Legislazione e Giurisprudenza, Filiazione, potestà, tutela -  Cardani Valentina - 2014-10-04

DISABILE NON SIGNIFICA INCAPACE D'AGIRE: E LA DOMANDA DI AFFIDAMENTO VA RIGETTATA- Trib. Torino, 28/04/14 – V. CARDANI

Se è vero che al figlio portatore di handicap si applicano "integralmente" le norme relative al mantenimento dei figli minori (e così all'art. 337Septies c.c.), è altrettanto vero che tale estensione riguarda unicamente gli aspetti patrimoniali del rapporto genitoriale.

La disabilità, infatti, non è ostacolo all'acquisizione della capacità di discernimento e, dunque, della capacità di agire: non può pertanto trovare accoglimento qualsivoglia richiesta formulata dai genitori di affidamento del figlio disabile né, tantomeno, di regolamentazione del diritto di visita.

Tale è il principio ribadito dalla pronuncia in commento dal Tribunale di Torino, secondo un orientamento già fatto proprio anche dalla Suprema Corte (Cass. Civ. n. 12977/12).

Ebbene, nel caso di specie, nell'ambito di un procedimento volto alla dichiarazione della cessazione degli effetti civili del matrimonio, i genitori chiedevano al Collegio di pronunciarsi circa l'affidamento della figlia disabile, ormai maggiorenne.

Il Giudice torinese ha disatteso la domanda formulata, rilevando come non possa trovare accoglimento nel nostro ordinamento la totale equiparazione del soggetto disabile con il soggetto minore di età. Nonostante, infatti, dal punto di vista dei provvedimenti economici il nostro Codice Civile assimila il portatore di handicap al minore, lo stesso non può dirsi con riferimento ai provvedimenti in materia di potestà – rectius, responsabilità – genitoriale.

Ciò in quanto disabile non significa incapace d'agire. Un'eventuale ridotta capacità di discernimento potrà essere accertata dal Giudice tutelare nelle apposite sedi; sarà dunque detto Giudice a determinare se il soggetto necessiti assistenza ed in che misura nonché gli strumenti da adottarsi per far fronte alle esigenze del disabile (ad esempio l'amministrazione di sostegno): certo è che non si può estendere tout court la responsabilità genitoriale oltre il diciottesimo anno di età.



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