Articoli, saggi, Risarcimento, reintegrazione -  Giovanni Sollazzo - 2013-09-03

DELL'EFFICACIA DELLE SENTENZE PENALI DI ASSOLUZIONE EX 652 C.P.P. - Carol COMAND

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (cass. civ. Sez. III n. 19963/2013) offre lo spunto per alcune rimeditazioni sul valore della sentenza penale nel processo civile.

Nel caso esaminato dai giudici della corte civile, aditi al fine di ottenere il risarcimento dei danni da parte dei parenti di soggetto (conducente non proprietario) coinvolto mortalmente in un sinistro stradale cui seguiva domanda riconvenzionale da parte del proprietario del veicolo, rimasto gravemente lesionato nel medesimo sinistro, (fra le parti anche l'impresa assicuratrice del veicolo), assume peculiare rilievo, per quanto qui d'interesse, quanto variamente dedotto in relazione alla pronuncia penale sul medesimo fatto, successivamente passata in giudicato, introdotta nel procedimento civile quale mezzo di prova.

A seguito di sinistro, il pretore imputava di omicidio colposo il proprietario non conducente previa assolverlo con formula "per non aver commesso il fatto" dopo aver accertato che alla guida del veicolo, al momento dell'incidente, era il suo giovane amico.

I genitori di quest'ultimo non costituitisi nel procedimento penale, agivano in sede civile assumendo, peraltro, che il soggetto alla guida fosse proprio il proprietario del veicolo e fosse  tenuto, con la compagnia assicuratrice, al risarcimento del danno dedotto.

In fase di appello (rigettato) si contestava la possibilità di opporre loro il giudicato penale (una pronuncia assolutoria per non aver commesso il fatto), giusto quanto disposto dall'art. 652 co. 1 c.p.p., oltre a ribadire l'assunto che alla guida non vi fosse stato, al momento del sinistro, il loro congiunto.

In particolare, pare che motivo di doglianza di questi ultimi vertesse sulla asserita impossibilità di motivare un accertamento di colpa (stante la sede eletta) sull'esclusiva analisi di elementi probatori a contrariis, in evidente contraddizione tra loro ed in presenza di indizi di tenore opposto quasi, potrebbe aggiungersi, come se si procedesse alla dimostrazione sulla base di presunzioni   non esistenti in diritto, ignorandone altre (nella specie art. 2054 co.3 c.c.).

Il giudizio sui motivi dedotti conduce, nel caso di specie, alla loro inammissibilità, sul rilievo di un vizio motivazionale mal posto a fronte di quanto emerso, invece, dalle pronunce di merito (in cui i vari elementi di prova raccolti in sede penale erano stati liberamente apprezzati dal giudice).

Anche il proprietario assolto in sede penale voleva fondato uno dei suoi motivi di doglianza sulla ritenuta opponibilità del giudicato penale, agli eredi cui era stata di fatto data la possibilità di costituirsi parte civile. Motivo ritenuto infondato dai giudici di legittimità, quantomeno per ciò che concerne il c.d. giudicato esterno.

Come si è già avuto modo di osservare, una lettura combinata delle varie disposizioni che disciplinano l'azione civile in sede penale, piuttosto che la diversa efficacia delle possibili pronunce in giudizi distinti non pare sempre agevole.

Da un comune seme nascono diritti molteplici: la sollecitazione ad una pubblica riparazione per l"ingiustizia subita, la richiesta di risarcimento dei danni eventualmente patiti, le possibili restituzioni.

L"opportunità di una trattazione unitaria delle presunte violazioni, secondo parte della dottrina, scaturisce sia dalla necessità di evitare un conflitto di giudicati, sia dai diversi rapporti, destinati ad incidere su una diversa modalità di istruzione probatoria.

Storicamente si può ricordare la previsione normativa che alla scelta preliminare di agire in sede civile sarebbe seguita una preclusione all"azione in sede penale per alcuni delitti (ovvero la stessa costituzione di parte civile per altri reati) e l"avviso che l"azione civile intentata in altra sede sarebbe rimasta sospesa sino all"esito del giudizio in sede penale.

In epoca successiva, sostituita l"azione diretta al diritto di querela (nel codice del 1913 sopravviveva il diritto di azione diretta in materia di ingiuria e diffamazione) e stabilita la possibilità del trasferimento dell"azione civile nel giudizio penale sino a quando non fosse stata pronunciata sentenza, l"impossibilità di presentare querela veniva subordinata all"esperita azione civile di danno o ad un"intervenuta rinunzia o transazione sullo stesso. Il codice penale Rocco, infine,  giunge a specificazioni ulteriori.

Dal 1988, la norma deputata alla disciplina dell"esercizio dell"azione civile in sede penale è l"articolo 75 c.p.p. .

In dottrina, si è in proposito osservato come, il comma 2° di tale articolo, discenda da una logica antitetica rispetto a quella sottesa alle norme del codice Rocco e ciò si evincerebbe agevolmente ponendolo in correlazione agli artt. 651 e 652 c.p.p. (così Della Casa – Voena, in I Soggetti, in Compendio di procedura penale, IV ediz., Cedam, 2008, p. 127)1.

Superato  quello che è stato  definito come l'effetto pan-processuale delle sentenze, in riferimento alle norme del codice di procedura del 1930 e la concezione del processo penale ad essa sotteso, l'art. 652 del codice attuale prevede che, la sentenza irrevocabile di assoluzione ,conservi efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo di danno, quanto all'accertamento di specifiche situazioni di fatto (che il fatto non sussiste, che l'imputato non  lo ha commesso, o che sussistano determinate cause di non punibilità) e sempre che il danneggiato sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile, ovvero non abbia esercitato azione in sede civile.

L'efficacia extrapenale attribuita ad un'eventuale pronuncia di assoluzione, in altri termini e come rilevato dalla migliore dottrina, non pare dunque implicare cosa giudicata in relazione ad altri fatti o situazioni, che (ove accertati) potrebbero condurre anche al riconoscimento del diritto alla liquidazione dei danni morali.


1) In ambito civile si è invece evidenziato che, "la concorrenza di due distinti giudizi in sede diversa, con diversità di soggetti" (in quanto non vi sia stata costituzione di parte civile), "con comunione di oggetto", abbia ispirato una eccezionale operatività dell'art. 652 c.p.p. "nei rari casi di effettiva pregiudizialità tra oggetti di processi distinti, in cui l'effetto giuridico del reato è elemento della fattispecie costitutiva di una situazione sostanziale civile" (così GIACOMELLI, art. 295, in Codice di procedura civile commentato, Vicenza, 2007, p. 2320).



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