Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2016-03-09

DIFFAMAZIONE AGGRAVATA A MEZZO FACEBOOK - Cass. Pen. 8328/2016 - F.M. BERNICCHI

Offendere una persona in una bacheca di Facebook è diffamazione aggravata, la Corte di Cassazione chiarisce il contesto normativo del social nerwork.

Non può passare sotto traccia l'ultima, importante, sentenza dela Suprema Corte che sancisce, per l'ennesima volta, la sostanza concreta dell'utilizzo del social network.

L'utente abiutale di Facebook legge abitualmente offese e contumelie sulle bacheche di Facebook dirette a persone famose e non. Deve essere chiaro a tutti, tuttavia, che se con idonea dimostrazione e riferibilità al soggetto, la condotta descritta è reato.

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (sez. V Penale, sentenza 25 agosto 2015 – 1 marzo 2016, n. 8328) relativa al tema della diffamazione aggravata mezzo Facebook.

Il fatto, in breve: il G.U.P. del Tribunale di Palermo condannava alla pena di euro 1.500,00 di multa, con la diminuente del rito abbreviato, per il delitto di cui all'art. 595 cod. pen., commi 1 e 3 cod. pen., Tizio per avere, offeso la reputazione di R.F.,commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana, comunicando con più persone, mediante la pubblicazione sul suo profilo Facebook, di alcune frasi, associandole - in taluni casi - all'immagine del predetto: tra cui: "il parassita è capace anche di questo"... devo andare a pescare, mi serve un verme, quale mi consigliate?"

Proponeva ricorso per cassazione l'imputato a mezzo del suo difensore, affidando il tutto ad un unico motivo, con il quale lamentava, la ricorrenza dei vizi di cui all'art. 606, primo comma, lett. b), c) ed e) c.p.p., per inosservanza o erronea applicazione della legge penale, in relazione agli artt. 595 c.p. e 192, 64 e 63 c.p.p., per difetto di motivazione e manifesta illogicità della stessa.

I giudici di Piazza Cavour considerano, tuttavia, infondato il ricorso e, per ciò che maggiormente ci interessa, stabiliscono, per l'ennesima volta, la sussistenza  del reato di diffamazione aggravata a mezzo Facebook.

Questi i passi fondamentali: "il reato di diffamazione può essere commesso a mezzo di internet (cfr. Sez. 5, 17 novembre 2000, n. 4741; 4 aprile 2008 n. 16262; 16 luglio 2010 n. 35511 e, da ultimo, 28 ottobre 2011 n. 44126), sussistendo, in tal caso, l'ipotesi aggravata di cui al terzo comma della norma incriminatrice (cfr. altresì sui punto, Cass., Sez. 5, n. 44980 del 16/10/2012, Rv. 254044), dovendosi presumere la ricorrenza del requisito della comunicazione con più persone, essendo per sua natura destinato ad essere normalmente visitato in tempi assai ravvicinati da un numero indeterminato di soggetti (Sez. 5, n. 16262 del 04/04/2008). In particolare, anche la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca "facebook" integra un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595, comma terzo, cod. pen., poiché la diffusione di un messaggio con le modalità consentite dall'utilizzo per questo di una bacheca facebook, ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sia perché, per comune esperienza, bacheche di tal natura racchiudono un numero apprezzabile di persone (senza le quali la bacheca facebook non avrebbe senso), sia perché l'utilizzo di facebook integra una delle modalità attraverso le quali gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita, valorizzando in primo luogo il rapporto interpersonale, che, proprio per il mezzo utilizzato, assume il profilo del rapporto interpersonale allargato ad un gruppo indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione (Sez. 1, n. 24431 del 28/04/2015). Pertanto, la condotta di postare un commento sulla bacheca facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione di esso, per la idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone, comunque, apprezzabile per composizione numerica, di guisa che, se offensivo tale commento, la relativa condotta rientra nella tipizzazione codicistica descritta dall'art. 595 c.p.p., comma (Sez. 1, n. 24431 del 28/04/2015).

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.



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