Legislazione e Giurisprudenza, Onore, decoro, reputazione -  Bernicchi Francesco Maria - 2013-07-03

DIFFAMAZIONE E PROVOCAZIONE: NON PUNIBILE FINCHE' DURA LO STATO D'IRA - Cass.Pen. 28292/13 - F.M.BERNICCHI

Si prende in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione (sez. V Penale, n. 28292 del 28 Giugno 2013), in tema di diffamazione e minacce in seno all'ambiente familiare e applicazione della relativa esimente della provocazione.

Il fatto, in breve: con sentenza del Luglio 2011 il Tribunale di Genova confermava, seguendo il provvedimento del Giudice di Pace competente, sia la condanna di Tizia per i reati di diffamazione e minacce e sia quella del marito Caio per i reati di ingiuria e minaccia, tutti commessi in danno reciproco o in danno dei rispettivi familiari all'interno di numerose liti insorte tra i due coniugi durante il periodo della loro separazione.

Contro tale sentenza di II grado ricorrono entrambi i coniugi.

Caio, in particolare, nel ricorso presentato di fronte alla Suprema Corte, segnala come i giudici di merito non avessero tenuto per nulla conto della reciprocità delle offese e quindi della provocazione subita dallo stesso a seguito della ingiustificata minaccia della moglie che con un sms ebbe a scrivere "non vedrai mai più i figli", secondo quanto stabilito da una (inesistente) pronuncia del giudice civile.

I giudici di Piazza Cavour considerano fondato il ricorso, basandosi su propri precedenti in tema di provocazione.

"Ai fini dei riconoscimento della medesima non è necessario che la reazione venga attuata nello stesso momento in cui sia ricevuta l"offesa, essendo sufficiente che essa abbia luogo finché duri lo stato d"ira suscitato dal fatto provocatorio, a nulla rilevando che sia trascorso del tempo, ove il ritardo nella reazione sia dipeso unicamente dalla natura e dalle esigenze proprie degli strumenti adoperati per ritorcere l"offesa".

Ricordiamo che la provocazione, così come stabilito dall'articolo 599 c.p. è una causa di esclusione della punibilità se chi ha commesso i fatti di cui agli artt. 594 e 595 lo ha fatto " nello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso."

La Corte così, ribadendo un principio più volte espresso, vede nel caso di specie l'applicazione di tale esimente e, pertanto, considera fondato il ricorso.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Genova.



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