Articoli, saggi, Animali -  Gasparre Annalisa - 2014-08-23

DESOLANTI CONDIZIONI PER 50 CANI DI UNASSOCIAZIONE… - GIP Varese, 18 agosto 2014 – Annalisa GASPARRE

Il Tribunale di Varese, Ufficio GIP, Dott.ssa Anna Giorgetti, ha disposto il sequestro preventivo di oltre 50 cani detenuti da un'associazione apparentemente dedita alla tutela degli animali, regolarmente iscritta nei registri e beneficiaria del 5 x 1000. Associazione per la tutela degli animali si legge sulla home page del loro sito. Un'altra associazione, invece, segnalava alle autorità che in quella struttura decine di cani erano detenuti in pessime condizioni igienico-sanitarie. Una lista completa di malattie, alcune mortali, riscontrate sui poveri animali: cimurro, filariosi cardiopolmonare, leishmaniosi. Molti dei cani, si legge nel decreto, erano in condizioni di denutrizione e disidratazione. Il Pubblico ministero disponeva una perquisizione attraverso una task force di cui faceva parte un ufficiale di P.G. appartenente al Servizio Interprovinciale Tutela Animale, di un agente di P.G. in servizio presso il Nucleo provinciale Guardie Zoofile Oipa di Varese e di due medici veterinari.

Terribile il riscontro avuto dagli operanti durante l'accesso del luglio scorso: nello spazio di un appartamento disposto su due piani erano detenuti 53 cani di diversa taglia, età, stato di salute. Gli arredi erano completamente imbrattati di urina e là dovevano vivere questi animali in uno stato che, al momento dell'accesso causava esalazioni ammoniacali dense e urticanti che irritavano le mucose e rendevano difficoltosa la respirazione. Il GIP pare colpito da un cane (il n. 45....) che cita a mo' di esempio della situazione di grave degrado. Si tratta di un cane paraplegico con un pannolino inzuppato delle deiezioni e pieno di piaghe dovute alla carenza di igiene e allo stato di costrizione dovuto alla disabilità che lo faceva strisciare a terra.

Condizioni assolutamente incompatibili con una vita dignitosa erano quelle registrate: mancanza di adeguato ricambio d'aria, scarsità di acqua pulita a disposizione degli animali, somministrazione del cibo lasciata alla legge del più forte in danno dei cani più remissivi che soccombevano, cibo comunque insudiciato dal contatto con le deiezioni degli animali stessi. Alcune situazioni cliniche erano talmente gravi che pur dopo la presa in carico da parte del servizio veterinario si doveva procedere ad addormentarli pietosamente.

Un primo sequestro probatorio veniva disposto all'esito della perquisizione, stanti le "disastrose condizioni igieniche in cui gli animali erano custoditi" e all'assoluta inidoneità degli ambienti dove vivevano.

Il caso era evidentemente stato portato a conoscenza delle autorità perché, proprio il giorno precedente la perquisizione, il Sindaco aveva ordinato all'indagato, in quanto proprietario dell'area, di provvedere gradualmente ed entro la fine dell'anno al contenimento a n. 10 cani da detenersi ai soli fini di compagnia, cessando immediatamente qualsiasi attività riconducibile a fini zoofili.  Già in aprile, infatti, il servizio veterinario aveva svolto un sopralluogo che denunciava l'assenza dei requisiti igienico-sanitari della struttura (quali box di ricovero e quarantena, giacigli lavabili e disinfettabili, sistemi di smaltimento dei reflui).

Secondo il GIP i fatti vanno ascritti alla fattispecie delittuosa dell'art. 544 ter c.p. – e non al più lieve art. 727 c.p. ipotizzato dagli operatori – in quanto la condotta descritta dal PM sembra sussumibile nel reato di maltrattamenti, specie laddove si dimostrasse che gli animali abbiano contratto le patologie (evento) a causa (nesso eziologico) delle condizioni in cui venivano custoditi (condotta).

Per il momento gli elementi descritti in atti sono tali da fondare il fumus commissi delicti in quanto le condizioni di costrizione degli animali erano descritte minuziosamente e l'aspetto dei cani era documentato fotograficamente e certificato nelle schede cliniche (aspetto fondamentale per riportare il giudice, GIP o giudice del dibattimento, direttamente sul luogo del delitto e consentire agli intervenuti di ricordare, anche a distanza di anni nei quali si celebra un processo, tutti i particolari). Sussiste altresì il periculum in mora in quanto vi è fondata ragione, secondo il GIP, "di ritenere che la libera disponibilità di quanto in sequestro possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato ovvero agevolare la commissione di altri reati".

Il processo è da fare ma le foto parlano chiaro. Guardo le foto sul sito e non ci credo. Non credo alla sfrontatezza di chi si professa tutore degli animali e ne sfrutta solo l'immagine.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati