Legislazione e Giurisprudenza, Espropriazioni per pubblica utilità -  Span√≤ Giuseppe - 2014-02-20

DISCREZIONALITÀ AMMINISTRATIVA, URBANISTICA ED ESPROPRIAZIONE PER P.U. - Cons. St. 493/2014 - Giuseppe SPANÒ

La recente sentenza del Consiglio di Stato è significativa in quanto si sofferma lungamente sulle problematiche tra discrezionalità amministrativa ed espropriazione.
Nella fattispecie sottoposta all'attenzione dei giudici di Palazzo Spada il ricorrente aveva proposto impugnazione alla sentenza del  T.A.R. dell"Emilia-Romagna - sezione staccata di Parma- prospettando i vizi di violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili sintomatici imputando all"Amministrazione di avere ricompreso nell"iter espropriativo e nella variante urbanistica anche una porzione di terreno estranea al progetto preliminare (e per di più destinata ad un utilizzo solo futuro e del tutto ipotetico) di avere valutato sussistente la pubblica utilità di un"opera in realtà inidonea a procurare un effettivo beneficio alla comunità locale, di avere avviato la procedura ablatoria senza provvedere alla copertura della spesa per l"indennità di espropriazione – stante anche l"omessa inclusione dell"intervento nel programma triennale dei lavori pubblici –, di avere approvato il progetto preliminare nonostante la perdurante carenza di conformità urbanistica dell"opera – essendo a tale scopo insufficiente la mera adozione della variante al POC –, di avere indetto una gara per l"individuazione del partner privato affidatario della realizzazione dell"opera pubblica malgrado l"omessa previa definizione della procedura espropriativa (dovuta alla carenza di copertura finanziaria), di non avere considerato che, in presenza della proprietà privata dell"area, il compimento dell"opera avrebbe potuto essere legittimamente assegnato solo al proprietario stesso, di non avere quanto meno atteso la conclusione della gara (e così acquisito l"effettiva disponibilità della somma necessaria all"espropriazione) prima di promuovere la procedura ablatoria.
Aveva pertanto chiesto l"annullamento degli atti di approvazione del progetto preliminare dell"opera, di adozione e (sopraggiunta) approvazione della variante al POC, di indizione della gara per la scelta del partner privato, di diniego del permesso di costruire da esso stesso richiesto per un intervento edilizio sulla sua area ed aveva articolato anche la richiesta di risarcimento del danno.
Il Consiglio di Stato ha analiticamente e singolarmente preso in esame le dedotte censure e le ha respinte con articolate motivazioni che possono essere integralmente lette nel testo della sentenza.



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