Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2015-07-21

DIARIO- Mauro BERNARDINI

1 luglio 2015

Dopo tanti impegni (professionali), da qualche giorno mi trovo solo con me stesso, nella mia città; dentro le mura di Bologna, "una nobilissima città di Lombardia", come dice un grande autore del "300, il Boccaccio.

Posso leggere i giornali, soprattutto certi articoli più interessanti, e le pagine culturali.

Quelle del Sole di domenica sono una miniera, fanno pensare e ripensare; insieme alle prese di posizione delle autorità comunitarie sulla crisi (politico-economica) greca.

Si chiede, nel "breviario" di domenica, ripartendo da Natalia Ginzburg, cosa siano le piccole e grandi virtù.

Risponde l"Autrice, cominciando da quest"ultime."Non il risparmio, ma la generosità e l"indifferenza verso il denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l"astuzia, ma la schiettezza e l"amore della verità ; non la diplomazia, ma l"amore del prossimo e l"abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere"

Certo, queste sono le virtù di fondo, sono i momenti alti, spesi bene, della nostra esistenza, talvolta in apparente contrasto con la quotidianità, che tuttavia richiede anche risparmio, prudenza, qualche astuzia e una certa ambizione.

Sono le grandi virtù sempre in contrasto reale, più che con la quotidianità, con la banalità della vita, spesa all"insegna del riflesso meccanico e condizionato.

Non è un caso che nella lingua tedesca – così apparentemente aspra, anche per  i ricordi della guerra, e così lontana dalla vocalizzazione italiana e talvolta anche dalla latinizzazione inglese, ma proprio per questo primigenia e affascinante – non è un caso che  matrimonio (la cerimonia matrimoniale) si dica hochzeit ;  cioè momento alto, tempo di scelta per la "vita", sopra il fluire banale  e meccanico degli istanti di tutti i giorni.

La verità è che siamo carichi di tensione, del resto necessaria, e spesso sentiamo dentro di noi un conflitto tra quotidianità (banale e meccanica) e "momenti alti".

Tante volte ho fatto il tifo per l"impavido D"Annunzio. Del resto lo fecero  molti gruppi e movimenti nazionalisti, ma anche diversi  socialisti, democratici, repubblicani, che, con lui, spinsero l"Italia all"intervento nella Grande Guerra. E pure , subito dopo,  Arturo Toscanini, che lo andò a trovare con la sua orchestra, durante l"impresa fiumana. .

Certo il poeta non fece mai la vita di trincea, la terribile esistenza nel fango "a far la guardia allo stranier", che è rimasta nella nostra memoria collettiva; ma era ugualmente un valoroso e, spesso, seppe scegliere, osò scegliere.

Come quando si addentrò nella baia di Buccari con un MAS, per chilometri e chilometri, rischiando di essere catturato e avvilito dal nemico – che aveva già perseguitato i trentini e impiccato Cesare Battisti, combattente a viso aperto e in divisa italiana, ma trattato come una spia e un traditore, spregiato anche cadavere -; e vi si addentrò con un mezzo ridotto all" essenziale, fatto per gente decisa e coraggiosa.

Dalla sigla MAS l"immaginifico, loquace poeta – che ha coniato tante nuove parole italiane, da velivolo a intellettuale, e ha forgiato a tratti anche la pubblicità commerciale - ha tratto spunto per uno dei suoi motti in latino, tra i più famosi : Memento Audere Semper.

Non rassegnarti alla banalità della vita quotidiana; abbi coraggio, fai le tue scelte, sappi osare.

In realtà, se non ci concentriamo, se non siamo tesi – la tensione è una caratteristica della nostra vita, necessaria e spesso positiva - non solo non riusciamo a compiere le grandi scelte, ma neppure a svolgere tante attività della vita quotidiana, ma non banale; dal fare un conto, o un versamento on line – se ci distraiamo e chiacchieriamo sbaglieremo il risultato – al giocare una partita di tennis , o anche soltanto palleggiare.

Nel tennis , ad es., il colpo "diritto" richiede una sua  preparazione e filosofia; se siamo deconcentrati e pigri non riusciremo neppure a mandare la palla al di là della rete.

Ma anche nel più semplice dei  viaggi in auto, si deve essere attenti e concentrati, tesi – non a guadagnare qualche minuto, ma a raggiungere la meta e a conoscerne la via -.

Spesso, dopo aver percorso un certo tratto su strada ordinaria, magari con curve e in montagna, dove tutta la nostra attenzione è sollecitata – è più facile sbagliare, ma non si sbaglia perché siamo giustamente tesi -; ebbene quando, dopo un po," giungiamo all"autostrada e, rilassati, crediamo di essere quasi arrivati a destinazione, sbuca un semplice, inaspettato bivio, che però non indica esattamente la meta, ma solo la direzione,: Bologna o Firenze, Roma o Napoli, Nord o Sud.

Spiazzati e distratti, quasi blocchiamo la nostra auto e passiamo lunghi istanti per elaborare una risposta, in cui la nota dominante non è più l"euforia, ma l"angoscia; o meglio quella sensazione mista di paura e di angoscia, nota agli psicanalisti, così ben espressa dal tedesco Angst.

Un semplice bivio ci ha messo alla prova; anche se, a ben vedere, non è che la metafora della nostra esistenza, individuale e collettiva.

5 luglio 2015

Non a caso la grande pittura dei secoli classici, vanto e orgoglio della culrura occidentale, sia quando è sacra, sia e forse ancor di più quando è profana – ma nel profano mitologico non c"è poi tutta questa antitesi al sacro – è stata attratta dal racconto di "Ercole al bivio".

Secondo la favola greca, un giovane  è  seduto su una roccia a meditare sulla sua vita futura. La destinerà alla virtù o al piacere? Prediletto dagli dei, messo alla prova, diverrà un uomo coraggioso e valoroso, un eroe ? O invece, bello e prestante, dotato dalla natura, crescerà come un edonista, un godereccio sibarita, un play-boy ?

Come per incanto gli compaiono vicino due donne, una alla sua destra e una alla sua sinistra; la prima è la Virtù, la seconda è la Felicità/Depravazione. Ognuna di loro espone al giovane gli aspetti positivi e attraenti dell"una e dell"altra scelta, cercando insistentemente di convincerlo.

Il mito di Ercole ha avuto grande fortuna, oltre che nell"antichità, nel rinascimento.

A Bologna, in particolare, non c"è palazzo di quell"età che voglia privarsi della statua dell"eroe.

Così, ad es., per gli studenti di Giurisprudenza, soliti frequentare il palazzo Malvezzi (Campeggi), nella classica Via Zamboni, un tempo strada S:Donato – che è tuttora il nome della via fuori porta – oltre il cortile d"onore, ma ben visibile fin dall"ingresso, campeggia una robusta statua del nostro, munito di solida clava (evidentemente aveva già superato il bivio, piegando a destra per la via della Virtù, e la clava gli serviva per diverse delle sue fatiche……….)

Per gli operatori bancari e finanziari, invece, nel grande palazzo Magnani, sede storica del "Credito Romagnolo" e tuttora sede di "Unicredit" - appena precedente quello Malvezzi -, campeggia in fondo una statua d"Ercole, con il suo caratteristico, nodoso attributo; lo possono vedere, a richiesta o in certi giorni di libero accesso, anche i  semplici appassionati d"arte, insieme ai magnifici affreschi dei Carracci, sulle storie di Roma, al piano superiore.

Infine, per i Giudici, gli Avvocati ed i loro clienti, la nuova  sede del Tribunale tiene pure, in bella mostra, un"imponente statua del nostro eroe.

Si tratta  del palazzo Legnani-Pizzardi  che, a lungo, è stato la sede, alquanto trascurata, degli uffici bolognesi delle Ferrovie dello Stato – ricordo, nella mia adolescenza, i grandi riquadri con gli orari ferroviari e mi chiedevo, allora, cosa c"entrassero, vista la notevole distanza con la Stazione, posta ad oltre due chilometri a nord -.

Esso è  posto nel pieno centro della città, con la facciata originaria su Via D"Azeglio – cioè la vecchia Via S.Mamolo, così ancora chiamata nel tratto fuori porta, costituente il cardo della Bononia romana – e il lato porticato, rialzato nell"800, dopo l"unità d"Italia, su progetti degli Architetti Coriolano Monti e Antonio Zannoni, costituente in pratica la nuova facciata, sulla Via Farini, in angolo con la Via D"Azeglio.

Tutta l"attuale Via Farini, per la verità, è un portato, solenne e affascinante, dell"unità d"Italia. E ivi si staglia appunto, ad ospitare oggi le funzioni di giustizia, questo palazzo; un vecchio edificio gentilizio, perfettamente restaurato anche se disfunzionale all"uso, che mostra - oltre a due magnifici centauri, nel primo cortile a lato della lunga, imponente, loggia passante - una statua d"Ercole, posta nella scenografica parete di sfondo al secondo cortile.

9 luglio 2015-

Ma il famoso Ercole è, prima di tutto, un giovane uomo al bivio.

Lo stesso Annibale Carracci, il più valente pittore bolognese della fine del Cinquecento, che prosegue, innovando, l"arte locale e spazia, poi, sulla scena romana e quindi nazionale e internazionale, quando ormai la straordinaria fioritura della pittura toscana è da tempo esaurita, lo rappresenta in una primigenia nudità, assiso su di una roccia, in meditazione e in ascolto.

Il grande dipinto è al Museo nazionale di Capodimonte, a Napoli, e, con l"eroe, vi si stagliano anche le due donne- simbolo, naturalmente con tutti i loro attributi simbolici, anzitutto nell"atteggiamento e nell"abbigliamento.

Una seria e sobria tunica, per quanto arricchita da una stola rossa, la virtù ; un insieme , molto limitato, di veli bianchi, svolazzanti e trasparenti, tali da esaltare, più che coprire, le nudità – tuttavia fatte immaginare da tergo, non esibite, in un "vedo non vedo" non poco erotico ed attraente – la felicità/depravazione.

Povero Ercole, povero eroe! Eppure è così. Per aspera ad astra.

12 luglio 2015

Anche oggi ci si parano dinnanzi altrettanti bivi, con le loro scelte impervie e drammatiche, sia nella sfera, privata e individuale, della nostra esistenza, sia nella sfera pubblica, nazionale e internazionale.

Cosa farà l"Eurogruppo, guidato da Angela Merkel, ma temperato da François Hollande – l"inevitabile asse franco-tedesco! - con la Grecia e il suo Governo?

Con Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis, che abbiamo visto campioni di evoluzioni e di audacia, il primo ben sicuro di sé e risoluto, applaudito a scena aperta dal Parlamento europeo, nel momento stesso in cui gliene diceva di tutti i colori?

Il secondo presente alle trattative con i compassati leader dell"Eurogruppo nelle vesti inconsuete del centauro (motorizzato), quasi uscito, come per magia, dal cortile del palazzo Legnani-Pizzardi a Bologna, con il tocco sbarazzino della bella moglie/compagna Danae, seduta sul sedile posteriore, come in partenza per uno sportivo viaggio?

Prevarrà l"austerità e il rigore, propugnati dalla Germania – la Virtù -, che aborrisce la reiterazione degli aiuti e la finanza facile, esigendo responsabilità e pagamento del debito?

O invece la sfrontatezza della Grecia - la Felicità/Depravazione, indubbiamente effigiata in questi nuovi, giovani e spigliati governanti, e nelle loro compagne- che non intende pagare, o meglio intende pagare con altri aiuti europei, propugnando una finanza creativa, libera da troppi vincoli e, in definitiva, seducente ?

Si avrà, a favore della Grecia, almeno in parte, un taglio del debito, die Schuld , e, con esso, per le numerose dissipazioni, la remissione della colpa, sempre  die Schuld ?

In effetti nella lingua tedesca, pur così ricca, i due concetti coincidono nello stesso vocabolo. Schuld è debito, Schuld è colpa. Nella Schuldbekenntis (Confiteor) che si recita in chiesa si dice "Ich habe versuendigt in Gedanken,Worten und Werke; durch meine Schuld, meine Schuld, meine grosse Schuld" (ho peccato in pensieri, parole ed opere, per mia colpa, per mia colpa, per mia grande colpa).

Certo, in qualunque lingua, uno stesso vocabolo può usarsi in più sensi, anche notevolmente diversi. Sta di fatto, però, che ad ogni dato oggettivo e misurabile, per così dire visibile, si aggiunge, e si contrappone, una fervida immaginazione; ad ogni descrizione e riferimento realistico, corrisponde spesso un suo forte valore simbolico, che ci introduce nel regno dell"invisibile.

Sullo sfondo i ricordi e le suggestioni storiche, remote e recenti.

Tra i primi l"eterno alone della Grecia classica, con la sua arte, la sua mitologia, la sua filosofia, il suo amore per il bello, la sua (singolare) democrazia.

Ma anche l"immortale verso di Virgilio, in bocca al troiano Laocoonte, che tentava di illuminare i suoi concittadini sulle insidie del cavallo di Troia : timeo Danaos et dona ferentes, temo i Greci anche se portan doni.

Come ben sappiamo, l"imperituro, inascoltato motto di prudenza non riuscì a sventare l"inganno del dono avvelenato dall"astuzia di Ulisse, eroe razionale e fatale,  prediletto ed odiato dagli dei. A parte che i Greci, oggi, non portano affatto doni, ma potenti richieste di aiuto, che potrebbero essere il nuovo cavallo di Troia, esiziale  ad un"Europa debole e divisa.

Ma anche i ricordi recenti pesano, anzitutto quelli del conflitto bellico del "40-"45.

Tsipras, a sostegno del taglio del debito a favore della Grecia, ricorda l"analogo taglio, del 60%, di cui ha fruito la Germania ad iniziativa degli alleati in questo dopoguerra e rimprovera ai tedeschi di essersene dimenticati; come pure  di essersi dimenticati di tutte le spoliazioni, anche di materie prime, perpetrate in specifico ai danni della Grecia durante l"occupazione, e di denegarne ingiustamente ogni riparazione oggi.

I tedeschi fanno orecchie di mercante. Forse, consciamente o inconsciamente, pensano a quando, ancor prima, nel 1923, non intesero pagare le riparazioni per i danni della Grande Guerra, da cui uscirono inopinatamente sconfitti, ritenendole ingiuste e gravatorie, quali in effetti erano, e comunque non avendone i mezzi; sicché,  per conseguenza, reparti militari belgi e francesi, vincitori, occuparono il bacino carbo-siderurgico della Ruhr.

Il loro Governo di allora, il Governo socialdemocratico della Repubblica di Weimar, proclamò la serrata delle miniere, che smisero di produrre; ed iniziò la grande inflazione del marco, che in poco tempo raggiunse l"infima quotazione di 4 miliardi per dollaro.

Forse pensano a tutto ciò; che, per loro, si compendia in un aver pagato per altri;  in una Haftung ohne Verschulden, una responsabilità senza colpa.

Oggi non vorrebbero più pagare per nessuno, che lo dicano i dati economici e di bilancio o certe suggestioni storiche, sedimentate nella memoria collettiva.

E diffidano fortemente della Grecia e del suo attuale Governo.



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