Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2014-06-22

DESTINO – Maria Rosa PANTÉ

Delle vicende di cronaca nera che affollano i mass media, nonostante la temibile concorrenza di Renzi pigliatutto e dei mondiali onnicomprensivi (sono stati addirittura alibi per un pluriomicida domestico), di queste terribili vicende mi colpisce soprattutto la casualità.

Mi spiego.

La domanda fondamentale è: perché Cristina e i suoi figli a Motta Visconti? Perché Yara, ancor di più, forse, perché Yara?

Ma non solo, la domanda dalle vittime si estende agli assassini o presunti tali.

E dunque perché proprio, Carlo, il marito di Cristina?

Perché il muratore bergamasco? E di quest'ultimo ancor più terribile il fatto che potrebbe non essere lui l'assassino e così la sua vita e quella della sua famiglia sarebbero segnate per sempre. Proprio loro perché?

È una domanda antica: io guardo le persone e mi chiedo spesso che fine faranno, che sarà il loro destino. Stupisce e insieme consola, la noncuranza, l'incoscienza con cui si vive. Che è poi è l'unico modo per vivere davvero, non stare a pensare che cosa mi riserva il destino.

Yara poteva sapere anche un minuto prima di essere attaccata che proprio quella sarebbe stata la sua ultima sera? La donna uccisa ha chiesto perchè mi fai questo, ma chissà poi se è vero. In ogni caso, poteva immaginare che quella, proprio quella sarebbe stata la fine sua e dei suoi bambini?

L'omicida forse ha più tempo, ma anche lui, appena nato non può immaginare che sarà un assassino.

Il destino mi colpisce persino di più quando si tratta di animali o piante o bambini, cioè gli esseri più innocenti e indifesi. Sono in balia di chiunque. Alcuni, la maggior parte per fortuna, sono mediamente fortunati, altri sono così desolatamente sfortunati da gettarmi nello sconforto: perché loro? La cosa poi non dovrebbe fare stare tranquillo nessuno, il destino cala dove vuole e come vuole, nessuno è al sicuro. Credo che qualche parte nel nostro destino l'abbiamo anche noi, credo che la donna uccisa forse avrebbe potuto avere qualche sentore del fatto che aveva sposato un disturbato, un immaturo e certo un cretino. Ma anche questo non sempre è vero, chissà se Yara ha sottovalutato qualche segno.

Avevano ragione, come spesso accade, gli antichi Greci, quando dicevano che solo al momento della morte uno può dire se la sua vita è stata felice o meno.

Anch'io, nonostante senta sempre questa consapevolezza, non sto a riflettere di continuo sul destino, piuttosto vivo pensando che così come alla fine della vita uno può dire di essere stato felice, anche alla conclusione di un giorno uno può dire: è andata bene. Se poi è particolarmente agguerrito può anche dire con Rossella: Domani è un altro giorno.

Ma non per le vittime, per loro no.



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