Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2014-06-24

DELL'IRRETROATTIVITA' DEL SEQUESTRO PREVENTIVO - Carol COMAND

La sentenza della Cassazione, sez. V penale, depositata in data 13 giugno 2014 n. 254901 ha ribadito l'irretroattività del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente disposto ai sensi dell'art. 322 ter c.p., in applicazione dell'art. 1 co. 143 l. 24 dicembre 2007, n. 244.

Nella fattispecie all'esame della corte, l'imputato per reati fiscali di cui al d.lgs 10 marzo 2000, n. 74 e di partecipazione ad associazione a delinquere finalizzata al compimento di reati fiscali e di bancarotta, lamentava un'erronea applicazione delle norme relative al sequestro.

Il ricorrente riteneva che il Tribunale avesse errato nel disporre la misura cautelare in relazione ad alcuni beni da lui acquistati in epoca antecedente all'entrata in vigore del d.lgs n. 244/07 che, solo a far data dal 1 gennaio 2008, estendeva l'applicazione di tale misura ai reati tributari, anche in forma equivalente.

In particolare, l'imputato lamentava un'illegittima applicazione retroattiva della norma de quo su beni non pertinenti al fatto di reato ma la Corte adita, rigettando la domanda, non ha dimostrato dubbi nel dichiarare che il principio di retroattività debba ritenersi riferito al fatto di reato, non assumendo alcuna rilevanza il tempo ed il modo di acquisizione in concreto dei beni destinatari della sanzione2.

La questione risolta dalla Corte con tale semplicità ha d'altra parte riportato alla mente  il fatto che, sin dalla sua entrata in vigore, la norma richiamata e di cui si è fatta applicazione nel caso di specie -l'art. 1 co. 143 d.lgs n. 244/07- era già stata posta al vaglio di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 117 cost., per un'asserita violazione del principio di irretroattività della legge penale3.

In quell'occasione, la paventata confiscabilità, da parte del giudice rimettente, dei beni posti in sequestro per reati commessi antecedentemente al 1 gennaio 2008, è stata smentita dalla Corte adita la quale, premessa l'erroneità del presupposto circa la qualificazione della confisca de quo come misura di sicurezza e non come pena, ha ritenuto che la norma non violasse l'art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in quanto non applicabile retroattivamente.

In tale contesto, la Corte ha infatti affermato che "(...) la mancanza di pericolosità dei beni che sono oggetto della confisca per equivalente, unitamente all'assenza di un "rapporto di pertinenzialità" (inteso come nesso diretto, attuale e strumentale) tra il reato e detti beni, conferiscono all'indicata confisca, una connotazione prevalentemente afflittiva, attribuendole, così, una natura eminentemente sanzionatoria, che impedisce l'applicabilità a tale misura patrimoniale del principio generale dell'art. 200 c.p. secondo cui le misure di sicurezza sono regolate dalla legge in vigore al tempo della sua applicazione, e possono essere, quindi, retroattive".

Il carattere sanzionatorio della disposizione in esame, è stato ribadito anche nella sentenza della  Corte Cosituzionale n. 196/2010, con la quale si è dichiarata la parziale illegittimità dell'art. 186 co 2 lett c) del d.lgs n. 285/1992 e nella quale la soluzione dell'equivoco normativo ha comportato la necessaria eliminazione del riferimento all'art. 240 c.p. dalla norma che contempla il sequestro preventivo e la confisca del veicolo, non appartenente a soggetto terzo estraneo, con il quale è stato commesso il reato.

In tale pronuncia, la Corte, richiamandosi anche ai criteri elaborati dalla Corte di Strasburgo, al fine di stabilire la natura penale o meno di un illecito e della relativa sanzione, analogamente a quanto     già stabilito in relazione alla confisca di cui all'art. 322 bis c.p. disposta ai sensi del menzionato art. 1 co. 143 ha riconosciuto la natura sanzionatoria anche delle misura comminata dall'art. 186 co. 2 C.d.S. .

Un'ulteriore ipotesi di misure aventi carattere repressivo parrebbe, inoltre, rinvenirsi nell'art. 3 della l. 8 agosto 1977, n. 533, relativo, fra l'altro, a reati concernenti le armi e gli esplosivi.

Tutte tali ipotesi di confisca, in accordo con quanto stabilito dalle pronunce costituzionali di cui si è fatto cenno ed in ossequio all'art. 25 Cost., non sono applicabili retroattivamente ed in proposito, - sebbene riferita alla sola confisca a seguito di applicazione dell'art. 1 co. 143 d.lgs n.244/07 -, già nell'ordinanza n. 97/09 si rilevava che a tale conclusione si giunge a seguito di una duplice  considerazione: che l'articolo 25 co. 2 vieta l'applicazione retroattiva delle sanzioni penali, fra le quali, per quanto anticipato, deve annoverarsi la confisca per equivalente e che la giurisprudenza della corte Edu ha ritenuto contrastare con i principi di cui all'art. 7 (nessuna pena senza legge), l'applicazione retroattiva di una confisca di beni, riconducibile ad una confisca per equivalente.

In conclusione, per quanto scontato possa apparire, pare infine che il rilievo attribuito al carattere sanzionatorio del sequestro per equivalente, disposto in relazione ai reati tributari di cui al d.lgs 10 marzo 2000 n. 74, rendendolo assimilabile ad una pena, non comporti alcuna incoerente conseguenza sul piano dell'assoggettabilità alla relativa disciplina sulla successione delle norme nel tempo. (c.c.)

1Nel momento in cui si scrive consultabile presso il sito ufficiale della Corte di Cassazione.

2"Quanto alla data di acquisto dei beni oggetto del provvedimento ablativo, essa è del tutto irrilevante sia perchè trattasi di elemento non contemplato dalla norma, sia perchè il principio di irretroattività in materia penale attiene al momento della condotta e non invece al tempo ed alle modalità di acquisizione dei beni destinatari in concreto della sanzione. Sebbene alla confisca per equivalente (…) debba attribuirsi natura eminentemente sanzionatoria (come tale soggetta all'art. 2 del codice penale) la irretroattività deve intendersi riferita al fatto di reato (per cui non si applica ai reati commessi anteriormente all'entrata in vigore della legge citata (…) e non certo alla data di acquisizione dei beni su cui cade la sanzione".

3"nella parte in cui prevedono la confisca obbligatoria (…) dei bei di cui il reo abbia la disponibilità per un valore corrispondente a quello del profitto, per i reati tributari commessi precedentemente alla loro entrata in vigore" ( Corte Cost. Ord. n. 97/2009).



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