Articoli, saggi, Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 2014-03-02

DEONTOLOGIA GIUDIZIARIA - Luigi FERRAJOLI

La magistratura italiana è ormai da un ventennio al centro del dibattito e dello scontro politico. Il conflitto tra giustizia e politica è nato allorquando i giudici hanno cominciato a indagare sulle diverse forme di malaffare – corruzioni, concussioni, peculati, bancarotte, frodi fiscali, falsi in bilancio, collusioni con la mafia – commesse dai massimi esponenti politici di governo. E si è manifestato in una quotidiana aggressione dei politici indagati e dei loro partiti nei confronti dei magistrati titolari dei relativi processi.

L"argomento privilegiato a sostegno delle aggressioni è stato la politicizzazione di tali magistrati e la conseguente lesione della separazione dei poteri. Quando è vero, invece, esattamente il contrario: i giudici e i pubblici ministeri hanno cessato di fare politica allorquando hanno cominciato ad applicare la legge ugualmente a tutti. Non solo. Gli storici di questo desolante ventennio – segnato dalla corruzione della vita pubblica, dai conflitti di interesse al vertice dello Stato, dalle pretese di onnipotenza delle forze di maggioranza e dalle aggressioni da parte di queste stesse forze alla Costituzione repubblicana, al lavoro e ai diritti sociali – riconosceranno sicuramente il ruolo decisivo svolto dalla giurisdizione nell"arginare lo sviluppo dell"illegalità pubblica e il crollo di credibilità delle nostre istituzioni, e perciò nel salvaguardare la tenuta del nostro stato di diritto e della nostra democrazia.

Tuttavia, nello scontro che inevitabilmente ne è seguito tra poteri politici e magistratura, la difesa incondizionata della giurisdizione ha finito per generare in una parte dell"opinione pubblica ed anche, purtroppo, tra molti giudici, la concezione del potere giudiziario come potere buono e salvifico. E, soprattutto, quella difesa aprioristica ha finito per far trascurare, o peggio avallare prassi giudiziarie illiberali e antigarantiste, in contrasto con quella stessa legalità che esse pretendono di difendere. E rischia, se compiuta da magistrati, di decadere a difesa corporativa, in contrasto con il ruolo di Magistratura Democratica che, non dimentichiamo, nacque sulla rottura del vecchio corporativismo di ceto e sulla critica pubblica dei provvedimenti giudiziari illegittimi. È perciò una riflessione critica e autocritica che oggi si richiede alla magistratura: nei confronti non solo e non tanto di singoli provvedimenti giudiziari, quanto soprattutto di atteggiamenti, culture e subculture antigarantiste, che vanno diffondendosi nel mondo della giustizia ed anche in una parte della sinistra.

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Tratto da Diritto & Questioni Pubbliche

Si rinvia al link qui allegato per il testo integrale

http://www.dirittoequestionipubbliche.org/page/2013_n13/stu_04-Ferrajoli.pdf



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