Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2015-04-07

DIECI GIORNI NON FANNO UN MATRIMONIO - CASS. ord.6164/2015 - Valeria MAZZOTTA

Separazione

Matrimonio di breve durata: difetta la comunione di vita materiale e spirituale.

Non sorge alcun diritto all'assegno di mantenimento nè può discutersi d'addebito

Meno di cento giorni trascorsi dalla celebrazione del matrimonio, dieci giorni di convivenza coniugale: la brevissima durata del matrimonio è indice della volontà di non instaurare alcun vincolo significativo.

Impossibile quindi discutere d"addebito della separazione e d"assegno di mantenimento poiché con ogni evidenza difetta il presupposto dell"instaurazione di una comunione materiale e spirituale tra i coniugi.

Questa la decisione della Corte d"Appello confermata anche dalla Cassazione, adita dalla moglie sul presupposto che  «la breve durata del matrimonio non poteva precludere il suo diritto all"assegno di mantenimento», soprattutto tenendo presenti la «marcata sperequazione delle rispettive capacità economiche dei coniugi» e l"«elevato tenore di vita goduto» nel corso dell"unione coniugale.
Ma secondo gli Ermellini la sentenza impugnata è corretta poiché poggia sulla constatazione della clamorosa fragilità della comunione spirituale e materiale fra i coniugi, sostanzialmente inesistente alla luce della brevissima durata del matrimonio.

In sostanza, al di là dell"aspetto prettamente formale, di matrimonio vero e proprio non può neppure parlarsi: salata anche la condanna alle spese processuali.

Ma in materia di incidenza della durata del matrimonio sulla determinazione dell"assegno di mantenimento per il coniuge "debole" la giurisprudenza è oscillante.

Sino al 2002, in aderenza con la decisione in commento, si affermava nel caso di matrimonio breve, non essendosi costituita tra i coniugi l'affectio coniugalis, il rapporto non poteva considerarsi seriamente inteso: veniva così negato il riconoscimento all"assegno di mantenimento (ad esempio, Corte di Cassazione  sentenza n. 16663/2002, che respinge il ricorso di una giovane donna, il cui matrimonio era durato sei mesi, precisando che una durata così breve non può dare diritto a una rendita, specie se l'ex moglie è giovane e proviene da una famiglia benestante).

Successivamente, la giurisprudenza individua nella durata del matrimonio un criterio per quantificare l"assegno: si è sostenuto che in tema di separazione personale dei coniugi, alla breve durata del matrimonio non può essere riconosciuta efficacia preclusiva del diritto all'assegno di mantenimento, ove di questo sussistano gli elementi costitutivi, rappresentati dalla non addebitabilità della separazione al coniuge richiedente, dalla non titolarità, da parte del medesimo, di adeguati redditi propri, ossia di redditi che consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, e dalla sussistenza di una disparità economica tra le parti. Dunque alla durata del matrimonio può essere attribuito rilievo ai fini della determinazione della misura dell'assegno di mantenimento (Cassazione civile, sez. I, 16 dicembre 2004, n. 23378; ma anche Cassazione civile 7 dicembre 2007 n. 25618 secondo la quale" La durata del matrimonio ed il contributo apportato da un coniuge alla formazione del patrimonio dell'altro coniuge sono elementi valutabili al fine di stabilire l'importo dell'assegno di mantenimento". In senso analogo, Cassazione civile, 4 febbraio 2009 n. 2721).



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