Articoli, saggi, Responsabilità penale -  Gasparre Annalisa - 2013-07-03

DISCREZIONALITA TECNICA, NON ARBITRIO. ANCORA SULLOMISSIONE ATTI DUFFICIO IN AMBITO MEDICO – Cass. pen. 19759/2013 – Annalisa GASPARRE

La sentenza annotata mette in evidenza la natura plurioffensiva del reato di omissione di atti d'ufficio, in quanto beni protetti sono sia l'interesse al buon andamento e alla trasparenza della Pubblica Amministrazione sia l'interesse del danneggiato dall'omissione, dal ritardo o dal rifiuto dell'atto amministrativo dovuto. Per tale motivo è legittima l'attribuzione al soggetto privato della qualifica di persona offesa dal reato.

La sentenza richiama l'attenzione anche sulla differenza tra discrezionalità tecnica e arbitrio, importante specie nelle condotte che possono concretizzarsi in ambito sanitario.

Nel caso sottoposto al vaglio della corte di legittimità, un'infermiera professionale addetta al centralino del 118 e il medico coordinatore preposto al servizio erano stati citati in giudizio per indebito rifiuto di atti d'ufficio per ragioni di sanità che dovevano essere compiuti senza ritardo. All'infermiera si contestava di avere omesso intenzionalmente di inserire nel sistema informatico le indicazioni fornite al telefono dagli amici di una ragazza malata, indicazioni relative ai sintomi palesati, così impedendo al computer di formulare una diagnosi e di elaborare il codice di intervento, la tipologia e il mezzo di soccorso corrispondente.

Il medico veniva accusato di avere omesso di controllare e esigere che l'infermiera effettuasse il c.d. triage per la formulazione della diagnosi e di avere rifiutato di inviare un'autoambulanza.

Poiché la malata decedeva, si era ipotizzato anche il reato di omicidio colposo, accusa rispetto alla quale veniva chiesta l'archiviazione per l'assenza di rilevanza causale o concausale nel determinismo dell'evento morte, a causa della repentinità con cui la malattia si era evoluta, ascrivibile nosograficamente nell'ambito delle c.d. morti improvvise.

Il venir meno dell'accusa di omicidio non vanificava però il fondamento dell'accusa di omissione di atti d'ufficio, atteso che era previsto un preciso protocollo di rito. Ad evidenziarlo è il Procuratore Generale che ricorreva in Cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello territoriale. Secondo il ricorrente, infatti, il decorso della malattia e l'esito dei sintomi riferiti al centralino non esoneravano l'avvio di procedure stabilite per tutelare la salute degli utenti. In altre parole: il decorso della patologia è assolutamente irrilevante in tema di atti d'ufficio così come irrilevante è aver escluso un nesso eziologico tra l'evento mortale e l'atto doveroso omesso. Sotto quest'ultimo profilo, la Cassazione – accogliendo l'argomentazione del Procuratore Generale – evidenzia che la sentenza d'appello aveva erroneamente sovrapposto due piani differenti, l'uno relativo all'omissione di un atto dovuto e urgente, l'altro in tema di nesso causale tra condotta omissiva accertata e morte.

Quello del Triage (compilazione di una scheda informatica redatta contestualmente all'intervista telefonica del chiamante in ordine ai sintomi in lui stesso od in altro soggetto insorti) è un atto amministrativo dovuto, grazie al quale è possibile individuare la necessità, il tipo ed i tempi del soccorso richiesto. In quanto dovuto, si tratta di un atto sottratto a valutazioni di discrezionalità tecnica.

L'omissione addebitata era dunque indebita in quanto risultava che l'agente era sottratta a una valutazione dell'urgenza dell'atto d'ufficio richiesto, non avendo alcuna signoria di effettuare valutazioni discrezionali. Nel caso in esame, il rifiuto non era sorretto da un minimo di ragionevolezza, di talché si risolveva in mero arbitrio, perciò non giustificabile, e anzi confluente nel connotare come "indebito" l'omissione.

Sul delitto ex art. 328 c.p. possono essere letti su questa Rivista Cass. pen. 12376/2013 SERVIZIO DI REPERIBILITA': QUANDO C'E' RIFIUTO DI ATTI D'UFFICIO (25 marzo 2013); Cass. pen. 39745/2012 SANITA' E RIFIUTO DI ATTI D'UFFICIO (3 novembre 2012); Cass. pen. 17936/2013 MEDICO RIFIUTA ATTI D'UFFICIO (11 maggio 2013).



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