Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-09-08

DIRITTO ALLO STUDIO vs. DIRITTO DEI COMUNI DI DECIDERE – Tar Lombardia 918/14 – Alceste SANTUARI

I giudici amministrativi bresciani (Tar Lombardia Brescia, sez. II, 28 agosto 2014, n. 918) ribadiscono che i comuni hanno la facoltà di decidere la modalità ritenuta più adeguata per assicurare il diritto allo studio delle famiglie.

Il caso di specie riguarda il ricorso di due famiglie, che abitano in una frazione montana, le quali hanno impugnato la delibera del comune di residenza con la quale il consiglio comunale ha deciso di sospendere il servizio di scuola bus in quella frazione (che riguardava 3 utenti), decidendo, in alternativa, di riconoscere alle famiglie medesime un contributo economico pro capite. L"atto impugnato ha stabilito che l"alternativa si è posta in ragione di "gravi questioni di bilancio e antieconomicità".

I ricorrenti hanno ritenuto che la delibera de qua violasse:

1. l"art. 34, comma 2 della Costituzione laddove essa afferma che l"istruzione è obbligatoria e gratuita per almeno 8 anni

2. l"art. 21 comma 3 della L. 42/2009 che individua l"istruzione pubblica come funzione fondamentale dei Comuni;

3. l"art. 14 commi 26 e 27 del D.L. 78/2010 che assegna ai Comuni l"esercizio delle funzioni fondamentali tra cui "organizzazione e gestione dei servizi scolastici";

4. l"art. 3 della L.r. 31/80 che dispone che "I Comuni … organizzano servizi speciali di trasporto scolastico o assicurano l"accesso degli studenti ai servizi ordinari mediante tariffe differenziate o altre agevolazioni, in modo da garantire e razionalizzare la frequenza scolastica in ogni parte del territorio regionale".

Inoltre, i ricorrenti hanno sostenuto che:

• il servizio di trasporto è obbligatorio per assicurare il godimento del diritto allo studio e rendere la scuola accessibile anche a chi abita a distanza;

• la frazione in questione dista 5 km di strada di montagna dalla scuola e non dispone di un servizio di linea;

• il Comune vanta una discrezionalità nella concreta disciplina del servizio ma non può giungere a eliminarlo invocando motivazioni economiche, perché lo garantisce ovunque tranne per la sola frazione di residenza dei ricorrenti (di circa 50 abitanti, per cui non si tratta di case isolate).

In ultima analisi, i ricorrenti hanno sostenuto che il comune non poteva provvedere a sospendere il servizio di scuolabus nella frazione, atteso che si trattava di una funzione che il comune stesso era obbligato ad assolvere, in quanto rientrante nelle proprie responsabilità istituzionali.

I giudici amministrativi lombardi hanno ritenuto che la prospettazione avanzata dai ricorrenti non meritasse condivisione. In particolare, pur riconoscendo che i comuni risultino titolari delle funzioni di assistenza scolastica, il Tar ha riconosciuto che i comuni possano decidere, in autonomia, ai sensi della normativa regionale richiamata, di attivare alternative all"attivazione del servizio di scuolabus, quale la previsione di tariffe differenziate o di altre agevolazioni che assicurino l'accesso degli studenti ai servizi ordinari. Nello specifico, i giudici amministrativi hanno richiamato l"art. 16, l.r. n. 31/80 che statuisce che "I comuni singoli o associati deliberano, entro il mese di luglio, il piano di intervento per la attuazione del diritto allo studio, coordinando con le proprie risorse i finanziamenti regionali e tenendo conto delle indicazioni programmate e prioritarie dei distretti scolastici (comma 1), puntualizzando di seguito (comma 2) che "Ogni comune decide la modalità di realizzazione dei servizi e le modalità di coordinamento".

I giudici amministrativi dunque ritengono legittima l"azione del comune, il quale, accanto alla "istituzione del servizio di scuolabus", intesa quale "tipica modalità idonea a garantire l"effettività del diritto allo studio in assenza di collegamenti con mezzi pubblici" può anche, in ragione del potere discrezionale di cui i comuni sono dotati, decidere un"opzione diversa in presenza di situazioni peculiari. Nel caso di specie, le "situazioni peculiari" sono da identificare nel risparmio di spesa che l"erogazione del contributo economico a favore delle famiglie, in luogo dell"attivazione del servizio di scuolabus, è in grado di assicurare. Tale opzione è ritenuta coerente con il "canone costituzionale di buona amministrazione" e i "suoi precipitati di ragionevolezza e di sostenibilità".

In altri termini, hanno ribadito i giudici amministrativi lombardi che non sembra rinvenirsi nell"ordinamento giuridico "un obbligo generalizzato e specifico" in capo ai comuni "di predisporre il servizio scuolabus, salva la necessità di esplorare modalità alternative che agevolino comunque lo spostamento degli studenti dalla propria abitazione alla struttura scolastica (e viceversa)". Tra le alternative che i comuni possono ricercare può essere ricompresa proprio "la corresponsione di una somma adeguata (a titolo di rimborso spese)".

A ciò so aggiunga che nel caso di specie, il comune aveva già effettuato le opportune verifiche, appurando la possibilità per le famiglie dei minori di accompagnare i figli a scuola e di poterli riprendere al termine delle lezioni. A tal fine, la scuola ha definito orari di accesso e di uscita compatibili con le esigenze lavorative dei genitori, nonché ha adottato adeguate misure di sorveglianza.

Come si evince dal caso in parola, due sono le esigenze che si contrappongono: quella delle famiglie (e dei minori) di poter fruire del diritto allo studio (garantito costituzionalmente) e quella dell"ente locale di attivare le misure di risposta adeguate e coerenti con il quadro economico-finanziario del comune. A ben vedere, si tratta di un tipico caso di garanzia dei Leps (livelli essenziali delle prestazioni sociali), che contemplano due istanze. Da un lato, la necessità che questi siano garantiti ed esigibili dai cittadini; dall"altro, le modalità con cui i Leps vengono (e possono) essere assicurati, nel quadro delle disponibilità economico-finanziarie dei comuni.

Come in altri casi, in quest"occasione, i giudici amministrativi hanno ritenuto che il diritto allo studio, che tuttavia, nel caso di specie è stato assicurato con altra forma di intervento rispetto al tradizionale servizio di scuolabus, possa risultare condizionato in ragione della sostenibilità economica dello stesso.



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