Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2014-02-09

DEMOCRAZIA È PAROLA GRECA – Maria Rosa PANTÉ

Sia onore alla Grecia che ha inventato la democrazia, l'ha esaltata e ha saputo coglierne i mali e criticarla.

Sia ode alla Grecia perché democrazia è parola greca e vuol dire potere al popolo, non un popolo qualsiasi però, un popolo consapevole di se stesso, dei suoi diritti e dei suoi doveri, un popolo educato dal teatro.

Sia lode alla Grecia per averci dato il teatro.

La democrazia greca era limitata, non comprendeva gli stranieri (ma va?) e le donne (uhm!), si basava sulla schiavitù (invece oggi!), ma era cosa affatto diversa dalle monarchie assolute, in cui l'uomo era suddito e non cittadino.

Anche il termine politica viene dalla Grecia, la polis è la città.

Per questo mi pare altamente simbolico che la candidatura più europeista sia quella della lista civica che propone Tsipras come presidente dell'Unione Europea. Tsipras che è stato venerdì 7 febbraio a Roma, è leader della Sinistra greca.

É, a mio avviso, simbolico che il candidato sia un greco, ma è concreto e reale che lui sostenga un'Europa solidale, unita politicamente e fondata sul recupero dei valori che dopo la seconda guerra mondiale fecero dell'Europa un unicum nel mondo per la sua politica sociale, industriale, culturale. Tutte cose che i sacerdoti del dio denaro sta buttando al vento.

Per convicervi che per l'Europa l'unica possibilità futura è ripartire dalla Grecia e per invogliarvi a seguire le vicende della lista che appoggia Tsipras, vi segnalo due brani di Tucidide.

Tucidide è uno storico greco, uno dei più grandi storici in assoluto, scrisse "La guerra del Peloponneso" quella guerra che portò Atene, la sua città, al disastro.

Nel primo brano per bocca del capo del govermo Pericle, Tucidide tesse le lodi della sua città, in quanto culla della democrazia.

Nel secondo brano Tucidide sa vedere il male di quella città e della sua politica, cioè il pericolo dell'imperialismo, della legge del più forte che opprime e distrugge il debole anche se incolpevole. È il famoso dialogo degli Ateniesi e dei Melii.

Dal Discorso di Pericle:

Noi abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia le costituzioni dei vicini, e non solo non imitiamo altri, ma anzi siamo noi stessi di esempio a qualcuno. Quanto al nome, essa è chiamata democrazia, poiché è amministrata non già per il bene di poche persone, bensí di una cerchia piú vasta: di fronte alle leggi, però, tutti, nelle private controversie, godono di uguale trattamento; e secondo la considerazione di cui uno gode, poiché in qualche campo si distingue, non tanto per il suo partito, quanto per il suo merito, viene preferito nelle cariche pubbliche; né, d"altra parte, la povertà, se uno è in grado di fare qualche cosa di utile alla città, gli è di impedimento per l"oscura sua posizione sociale. (…)

Noi amiamo il bello, ma con misura; amiamo la cultura dello spirito, ma senza mollezza. Usiamo la ricchezza piú per l"opportunità che offre all"azione che per sciocco vanto di parola, e non il riconoscere la povertà è vergognoso tra noi, ma piú vergognoso non adoperarsi per fuggirla."

Ma come faccio a scegliere altre parole? Leggetelo tutto.

http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaT/TUCIDIDE_L'ENCOMIO_DI_PERICLE.htm

Come conviene che leggiate tutto il terribile dialogo dei Melii, sempre dal libro di Tucidide.

http://www.isisalighieri.go.it/duca/biblioteca/tucidide_il_dialogo_dei_meli.pdf

Un assaggio: "Poiché voi sapete tanto bene quanto noi che, nei ragionamenti umani, si tiene conto della giustizia quando la necessità incombe con pari forze su ambo le parti; in caso diverso, i più forti esercitano il loro potere e i piú deboli vi si adattano."

Non adattiamoci alla legge del più forte, per approfondire leggete qui: http://www.listatsipras.eu/



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