Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-10-26

DISTANZE: ANCORA SULLA DIVERSA RATIO DELLE NORMATIVE RIGUARDANTI VEDUTE E FABBRICATI - Riccardo MAZZON

normativa sulle distanze da osservare nell"apertura delle vedute e disposizioni sulle distanze tra fabbricati

ulteriori correlazioni

la ratio della normativa sulle distanze da osservare nella costruzione in fondi adiacenti a fabbricati con vedute: differenze con la ratio sottesa alle normative sulle distanze tra fabbricati

Quanto alla ratio della normativa sulle distanze da osservare nell"apertura delle vedute, già s'è riferito, in questa rivista, circa le differenze con la ratio sottesa alle normative sulle distanze tra fabbricati: in particolare, è stato detto proprio del confronto tra la ratio sottesa all"apertura delle vedute e quella, certo diversa, che sorregge la normativa sulle distanze tra costruzioni tout court (ma vedi, amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto):

Orbene, sservazioni analoghe a quelle effettuate nel paragrafo precedente sostengono la differenza tra le ratio dell"articolo 907 e 873 del codice civile:

"il divieto di costruire a distanza inferiore a tre metri da una preesistente veduta, stabilito dall'art. 907 c.c., a salvaguardia di tale diritto e non al fine di evitare intercapedini nocive, riguarda anche i muri di cinta, i quali - secondo la espressa previsione di cui all'art. 878 comma 1 c.c. - sono esentati soltanto dal computo della distanza indicata nell'art. 873 c.c. e non anche dall'osservanza delle distanze stabilite a tutela delle vedute, siano quest'ultime esercitate iure proprietatis o iure servitutis" (Cass. 25.1.83, n. 699, GCM, 1983, fasc. 1).

E ulteriori considerazioni sono state effettuate, in giurisprudenza, a proposito della diversa ratio sottesa, rispettivamente, all"articolo 905 e all"articolo 873 del codice civile; in particolare, per quel che concerne l"illegittimità della costruzione di una veduta insita in costruzione che non rispetti le normative per le distanze tra fabbricati,

"la disposizione dell'art. 905 c.c. secondo cui, per l'apertura di vedute dirette verso il fondo del vicino si deve osservare la distanza di un metro e mezzo, va posta in relazione con l'art. 873 dello stesso codice che prescrive una distanza non minore di tre metri (o quella maggiore stabilita dai regolamenti edilizi locali) per le costruzioni su fondi finitimi. Da ciò consegue, pertanto, che, ove nel compiere la costruzione non sia stata rispettata la distanza dal fondo del vicino fissata dal codice civile, non possa aprirsi in detta costruzione una veduta "iure proprietatis"" Cass. 22.3.00, n. 3421, GCM, 2000, 619,

con impossibilità di tutela ex articolo 907 c.c.,

"la disposizione dell'art. 905 c.c., secondo cui per l'apertura di vedute dirette verso il fondo del vicino occorre osservare la distanza di un metro e mezzo, va posta in relazione con l'art. 873 dello stesso codice, che prescrive una distanza non minore di tre metri o quella maggiore stabilita dai regolamenti edilizi locali, per le costruzioni su fondi finitimi. Pertanto, ove, nel compiere la costruzione, non sia stata rispettata la distanza dal fondo del vicino fissata dal codice civile o, eventualmente, dal regolamento edilizio locale, non può aprirsi in detta costruzione una veduta "iure proprietatis", che se creata, è illegittima e, in quanto tale, insuscettibile di protezione con riferimento alla distanza delle costruzioni da essa" Cass. 25.5.81, n. 3421, GCM, 1981, fasc. 5,

"colui che per primo abbia costruito sul confine, esercitando una delle facoltà concessegli dalla legge in tema di distanze, non può modificare tale scelta durante la prosecuzione in altezza della costruzione, operando, nei piani superiori delle rientranze per aprirvi delle vedute e costringere il vicino ad uniformarsi a questa sua nuova scelta, a meno che non si discosti dal confine di oltre tre metri o di quella maggiore distanza prevista dai regolamenti edilizi: ciò in quanto la disposizione dell'art. 905 c.c., secondo cui per l'apertura di vedute occorre osservare la distanza di un metro e mezzo, va posta in relazione con l'art. 873 dello stesso codice che prescrive una distanza non minore di tre metri o quella maggiore stabilita dai regolamenti locali per le costruzioni su fondi finitimi, sicché, se nel compiere la costruzione non siano state rispettate tali distanze, non può aprirsi nella stessa una veduta iure proprietatis, la quale, se creata è illegittima e, in quanto tale, insuscettibile di protezione con riferimento alla distanza delle costruzioni da essa" Cass. 5.3.87, n. 2328, GCM, 1987, fasc. 3,

così come conferma anche la giurisprudenza amministrativa:

"la disposizione contenuta nell'art. 905 c.c. - secondo cui per l'apertura di vedute occorre osservare la distanza di un metro e mezzo - va posta in relazione con quella di cui all'art. 873 dello stesso codice, che prescrive una distanza non minore di tre metri o quella maggiore stabilita dai regolamenti locali per le costruzioni sui fondi finitimi; pertanto, se, nel compiere la costruzione, non sono state rispettate tali distanze, non può aprirsi nella stessa una veduta "iure proprietatis", la quale, se creata, è illegittima e, in quanto tale, non può essere suscettibile di protezione con riferimento alla normativa sulla distanza delle costruzioni da essa" T.A.R. Sicilia Catania, 26.4.95, n. 1167, TAR, 1995, I, 3363.



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