Legislazione e Giurisprudenza, Persone con disabilità -  Rossi Stefano - 2014-05-21

DIRITTI DEI DISABILI E DOVERI DELLE SCUOLE PRIVATE: LA SCUOLA COME COMUNITA' O SERVIZIO - Cass. civ., SS.UU. 10821/14 - S. ROSSI

La scuola privata delle suore Marcelline agiva nei confronti del Ministero dell"Istruzione chiedendo il rimborso delle spese sostenute per aver accolto negli anni scolastici 2002/2003 e 2003/2004 due alunni portatori di handicap, ai quali aveva garantito l"insegnante di sostegno, sborsando complessivamente, per i due anni, €. 28.729,22.

In premessa, non senza ironia, si potrebbe commentare che non c"è più religione e che la cristiana carità è ormai andata perduta.

Così l"ha pensata anche la Corte d"Appello che, rilevato come fosse obbligo anche delle scuole private paritarie accogliere un determinato numero di alunni disabili "senza oneri per lo Stato" (ex art. 33 Cost.), ha accolto il ricorso del Ministero opinando per l"insussistenza dei presupposti di fatto e di legge legittimanti il diritto al chiesto rimborso.

Le suore Marcelline hanno quindi pensato bene di ricorrere in Cassazione.

Le suore hanno sostenuto che il rimborso delle spese per garantire l"istruzione di sostegno a due alunni portatori di handicap costituiva servizio posto a carico dello Stato, come si evincerebbe dai principi posti dall"art. 34, 1° co., Cost e 38, 3° e 4° co., Cost.

In premessa la Corte di cassazione ha rilevato come, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità (Cass., nn. 3046/2007, 28501/2005, 14335/2005, 603/2005) i rapporti intercorrenti tra la P.A. e le case di cura, gli Istituti di istruzione e le altre strutture minori, quale quello di che trattasi, andassero qualificati come concessioni di pubblico servizio.

La Corte ha poi ritenuto i mezzi di ricorso proposti dalle consorelle del tutto inammissibili e infondati, in quanto:

"i Giudici di appello, hanno riconosciuto l'obbligo genetico della odierna ricorrente, cioè coevo alla stessa nascita dell'istituzione come "scuola paritaria", di rendere all'utenza scolastica tutti i servizi, ivi inclusi quelli di che trattasi; hanno, altresì, ritenuto essere l'assunzione di tale obbligo, essenziale e determinante agli effetti dell'ottenimento della parificazione, come desumibile dall"art. 33 Cost., - secondo cui "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri dello Stato", nonchè dalla art. 4 L. n. 60 del 2000 e art. 13 L. n. 104/1992, - in base ai quali costituisce, fra l'altro, presupposto indefettibile per il riconoscimento della "parità" delle scuole private, che queste ultime assumano l'impegno a garantire il servizio educativo, ivi comprese le prestazioni previste per i soggetti disabili, a tutti gli studenti per i quali sia stata avanzata richiesta. Hanno coerentemente ritenuto che la ricorrente non potesse vantare alcun diritto ad ottenere il rimborso di spese relativi a servizi, che ha ritenuto di erogare in assoluta autonomia, in assenza di compatibilità finanziaria e di verifica dello Stato, e che, in particolare, aveva assunto obbligo di erogare "senza oneri a carico dello Stato".

"In ogni caso, sarebbero infondati perchè l"onere di sopportare tutte le spese necessarie per i servizi erogati dalle "scuole parificate", ivi incluse quelle per l"attività degli educatori di sostegno, grava sulle scuole stesse, sulla base del richiamato principio desumibile dall"art. 33 della Costituzione e del citato quadro normativo di riferimento, nonchè dei relativi atti e provvedimenti attuativi".

La Corte quindi ha tenuto a scindere il diritto fondamentale delle persone altrimenti abili a fruire del servizio educativo con insegnanti di sostegno dal preteso diritto/interesse in capo alle strutture scolastiche parificate al rimborso, da parte dello Stato, per il servizio autonomamente erogato a soggetti che alle stesse si siano direttamente rivolte.

Emerge da tale sentenza, seppur implicitamente, una diversa lettura del contesto scolastico e della sua funzione di promozione umana e sociale, anche delle persone con disabilità: quella fatta propria dalla Cassazione che descrive la scuola come comunità, come bene comune di cui ciascuno deve farsi carico in termini di reale solidarietà e in virtù del principio di sussidiarietà, onerandosi delle conseguenze anche economiche, di scelte costituzionalmente orientate. E la posizione delle reverendissime suore, che interpretano la scuola come servizio, o peggio come attività commerciale, le cui esternalità negative debbono essere poste a carico dello Stato.

Una piccola parabola, se si vuole, sul senso attuale della carità dei privati "sociali" e sulla forza dei diritti sociali.



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