Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-03-17

DIFFAMAZIONE ALL'AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO E DIRITTO DI CRITICA - Cass.Pen. 12209/14 - F.M.BERNICCHI

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (sez. IV Civile, depositata in data 13 marzo 2014, n. 12209) relativa al tema del reato di diffamazione e la sussistenza o meno del diritto di critica.

Il fatto, in breve: il giudice di pace di Recanati ha ritenuto responsabili C.A. e C.S. del reato di cui all'articolo 595 del codice penale perché, in concorso tra loro, scrivendo e divulgando una lettera tra i condomini del villaggio "Sirio" di Porto Recanati, offendevano la reputazione di P.R., nella sua qualifica di amministratore condominiale.

Il Tribunale di Macerata, in funzione di giudice di appello, respingeva l'impugnazione.
Proponevano ricorso per cassazione entrambi gli imputati ponendo l'attenzione su uno specifico motivo: mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, nonché inosservanza od erronea applicazione della legge penale in ordine alla configurabilità della scriminante del diritto di critica di cui all'articolo 51 del codice penale. Infatti, i due, sostenevano che la critica, quale espressione di un giudizio, non possa pretendersi rigorosamente obiettiva e che in ogni caso i fatti emersi erano risultati soltanto lievemente difformi da quanto affermato nella lettera asseritamente diffamatoria. Infine ed in ogni caso, gli imputati non avrebbero realizzato un'aggressione gratuita alla sfera morale della persona offesa, ma solo una censura delle attività poste in essere quale amministratore.

I giudici di Piazza Cavour considerano il ricorso meritevole di accoglimento stante la sussistenza di un vizio motivazionale.

Questo il ragionamento dei giudici di Cassazione: in primo luogo occorre considerare che la veridicità dei fatti costituisce una questione di merito che, ove adeguatamente argomentata, non può essere rimessa in discussione in sede di legittimità.

Tuttavia, la critica, intesa come espressione di un giudizio, non può pretendersi rigorosamente obiettiva e che dunque i limiti del diritto in questione non possono ritenersi superati solo per l'esistenza di affermazioni parzialmente difformi dal vero, anche perchè è doveroso, tra l'altro, valutare altresì la componente soggettiva, sia con riferimento alla difficoltà per gli imputati di reperire tutte le informazioni necessarie, sia per la frequentazione necessariamente saltuaria di un condominio che aveva ad oggetto case di vacanza.

Il tribunale ha ritenuto che il tenore della missiva inviata agli altri condomini apparisse tale da ledere l'onore della persona offesa, dipingendola quale soggetto prevaricatore e incompetente, colluso con soggetti che avevano posto in essere condotte illecite. Ed è forse questo il punto della motivazione che non risulta adeguatamente approfondito.

I giudici di merito infatti devono cercare di trovare il giusto equilibrio tra due diritti costituzionalmente tutelati: quello all'onore della persona offesa e quello alla critica da parte dei condomini. Precedenti importanti e numerosi della Corte di legittimità hanno più volte sancito che "in tema di diffamazione, per la sussistenza dell'esimente dell'esercizio del diritto di critica, è necessario che quanto riferito non trasmodi in gratuiti attacchi alla sfera personale del destinatario e rispetti un nucleo di veridicità, in mancanza del quale la critica sarebbe pura congettura e possibile occasione di dileggio e di mistificazione, fermo restando che l'onere del rispetto della verità è più attenuato rispetto all'esercizio del diritto di cronaca, in quanto la critica esprime un giudizio di valore che, in quanto tale, non può pretendersi rigorosamente obiettivo (Sez. 5, n. 43403/2009).

Nel caso di specie sono state individuate quattro affermazioni che non corrisponderebbero a verità, ma occorre considerare che per due di esse si tratta solo di una differenza quantitativa nell'importo di lavori condominiali (dati non semplici da ottenere), mentre per tutte le circostanze si tratta comunque e sempre di critica nei confronti dell'amministratore eseguita da soggetti che, in qualità di condomini, possono e debbono esercitare il controllo sull'operato dell'organo gestore. La diffamazione viene integrata principalmente quando la critica avviene al di fuori di qualsivoglia funzione di controllo o di denuncia nei confronti della persona offesa e si sostanzia in affermazioni aggressive e gratuite, ingiustificatamente offensive dell'onore della persona.

Se le critiche, pur aspre, sono ricondotte nell'ambito della funzione esplicata, che viene contestata nel suo operato, più profondo deve essere il giudizio di bilanciamento sugli opposti diritti delle parti, il che si traduce in un più pregnante onere di motivazione, che nel caso di specie è stato solo in parte rispettato.
Ne consegue che il ricorso deve essere accolto, con annullamento della sentenza e rinvio ai tribunale di Macerata affinché approfondisca la motivazione in ordine al ritenuto superamento dei limiti del diritto di critica, tenendo conto di quanto sopra osservato.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al tribunale di Macerata per nuovo esame.



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