descrizione che compie riguardo alle condizioni in cui venivano rinvenuti i poveri animali detenuti "all'interno di strutture abusive e fatiscenti ... prive di protezione dal gelo e dalle intemperie". Dal decreto si legge che i cani erano "costretti a stabulare su una superficie cementizia fredda e umida ancorché imbrattata di feci diarroiche in copiosa quantità, prive di giacigli termoisolanti e sollevati da terra ... con cucce prive di qualsiasi elemento coibentante e/o riscaldante ... sottodimensionata ... con numerosi spuntoni rilevanti nelle reti metalliche ... che procuravano numerose lesioni quali cicatrici e abrasioni sul muso e sulle orecchie ... infestazione massiva di ectoparassiti (pulci) con conseguente rischio teniasi ... presenza di secchi e bidoni colmi d'acqua piovana putrida e ristagnante che richiamava in loco una copiosa quantità d'insetti (zanzare) che tormentavano gli animali esponendo gli stessi al rischio filariosi".

Condizioni analoghe erano patite dai cinghiali che, oltretutto, erano detenuti in assenza di autorizzazione provinciale per la detenzione degli ungulati. Si legge del "poco spazio nella loro disponibilità completamente fangoso/limaccioso e contaminato da una copiosa quantità di feci e minzioni tali per cui gli ungulati erano costretti a stabulare affondando gli arti in almeno 20 cm di melma (sicché le zampe degli animali appaiono visibilmente sozze con rischio di macerazione della cute) ... poco cibo a loro disposizione in avanzato stato di deperimento".

Infine, anche le galline erano sottoposte a trattamento simile: "esposte al freddo e alle intemperie ... con disponibilità di una modesta quantità di cibo ammuffito, e poca acqua visibilmente putrida e sporca".

Il più grave reato di maltrattamento (art. 544 ter c.p.) veniva ravvisato in capo ad uno dei cinghiali a cui era stato conficcato un elemento metallico arrugginito a forma di anello nella narice sinistra, tale da causare dolore e nocumento all'animale, nonché sanguinamento della narice.

Dettaglio degno di nota nella formulazione del capo di imputazione, perché esplicitato dal Pubblico Ministero, è quello del legame tra imputato e animali, dato dalla titolarità della posizione di garanzia in capo all'imputato che viene, appunto, indicato quale proprietario "o, comunque, detentore, ossia soggetto che vanta nei confronti dell'animale una posizione di garanzia" (in questo senso, anche se non in modo così esplicito, anche "Condanna per aver cagionato la morte di un animale mediante omissione", su questa Rivista 30.4.2011, che commenta provvedimento sempre del Tribunale di Busto Arsizio).

Per gli animali, già sequestrati ed affidati è stata disposta la confisca.



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