Legislazione e Giurisprudenza, Reo, vittima -  Redazione P&D - 2014-02-10

DETENZIONE IILECITA DI SOSTANZE STUPEFACENTI: PRECISAZIONI – Sabrina CAPORALE

"Come è noto, la distinzione tra connivenza non punibile e concorso nel reato va individuata nel fatto che, mentre la prima postula che l'agente mantenga un comportamento meramente passivo, inidoneo ad apportare alcun contributo alla realizzazione del reato, nel concorso di persona punibile è richiesto, invece, un contributo partecipativo - morale o materiale - alla condotta criminosa altrui, caratterizzato, sotto il profilo psicologico, dalla coscienza e volontà di arrecare un contributo concorsuale alla realizzazione dell'evento illecito (Sez. 6, n. 14606 del 18/02/2010, lemma) assicurando all'altro concorrente, anche implicitamente, una collaborazione sulla quale questi può contare (cfr. Sez. 6, n. 49764 del 11/11/2009).

Il concorso ex art. 110 cod. pen. esige infatti un contributo causale in termini, sia pur minimi, di facilitazione della condotta delittuosa, mentre la semplice conoscenza o anche l'adesione morale, l'assistenza inerte e senza iniziative a tale condotta non realizzano la fattispecie concorsuale (Cass. sez. 4, n. 3924 del 05/02/1998; Sez. 6, n. 9930 del 03/06/1994; Sez. 6, n. 11383 del 20/10/1994; Sez. 5, n. 2 del 22/11/1994 - dep. 04/01/1995). Più precisamente, in tema di detenzione illecita di sostanze stupefacenti, la giurisprudenza di questa Corte suprema ha costantemente escluso il concorso ex art. 110 cod. pen. in ipotesi di semplice comportamento negativo di chi assiste passivamente alla perpetrazione del reato e non ne impedisce ed ostacola in vario modo la esecuzione, dato che non sussiste in tal caso un obbligo giuridico di impedire l'evento (cfr. Sez. 6, n. 12725 del 22 dicembre 1994). Ne consegue che il solo comportamento omissivo, di mancata opposizione alla detenzione di droga da parte di "altri" non costituisce segno univoco di partecipazione morale; ferma restando la regola che, ai fini della configurazione del concorso nel reato di cui all'art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309 del 1990, è necessario e sufficiente che taluno partecipi all'altrui attività criminosa con la semplice volontà di adesione, che può manifestarsi in forme di agevolazione della detenzione anche solo assicurando al correo una relativa sicurezza, consistente nella consapevolezza dell'agente di apportare un contributo causale alla condotta altrui, già in atto ovvero nella disponibilità, anche implicitamente manifestata, di addurre, in caso di bisogno e di necessità, comunque una propria attiva collaborazione. (Sez. 4, n. 4243 del 22/04/1997)".

Ma quand"è che la mera "presenza" sul luogo del reato può in concreto configurare l"ipotesi del contributo penalmente rilevante almeno sotto il profilo dello stimolo o anche solo della maggiore sicurezza dell"azione dell"autore materiale?

Ebbene, semplici ragioni di sospetto non suffragate da oggettivi elementi di prova non sono sufficienti ad integrare una simile condotta.

A dirlo, è la Cassazione con la sentenza n. 4055 del 29 gennaio 2014, emessa all"esito di un procedimento pendente in capo a due giovani imputati rispettivamente, l"uno per il reato di acquisto, trasporto e, detenzione illecita di sostanze stupefacenti, e l"altro concorrente col primo nel medesimo reato; nella specie, per aver quest"ultimo accompagnato e finanziato il trasporto delle sostanze stupefacenti, "per aver reso dichiarazioni contraddittorie circa l'iniziativa del viaggio e, comunque, per la mancata indicazione di una sua qualsivoglia plausibile motivazione a giustificazione della sua condotta".

Sul punto la pronuncia della Cassazione.

«Vero è che il contributo causale del concorrente morale può manifestarsi attraverso forme differenziate e atipiche della condotta criminosa (istigazione o determinazione all'esecuzione del delitto, agevolazione alla sua preparazione o consumazione, rafforzamento del proposito criminoso di altro concorrente, mera adesione o autorizzazione o approvazione per rimuovere ogni ostacolo alla realizzazione di esso) ma questo non esime, tuttavia, il giudice di merito dall'obbligo di motivare sulla prova dell'esistenza di una "reale" partecipazione nella fase ideativa o preparatoria del reato e di precisare sotto quale forma essa si sia manifestata, in rapporto di causalità efficiente con le attività poste in essere dagli altri concorrenti (Cass. Sez. Unite, n. 45276 del 30/10/2003).

Nel caso di specie, - afferma la Corte – "le contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni inizialmente rese dall'imputato circa l'iniziativa del viaggio (…)rappresentano al più ragione di sospetto, troppo debole per poterne inferire la prova di un consapevole ed oggettivamente apprezzabile contributo partecipativo nella condotta criminosa altrui".

"Analogamente deve dirsi della circostanza, riferita dal coimputato, secondo cui sarebbe stato questi a finanziare il viaggio. (…) Tanto meno può rappresentare positivo elemento di prova la mera circostanza della mancanza di una "credibile" spiegazione alternativa del viaggio né la scelta processuale del coimputato di avvalersi della facoltà di non rispondere, di per sé ovviamente neutra e non utilizzabile quale argomento di prova tanto meno a sfavore di altro imputato".



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