Changing Society, Libertà costituzionali -  Mottola Maria Rita - 2015-07-05

DEMOCRAZIA, GRECIA, ART. 81 COST.: BATTAGLIA DELLE TERMOPOLI? – Maria Rita MOTTOLA

Torna sullo scudo o sopra di esso.

Il rigore morale e il coraggio dei soldati spartani imponeva loro di non fuggire innanzi al nemico. Oggi ogni persona che crede nella democrazia deve augurarsi che il popolo greco abbia conservato dentro di sé il ricordo di quel coraggio. Oggi si combatte una battaglia alle Termopoli (battaglia persa ma che consentì al popolo greco dopo un solo anno di recuperare la completa autonomia e libertà e che dimostrò a Serse la consapevolezza che i greci, se pur divisi in piccole città-stato, non avrebbero mai barattato la loro libertà) una battaglia contro un impero subdolo perché non dichiarato, che utilizza mezzi economici e di propaganda ideologica, una battaglia per la democrazia. Ma per fare questo occorre una visione dell'Europa che non appare essere quella del governo greco.

Indubbiamente il Governo greco non ha detto la verità agli elettori, non ha spiegato che la Grecia è stata indotta con mezzi fraudolenti a entrare in Europa, che il debito è stato accumulato dai privati verso banche private per lo più tedesche, che esiste un avanzo primario di bilancio attualmente, che le politiche promosse dai precedenti governi e a loro imposte dall'Europa hanno portano alla distruzione sistematica della ricchezza della nazione, che la così detta austerità ha determinato lo sfascio dello stato sociale, della sanità (in Grecia un disoccupato malato terminale non ha diritto alle cure tanto per fare un esempio). Un altro Euro non è possibile, ed è disonesto sostenere tale assurda speranza. Probabilmente il partito Syriza era convinto che la situazione di oppressione determinata dalla Ue e dalle sue politiche esasperate avrebbe costituito quella 'coscienza di classe' necessaria alla rivolta dei lavoratori uniti in tutti i paesi europei. Si è sbagliata come era facile immaginare e come è ora sotto gli occhi di tutti. Perché tale progetto nasceva da una visione ideologica della storia e l'ideologia è predisposta a mentire, a negare l'evidenza, a costruire propaganda pur di raggiungere lo scopo, anche alleandosi con il nemico, annullandone l'antagonismo e 'dipingendolo' a proprio uso e consumo.

L'Europa ha ingaggiato contro il popolo greco ma che presto ingaggerà contro tutti gli altri popoli, nascosta in una verità falsato e raccontata da economisti e giornalisti ideologicamente schierati. Un esempio? Marco Fortis professore di economia durante un'intervista ha candidamente affermato che l'Italia ha pagato 1.500 miliardi di €. di interessi sul suo debito negli ultimi 20 anni senza spiegare perché, a quale fine, se era possibile evitare un simile salasso, anzi, rappresentandolo come un fantastico risultato. (http://www.tempi.it/tsipras-accordo-conviene-italia-non-ha-niente-da-temere#.VZYPW0bQgf4).

In questi giorni ritorna la parola 'democrazia'. Ma sappiamo cosa essa significa, come deve essere salvaguardata? È uno sforzo immane per il semplice cittadino raccapezzarsi nella miriade di opinioni e di fandonie che si ascoltano e si leggono.

Un elemento essenziale alla democrazia è l'equilibrio. Equilibrio che si è attuato, secondo la nostra Costituzione, attraverso la divisione dei poteri e un complesso sistema di controlli e di limitazioni. Equilibrio economico che deve tenere a evitare la lotta tra classi sociali, limitando l'arricchimento del capitale a discapito del lavoro, e ponendo l'interesse pubblico ad argine della proprietà privata. Equilibrio culturale che si ottiene con la libertà di espressione, di religione e di insegnamento, tutte libertà vincolate al rispetto della dignità di ognuno.

Nessuno può affermare che la nostra società sia ora in equilibrio, che siano rispettati questi pilastri fondamentali della vita comune. Gli attacchi sono avvenuti in un crescendo martellante e ossessivo ed ora sono così evidenti che il cittadino medio comincia a non accontentarsi più della propaganda, indaga, si interroga e interroga e ricomincia adagio, ma inesorabilmente, a pensare. Quello che appare evidente che l'equilibrio che è stato infranto per primo è quello economico con l'attuazione di quel mostro giuridico dell'UE e di ogni sua organizzazione collegata e da essa generata.

La rottura è evidente in Grecia ma se si osserva con attenzione il processo è stato attuato anche in Italia e appare, per ora, senza ritorno.

La lacerazione degli equilibri democratici è strettamente connessa: anche se lo scopo ultimo dell'élite che governa il processo è meramente economico è indispensabile al raggiungimento del fine ultimo – l'arricchimento smodato e incontrollato di pochi a discapito dell'intera umanità – allentare sino a sfilacciare la tensione all'equilibrio dei poteri statali e di quelli culturali.

Così si è consentito alla magistratura di uscire dal proprio alveo, ben disegnato dal costituente, offrendo la possibilità a singoli magistrati di esercitare il potere e non l'autorità che viene loro conferita dalla legge allo scopo unico e solo di far rispettare quella legge e non di deformarla e forgiarla secondo l'ideologia dominante. Un esempio per tutti: la legge 40 sulla maternità surrogata, non abrogata dal popolo italiano che non andò a votare facendo mancare il quorum, è stata abrogata dalla magistratura. Il potere giudiziario è esercitato in nome del popolo italiano che è l'unico soggetto ha poter delegare ad altri il proprio potere. Ma il potere giudiziario ha violato questo principio sacrosanto e imprescindibile in uno stato democratico: il potere spetta al popolo.

E allora ci si chiede perché mai il potere giudiziario che con tanta disinvoltura tracima e invade, nulla oppone avverso quel monstrum giuridico, economico, e oserei dire filosofico dell'art. 81 Cost.? perché la Corte Costituzionale pur avendone l'opportunità allorquando decise su materie strettamente connesse al pareggio di bilancio, per esempio sul blocco delle pensioni, non si è neppure posta il problema del significato di una simile assurda stortura? Forse una visione ideologizzata della società e dell'economia portano a perdere coscienza dell'evidenza e della verità.

E' notizia acclamata come conquista dell'umanità la sentenza della Suprema Corte degli Stati Uniti che dichiara incostituzionali le leggi che non ammettono il matrimonio omosessuale. Cosa centra con la democrazia? La straordinarietà della sentenza ha imposto ai quattro giudici dissenzienti (cinque hanno votato favorevolmente) di depositare le loro motivazioni. Tra l'altro vi si legge:

Giudice capo Roberts, a cui si uniscono il giudice Scalia e il giudice Thomas, in dissenso. I ricorrenti offrono argomenti forti fondati sulla politica sociale e su considerazioni di equità. Sostengono che alle coppie dello stesso sesso dovrebbe essere consentito di affermare il proprio amore e impegno attraverso il matrimonio, proprio come alle coppie di sesso opposto. Questa posizione ha un appeal innegabile; negli ultimi sei anni, elettori e legislatori di undici Stati e nel Distretto di Columbia hanno modificato le loro leggi per consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ma questa Corte non è un'assemblea legislativa. Se il same-sex marriage sia una buona idea o meno non dovrebbe essere un problema nostro. In forza della Costituzione, i giudici hanno il potere di dire cosa è la legge, non cosa dovrebbe essere. (...) Il diritto fondamentale di sposarsi non comprende un diritto di far cambiare a uno Stato la sua definizione di matrimonio. E la decisione di uno Stato di conservare il significato del matrimonio che ha perdurato in ogni cultura lungo la storia umana difficilmente può essere definita irrazionale. In breve, la nostra Costituzione non converte in legge alcuna teoria del matrimonio. Il popolo di uno Stato è libero di allargare il matrimonio per ricomprendere le coppie dello stesso sesso o di mantenere la definizione storica. Oggi tuttavia la Corte compie un passo straordinario ordinando a ogni Stato di permettere e riconoscere il same-sex marriage. (...) I sostenitori del same-sex marriage hanno ottenuto notevoli successi nel tentativo di persuadere i loro concittadini – attraverso il processo democratico – ad accogliere la loro visione. Tutto questo finisce oggi. Cinque giuristi hanno chiuso il dibattito e convertito la loro visione del matrimonio in materia di legge costituzionale. La sottrazione di questa disputa al popolo getterà per molti una nube sul same-sex marriage, rendendo un mutamento sociale eccezionale molto più duro da accettare. La decisione della maggioranza è un atto di volontà, non una sentenza legale. Il diritto che proclama non ha basi nella Costituzione o nei precedenti di questa Corte. (...) La Corte invalida le leggi sul matrimonio di più della metà degli Stati e dispone la trasformazione di un istituto sociale che ha costituito la base della società umana per millenni, tanto per i boscimani del Kalahari quanto per i cinesi han, i cartaginesi e gli aztechi. Chi crediamo di essere? Noi giudici possiamo essere tentati di confondere le nostre preferenze con i requisiti della legge. Ma come è stato ricordato a questa Corte lungo la storia, la Costituzione "è fatta per persone di visioni fondamentalmente diverse" (...). Conseguentemente "le corti non si occupano della saggezza e dell'avvedutezza della legislazione" (...). La maggioranza oggi abbandona quella concezione limitata del ruolo giudiziario. Si impossessa di una questione che la Costituzione lascia al popolo, in un frangente in cui il popolo è coinvolto in un vibrante dibattito in materia. E risponde sulla base non dei princìpi neutri della legge costituzionale, ma della sua "comprensione di cosa è e cosa deve diventare la libertà". Non posso che dissentire. Capite bene cosa riguarda questo dissenso: il tema non è se l'istituto del matrimonio, a mio giudizio, debba cambiare per includere il same-sex marriage. Il tema è invece se tale decisione, nella nostra repubblica democratica, debba rimanere nelle mani del popolo che si esprime attraverso i suoi rappresentanti eletti, o passare in quelle di cinque dottori della legge che si ritrovano l'autorità di risolvere dispute legali secondo la legge. La Costituzione non lascia spazio al dubbio su questo. (vedi allegato)

Ecco i giudici dissenzienti chiariscono che per loro non è solo questione di matrimonio ma di democrazia. Si intaccano le fondamenta dello Stato democratico con il falso scopo di allargare diritti individuali e per i quali si sono attuate lunghe e estenuanti campagne di propaganda ideologica.

Una riprova? Vi siete mai chiesti per quale motivo la chiesa Evangelica italiana abbia negli anni appoggiato tutte le iniziative contro i simboli religiosi del cristianesimo dei luoghi pubblici insieme ad ateisti e laicisti? Non avete mai sentito una nota dissonante? Per cortesia non dite che credete alla favoletta del rispetto dell'altro. In ogni stanza del mio studio si trova un crocifisso e, prestando la mia attività a favore di una associazione di volontariato che tutela le famiglie di immigrati e le famiglie miste, è frequentato da molti mussulmani e probabilmente da molti atei – non indago mai ovviamente –. Normalmente ricevo anche l'augurio di buona domenica e di buon Natale che contraccambio di cuore. Ho pensato per molto tempo che si trattasse dell'odio atavico e mai risolto contro il papato. Ma è spiegazione troppo semplicistica. La cultura economica che vogliono imporci è così aderente alla cultura luterana e calvinista, autoflagellante, solidamente ancorata alla ricchezza accumulata che offre sicurezze terrene e al lavoro come mezzo di riscatto dal peccato, autoprivativa del bene più grande e cioè il libero arbitrio - ristretto e limitato com'è dal concetto di predestinazione - così ostile verso i popoli cattolici, da loro dipinti come bigotti e moralisti, ma in realtà, se ci pensiamo bene, festaioli e goderecci, che qualche sospetto può anche assalire.

La democrazia abbisogna di equilibrio: equilibrio tra poteri dello Stato; equilibrio tra le forze economiche e sociali; equilibrio delle libertà e della libertà. Per creare un impero e imporre un regime non democratico occorre far saltare questi equilibri e il gioco è fatto. Lo strumento che è stato utilizzato è quanto mai prosaico, vile e, se ci si pensa bene, solo virtuale: una moneta.

Certamente il popolo greco non deciderà con consapevolezza perché è stato tradito dalla menzogna, innanzi tutto. Ma dobbiamo confidare nella forza della Verità che tutto può, della Verità che squarcia le tenebre all'improvviso.

Qualche giorno fa è apparsa una lettera firmata da centinaia di ricercatori italiani di solidarietà al popolo greco e per sostenere il no. Certamente non si legge che la gabbia economica delle regole, l'Euro e l'ideologia che lo ha ispirato sono i veri responsabili del disastro epocale che ci affligge. Ma la consapevolezza inizia a farsi strada: ciò che mettiamo nero su bianco con queste parole è l'impegno, a titolo individuale e collettivo, a sostenervi e cooperare con voi per la ricostruzione della Grecia e la costruzione di un nuovo modello sociale, economico e politico, che attraversi e coinvolga anche quello snodo cruciale che è il mondo della conoscenza, in cui tutte e tutti noi lavoriamo (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/01/crisi-greca-la-lettera-dei-ricercatori-italiani-per-il-no-al-referendum/1833150/).

Quel voler ricostruire, quella solidarietà fattiva e non a parole ci suggerisce la loro consapevolezza del bene comune, della certezza che l'uomo non è un'isola, che non ci si salva mai da soli.

La Verità comincia a farsi strada. E solo la Verità ci renderà liberi (Giovanni 8:31, 32).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati