Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-11-22

DIRITTO DI PREVENZIONE E SUCCESSIONE NEL TEMPO DI REGOLAMENTI LOCALI E NORMATIVE - RM

La disciplina della prevenzione di cui all'art. 875 c.c. implica che intanto esiste il diritto di prevenzione, in quanto ciascuno dei due contrapposti interessati possa costruire sul confine ovvero a distanza da esso inferiore alla metà di quella legale o regolamentare e che, corrispondentemente, intanto esiste il diritto del prevenuto di costruire in appoggio o in aderenza, nell'ipotesi di costruzione non a confine (art. 875 e 877 comma 2 c.c.), in quanto al preveniente sia consentito, a sua volta, di optare per il prolungamento della sua costruzione sino al confine. Pertanto, sopravvenuta, dopo il legittimo esercizio del diritto di prevenzione, una nuova disciplina urbanistica (nella specie: piano regolatore generale), che vietando le costruzioni se non ad una data distanza dal confine, impedisca a chi ha costruito per primo di valersi dell'opzione suindicata, non può il prevenuto invocare l'art. 875 cit. per costruire in appoggio o aderenza al muro del vicino, essendo le costruzioni da realizzarsi soggette a tale nuova disciplina e dovendo escludersi la sussistenza di diritti quesiti in base alla situazione verificatasi anteriormente a detta disciplina, anche in relazione all'interpello eventualmente formulato ai sensi del menzionato art. 875, in quanto il diritto a costruire secondo la normativa urbanistica vigente in un determinato tempo resta insensibile alle innovazioni in materia solo per le situazioni già consolidate, ossia per le costruzioni già esistenti (Cass. 9.5.81, n. 3066, GCM, 1981, 5 - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -).

Altra questione generale da affrontare è, dunque, quella che concerne l"incidenza, sull"applicazione del c.d. principio di prevenzione, dell"eventuale successione nel tempo di diversi regolamenti locali - o differenti normative - e ciò specie nel caso che la nuova normativa esautori i diritti del prevenuto:

"Dino Boldrini e Anna Bianchi, in riassunzione di un giudizio per denuncia di nuova opera iniziato innanzi al Pretore di Rimini con atto di citazione notificato il 15.09.1995, convennero innanzi al Tribunale di quella città la Immobiltiberio s.r.l. per sentirla condannare ad arretrare la costruzione realizzata in violazione della distanza di mt. 10 alla parete finestrata del proprio fabbricato, prescritta dall'art. 4.04 del P.R.G. del comune di Rimini, che rinviava all'art. 9 D.M. 2.04.1968 n. 1444. Costituitasi, la convenuta resistette alla domanda, deducendo che, poiché sia le pertinenti disposizioni legislative sia la richiamata norma regolamentare dovevano essere interpretate nel rispetto dei principi di uguaglianza e di reciprocità, una volta rispettato il limite di mt. 5 dal confine stabilito dall'art. 4.03 del P.R.G., non si poteva pretendere anche l'osservanza dell'ulteriore limite di dieci metri tra fabbricati imposto dall'art. 4.04 dello stesso P.R.G, poiché tale norma non poteva avere l'effetto di riconoscere agli attori, il cui fabbricato non era in regola con detta, sopravvenuta disposizione regolamentare, l'ulteriore beneficio di accrescere l'amenità delle loro proprietà a discapito di quella del confinante, mediante costituzione non onerosa di una servitus non aedificandi. Il Tribunale, in accoglimento della domanda, condannò la convenuta a demolire quanto edificato a distanza inferiore a quella di mt. 10 dal fabbricato degli attori. Il gravame proposto dalla soccombente soc. Immobiltiberio fu rigettato dalla Corte d'appello di Bologna, la quale, con la sentenza (n. 490-00) ora impugnata, osservò, per quel che ancora interessa, che alla successiva costruzione andava applicata la distanza di mt. 10 tra fabbricati, prevista dall'art. 4.03 del sopravvenuto P.R.G. di Rimini (in riferimento all'art. 9 D.M. 2.4.1968 n. 1444) e che la domanda di liquidazione del danno per equivalente (in luogo della reintegrazione in forma specifica, mediante arretramento della costruzione) era nuova, perciò inammissibile. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la soc. Immobiltiberio in base a tre motivi, il primo dei quali, relativo a difetto di giurisdizione del giudice ordinario, è stato rigettato dalle Sezioni Unite (con sentenza n. 9555-02) che hanno rimesso gli atti a questa sezione per l'esame degli altri due motivi. Dino Boldrini e Anna Bianchi hanno resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie" Cass. 1.8.03, n. 11744, GC, 2004, I, 2099.

In tal evenienza, peraltro, la giurisprudenza prevede che, attesa la successione di normative nel tempo, anche se la sopravvenienza della nuova disciplina di uno strumento urbanistico determini una situazione svantaggiosa per il secondo costruttore, questi dovrà sempre rispettare nella sua interezza la norma in vigore, la quale non potrà - per suo conto - invece incidere in alcun modo sulla vantaggiosa posizione già acquisita dal vicino in base alla disciplina antecedente:

"a seguito della suddetta decisione delle Sezioni Unite, il ricorso deve essere esaminato con riguardo ai motivi secondo e terzo. Col secondo motivo, la ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 42 Cost., 834; 873 e 1460 c.c., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione (in relazione all'art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.), censura la sentenza impugnata per aver affermato il diritto del proprietario confinante - che abbia costruito anteriormente e in difformità delle prescrizioni sopravvenute del P.R.G. - a pretendere che il proprietario dei fondo finitimo - che costruisca, a sua volta, sotto il vigore delle sopravvenute norme regolamentari - sia onerato del rispetto di una distanza non solo pari a quella per legge posta a suo carico, ma che sia anche specularmente comprensiva della minor distanza dal confine alla quale sia stato costruito il primo edificio. In tal modo, sostiene la ricorrente, allorché le costruzioni siano edificate nella vigenza di distinte normative regolamentari, per effetto del principio della prevenzione, il proprietario che abbia costruito per primo cumula il diritto a non conformare la propria costruzione allo strumento urbanistico sopravvenuto e, ulteriormente, acquisisce il diritto a "scaricare" sul vicino la propria quota di distanza non rispettata in relazione alla sopravvenuta disciplina, mediante imposizione di una servitù non aedificandi. Ciò, sostiene la ricorrente, sarebbe in contrasto sia con il principio civilistico (art. 875 c.c.) della reciprocità, secondo il quale al rispetto delle distanze tra costruzioni nella dimensione fissata dalla legge devono concorrere in pari misura ambo i proprietari confinanti, sia- con il principio costituzionale (art. 3 Cost.) di uguaglianza, che esclude una disparità di trattamento, sia con il principio (art. 42 Cost.) di tutela della proprietà, la quale non può essere oggetto di espropriazione, limiti o vincoli, se non è rispettato il duplice requisito della previsione legislativa e del riconoscimento di un indennizzo. Il motivo è infondato sotto tutti i profili. Va innanzitutto escluso il dedotto vizio di motivazione, che ricorre allorché vi sia una obiettiva carenza nella indicazione del criterio logico che ha condotto il giudice del merito alla formulazione del proprio convincimento, laddove l'impugnata sentenza ha esposto chiaramente ed ampiamente la ratio decidendi. Va poi osservato che non sussiste alcuna violazione o falsa applicazione degli invocati disposti normativi. In materia di distanze tra le costruzioni, il codice civile si è lasciato guidare da un obiettivo di fondo, quello di impedire che tra due edifici si potessero creare le cd. intercapedini dannose (ai fini dell'igiene, salubrità, decoro, sicurezza, etc., tanto da consentire anche una più rigorosa valutazione in sede locale). A tal fine il codice civile ha congegnato un sistema di distanze mediante il quale questo effetto dannoso sia sempre evitato; e non v'è dubbio che nel fare ciò ha avuto cura di preservare la parità di trattamento tra proprietari vicini, sì che ciascuno debba sopportare l'identico sacrificio imposto all'altro. Senonché tale duplice intento (evitare intercapedini dannose e parità di trattamento) va armonizzato non solo con il principio, largamente condiviso, che la disciplina proprietaria deve essere organizzata mediante il modulo della pianificazione territoriale, che prevede una serie di procedimenti i quali sfociano in atti conformativi della proprietà dei singoli beni (e, del resto, la lettera del codice civile, all'art. 869, evoca esattamente questo modello), ma anche con il principio della successione di norme regolamentari nel tempo. Già sotto il primo profilo, il principio di reciprocità ovvero di parità di trattamento è fortemente messo in dubbio con riferimento alla dicotomia pubblico-privato, che spezza le correlazioni che hanno come epicentro la conformazione della proprietà dei singoli beni in rapporti di diritto pubblico che intercorrano tra il singolo privato e la pubblica amministrazione, ed in rapporti di diritto privato che intercorrono tra vicini. Ed in effetti questa contrapposizione fondamentale ne genera altre, come quella tra disciplina delle costruzioni integrativa e non integrativa delle norme del codice civile, tra regole derogabili ed inderogabili, etc., in cui ogni volta si avverte lo stridore tra le conseguenze operative che si vogliono trarre dalla scansione dicotomica tra pubblico e privato e la nozione di proprietà conformata. Sotto il secondo profilo è da ricordare che il criterio della prevenzione, e, più in generale, l'intero meccanismo codicistico che è quello di mantenere un pressoché perfetto equilibrio tra le due parti, non può trovare applicazione ove il regolamento edilizio locale imponga distanze assolute tra edifici, non consentendo di costruire in aderenza, facendo venir meno la simmetria tra la posizione del Primo e secondo edificante, in virtù di una diversa regolamentazione successiva nel tempo. A tal fine è bene sottolineare che la disciplina urbanistica non solo persegue finalità che trascendono di gran lunga le considerazioni di evitare le cd. intercapedini dannose, che hanno condotto ad adottare il meccanismo previsto dal codice civile (imperniato sul principio della prevenzione e della reciprocità), ma può anche ripartire selettivamente sul territorio il perseguimento di obiettivi diversificati (come quello di uno sviluppo edilizio diradato in cui siano previste distanze minime assolute tra edifici, sia al fine di proteggere interessi collettivi, sia al fine di tutelare la qualità della vita degli abitanti, anche sotto il profilo dalla privacy, dell'isolamento dai rumori, etc.). Ciò premesso e richiamato quanto affermato dalle Sezioni Unite nella pronuncia sopra menzionata (n. 9555-02), che cioè entrambe le norme, quella posta dal punto 03 dell'art. 4 del P.R.G. di Rimini, che fissa un distacco minimo (mt. 5) delle costruzioni dal confine, e quella posta dal punto 04 dello stesso articolo, che prescrive una distanza minima (mt. 10) tra le costruzioni, sono integrative delle norme codicistiche in tema di distanze, osserva il Collegio che se è vero che la norma regolamentare, che stabilisce la distanza delle costruzioni dal confine postula, in generale, una condizione di reciprocità e di parità tra i proprietari di terreni confinanti, in modo da evitare che l'onere del distacco gravi soltanto su di un fondo, è bensì altrettanto vero che tale condizione, tuttavia, può attenuarsi ed operare diversamente qualora, come nel caso specifico, uno dei proprietari abbia, alla data di entrata in vigore della nuova normativa, già costruito con distacco dal confine inferiore a quello prescritto dalle norme sopravvenute, ma non minore della metà della distanza legale stabilita dalle norme allora vigenti. In tal caso, il proprietario finitimo, che voglia a sua volta costruire, deve arretrarsi oltre quel limite, in maniera da rispettare la distanza che tra fabbricati stabiliscono le nuove norme: ciò deriva e dalle inefficacia retroattiva della nuova norma e dal principio di prevenzione (art. 873 c.c.). La questione, infatti, è stata già decisa da questa Corte, nel senso che l'invocato principio di reciprocità o parità di trattamento non può trovare applicazione nell'ipotesi, come quella concreta, in cui la seconda costruzione sia completata sotto il vigore di una norma edilizia diversa da quella efficace all'epoca della prima edificazione. Infatti in questo caso all'operatività del principio di reciprocità osta l'entrata in vigore della nuova norma del regolamento o del piano regolatore; ed è il principio della successione delle leggi che deve trovare applicazione e non quello di reciprocità perché questo presuppone l'esecuzione di entrambe le costruzioni sotto il vigore di una medesima norma. Quindi, anche se la sopravvenienza di una nuova disciplina di uno strumento urbanistico determini, come nella specie, una situazione svantaggiosa per il secondo costruttore, questi dovrà sempre rispettare nella sua interezza la norma in vigore la quale non potrà, invece, incidere in alcun modo sulla posizione vantaggiosa definitivamente già acquisita dal vicino in base alla disciplina anteriore (Cass. 2.2.1498, n. 986; 16.4. 1966, n. 452). Tale indirizzo deve essere ribadito, non essendo state prospettate ragioni prima non valutate, che possano indurre a discostarsene. Ed è evidente sia l'incoerenza della tesi di una servitù che verrebbe a costituirsi a carico del fondo del ricorrente, sia l'assenza di qualsiasi profilo di illegittimità costituzionale della norma edilizia dalla cui osservanza derivi il pregiudizio per il secondo costruttore, essendo la disparità di trattamento dovuta al diverso momento di utilizzazione edificatoria dei terreni. Col terzo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 345 e 112 c.p.c., in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c., la ricorrente censura l'impugnata sentenza laddove ha ritenuto nuova e, pertanto, inammissibile la richiesta, ex art. 2058, 2 comma, c.c., di condanna per equivalente in luogo di quella in forma specifica. Assume la ricorrente che tale richiesta non doveva essere inquadrata nell'ambito delle domande o eccezioni in senso proprio, ma doveva essere collocata nell'alveo delle attività difensive a carattere sollecitatorio di poteri officiosi del giudice, non soggetta ad alcun termine decadenziale. Il motivo è infondato, per la dirimente considerazione che, come affermato da questa Corte, l'art. 2058, comma 2, c.c., che prevede la possibilità di ordinare il risarcimento del danno per equivalente anziché la reintegrazione in forma specifica, in caso di eccessiva onerosità di quest'ultima, non trova applicazione nelle azioni intese a far valere un diritto reale, la cui tutela esige la rimozione del fatto lesivo (Cass. 26.5. 1999, n. 5113; 4.11.1993 n. 10932), come quella diretta ad ottenere la riduzione in pristina per violazione delle norme sulle distanze, atteso il carattere assoluto del diritto leso (Cass. 25.6.1991, n. 7124)" Cass. 1.8.03, n. 11744, GC, 2004, I, 2099.

Ulteriormente, ribadendo lo stesso principio:

"in caso di sopraelevazione, il criterio della prevenzione non esclude che il preveniente al pari del prevenuto, sia obbligato al rispetto della sopravvenuta disciplina regolamentare integrativa di quella dettata dal c.c. e debba pertanto effettuare la sopraelevazione del proprio fabbricato rispettando la diversa distanza legale stabilita da tale disciplina con la conseguenza che ove lo strumento urbanistico locale, successivamente intervenuto, abbia sancito l'obbligo inderogabile di osservare una determinata distanza dal confine, è da escludere il diritto a sopraelevare in allineamento con l'originaria costruzione ed è del tutto irrilevante che i preesistenti edifici siano stati realizzati in aderenza, dovendosi osservare la prescritta distanza dal confine sancita dalla nuova normativa regolamentare in via inderogabile e senza alcuna eccezione in proposito" Cass. 8.1.01, n. 200, GCM, 2001, 49; GI, 2001, 1608.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati