Articoli, saggi, Successioni, donazioni -  Redazione P&D - 2015-10-07

DIRITTO AL SEPOLCRO - Professional - Elisa ZENNARO

Come si dispone della cappella funebre?

CASO: Tizio e Caio sono eredi legittimi di Tizione il quale, dopo la sua morte, è stato sepolto nella cappella funebre che aveva fondato quando era in vita. Caio vorrebbe vendere la cappella funebre,  Tizio, invece, è intenzionato a rispettare la volontà del padre di essere custodito nella cappella di famiglia. Tizio e Caio, pertanto, si interrogano sulla possibilità di disporre di essa.

DISCIPLINA: Con riferimento alla possibilità di vendere la cappella funebre, l"atto di fondazione della cappella non costituisce atto di acquisto, ma si tratta di una concessione amministrativa rilasciata dal comune a favore del fondatore, al fine di consentire la costruzione della cappella. Per questo motivo, infatti, secondo l"opinione prevalente in dottrina il diritto al sepolcro si configura come diritto di superficie. La cappella funebre, pertanto, è di proprietà del comune e rientra tra i beni del demanio dello stato, in quanto fa parte delle aree cimiteriali. Alla luce di quanto detto la cappella funebre non è alienabile dal fondatore o di suoi eredi perché non sussiste alcun diritto di proprietà. Inoltre il regolamento di polizia mortuaria nazionale sancisce il divieto di alienazione delle cappelle funebri tra privati. Il cambiamento del titolare del diritto sulla cappella, pertanto, potrà avvenire solo previo nuovo rilascio di concessione da parte del comune. Il concessionario, tuttavia, può disporre del diritto di superficie, come ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza 7000/2012 secondo cui "dalla concessione amministrativa del terreno demaniale destinato ad area cimiteriale al fine di edificazione di una tomba deriva, in capo al concessionario, un diritto di natura reale sul bene (il cosiddetto diritto di sepolcro), la cui manifestazione è costituita prima dalla edificazione, poi dalla sepoltura. Tale diritto, che afferisce alla sfera strettamente personale del titolare, è, dal punto di vista privatistico, disponibile da parte di quest'ultimo, che può, pertanto, legittimamente trasferirlo a terzi, ovvero associarli nella fondazione della tomba, senza che ciò rilevi nei rapporti con l'ente concedente, il quale può revocare la concessione soltanto per interesse pubblico, ma non anche contestare le modalità di esercizio del diritto de quo, che restano libere e riservate all'autonomia privata."

COME FARE: In primo luogo, quanto alla natura del diritto al sepolcro, occorrerà verificare se all"atto di fondazione Tizione abbia espressamente stabilito che si tratti di diritto al sepolcro ereditario. Nel silenzio del fondatore si tratterà di diritto al sepolcro familiare. In base alla qualificazione della natura del diritto al sepolcro sarà, poi, possibile stabilire se tale diritto è cedibile o meno. In secondo luogo, indipendentemente dalla natura del diritto al sepolcro, Caio non può vendere la cappella funebre perché non è di sua proprietà, in quanto la cappella  è frutto di una concessione amministrativa e non di un atto di acquisto da parte del fondatore. In ragione di ciò potrà essere rispettata la volontà di Tizione di essere custodito nella cappella di famiglia.

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Il diritto al sepolcro rappresenta un complesso di situazioni giuridiche, corrispondenti a distinti ed autonomi diritti. Tradizionalmente esso si distingue in diritto al sepolcro primario e secondario. Il primo si distingue a sua volta in ius sepulchri, diritto di essere seppelliti e, ius inferendi mortuum in sepulchrum, cioè diritto di seppellire altri in un dato sepolcro. Il secondo consiste nella facoltà di accedere al sepolcro per il compimento di atti di pietas e ad opporsi ad ogni atto che costituisca violazione del medesimo, spettante a chiunque sia congiunto di persone le cui spoglie si trovino in un determinata tomba. Il diritto al sepolcro può, ancora, riferirsi anche al sepolcro in senso stretto  o al diritto sul manufatto e sui materiali che lo compongono, può concretizzarsi nel diritto all"intestazione del sepolcro o al diritto alla scelta del luogo di sepoltura da parte dell"interessato. Un problema che spesso si pone, con riferimento al diritto in commento, è quello della individuazione dei soggetti destinatari .Per orientamento costante della giurisprudenza di legittimità, in difetto di una diversa volontà del fondatore, il sepolcro deve presumersi destinato sibi familiaeque suae, con la conseguenza che il diritto alla sepoltura va ritenuto spettante, iure sanguinis, a tutti i di lui discendenti ed ai rispettivi coniugi. Ciò premesso, costituisce principio di diritto oramai consolidato, quello secondo cui "nella cerchia dei familiari del fondatore, aventi diritto alla sepoltura nella tomba di famiglia, devono farsi rientrare, stante il significato semantico della parola "famiglia", purché non risulti una espressa contraria volontà del fondatore stesso, tutti coloro che - come anche i collaterali - sono a lui legati da vincoli di sangue". (così Cass. 27 gennaio 1986 n. 519 e Cass. sez. II civile ,27 settembre 2012 n.16430)

Il caso proposto pone l"attenzione sul diritto al sepolcro primario. Tale diritto sorge  all"atto di fondazione della cappella funebre e secondo l"opinione prevalente in dottrina si tratta di una sorta di diritto di superficie. Esso si distingue in sepolcro gentilizio o familiare e sepolcro ereditario.

Il diritto al sepolcro gentilizio, come si evince dalle sentenze della Suprema Corte di Cassazione sopra citate, deriva dal vincolo di sangue tra il fondatore del diritto e i suoi discendenti e rispettivi coniugi. In altri termini ciò significa che tale diritto non si trasmette mortis causa, secondo il diritto successorio, ma semplicemente per il legame di sangue, con la conseguenza che non può essere ceduto per atto tra vivi o per testamento, né dal fondatore né dagli eredi. Il diritto al sepolcro familiare o gentilizio si estingue con la morte dell"ultimo avente diritto, il quale sarà l"unico soggetto che potrà disporne liberamente, sia inter vivos che mortis causa, trasformando il diritto al sepolcro familiare in diritto al sepolcro ereditario. Il diritto al sepolcro ereditario, invece, deriva da una manifestazione di volontà del fondatore, all"atto di fondazione della cappella. Esso segue la disciplina della successione ereditaria, pertanto successori del fondatore saranno i suoi eredi secondo le norme dettate in materia di successione legittima o secondo quanto disposto dal titolare del diritto nel suo testamento. In questa ipotesi di diritto al sepolcro ereditario, il fondatore può trasferire il diritto anche a coloro che non sono eredi legittimi, i quali a loro volta, divenuti titolari ne potranno disporre mortis causa o inter vivos.



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