Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2014-05-25

DEMOCRAZIA, QUESTIONE DI DEMOS – Maria Rosa PANTÈ

Non so adesso quale sarà il risultato delle elezioni, lunedì molti nodi saranno sciolti.

So però che, quale che sia il risultato finale, in Italia la situazione della democrazia è allarmante.

Non sono giurista, costituzionalista, politica, non parlo in quelle vesti, piuttosto risalgo alle radici della parola democrazia e vi racconto un aneddoto personale, di questi giorni.

Democrazia è parola greca, demos significa popolo, krazia, da kratos significa potere. Dunque potere al popolo. Naturalmente in una città, per esempio Atene, là dove nacque l'idea di democrazia, il popolo era coinvolto più direttamente, ma in uno stato, il popolo può esercitare il potere attraverso i suoi rappresentanti, che esso stesso elegge. Queste persone scelte sono i nostri intermediari, i nostri portavoce.

So che potremmo discutere a lungo sul valore di costoro, sul fatto che in realtà da tempo in Italia nessuno sceglie davvero i suoi rappresentanti, sul fatto che gli ultimi tre governi non sono stati frutto delle elezioni.

Ma il punto che voglio sottolineare è questo: i parlamentari sono i nostri portavoce.

Un portavoce riferisce istanze, domande, idee. Ma se noi non abbiamo nulla da dire oppure se le nostre istanze sono piccole e particolari (particulari direbbe Guicciardini), si mette in evidenza il vero vulnus della democrazia, che sta non tanto nella krazia, quanto nel popolo, nel demos.

Un popolo ignorante non potrà avere una vera democrazia e il responsabile non sarà solo lo Stato che non lo mette in condizione di studiare, sarà esso stesso. Un demos ignorante non può che ringraziare se stesso se è mal governato.

Purtroppo in Italia il demos è ignorante, davvero. Certo lo Stato e la sua promanazione, la subcultura televisiva, hanno tolto alle persone curiosità, conoscenze, hanno semplificato le cose fino a renderle cretine (le cose e le persone); certo a tutti serve un demos ignorante, anche alle mafie, anche agli imprenditori. Di tutti costoro il vero nemico è la scuola, ricordate la Gelmini? Il suo risparmio fu togliere ore ai ragazzi, meglio sulla strada che in un'aula. Ma non continuo, pensare alla Gelmini mi fa male al cuore.

Ma il demos è ignorante soprattutto per sua propria colpa: le ragazze in Nigeria vengono rapite perché studiano, Malala viene ferita gravemente perché vuole andare a scuola e noi abbiamo ragazze e soprattutto ragazzi che a scuola scaldano il banco! Purtroppo è così, studiare è fatica, e se ti dicono che non serve a niente tu, ragazzo, questa fatica non la fai. Pochi sono coloro che hanno indomabile la voglia di conoscere, gli altri la "domano" in breve tempo e soggiornano come buchi neri della conoscenza nelle classi oltretutto sempre pronti a insultare i compagni più studiosi e i professori. I genitori purtroppo sono spesso nella schiera degli analfaberi di ritorno e che possiamo aspettarci da loro?

A scopo esemplificativo eccovi l'aneddoto. Nella scuola dove lavoro ci sono tre biblioteche: una piccola coi classici greco-latini; una più storica con arte storia e filosofia; un'altra con letteratura scienze e le altre materie dello scibile. Poiché un altro Istituto ha fame di aule (e dico fame a ragion veduta infatti è un Alberghiero... avete notato che diverremo un popolo di camerieri e cuochi?) ci chiedono di smantellare una delle biblioteche. I due incaricati dalla provincia (che purtroppo ancora resiste, ma la riforma?) sono venuti nella mia scuola per ottimizzare gli spazi e di fronte alla mia costernazione per tutti i libri che finiranno negli scatoloni mi hanno detto: "Ma nel 2014 si leggono ancora i libri? Non c'è uno scantinato dove metterli?"

Maggio il mese dei libri: biblioteche smantellate, analfabeti di ritorno e crisi economica e sociale dell'Italia. Chi ha un'idea per uscirne? Al limite chi ha scatoloni per i libri?



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