Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-10-30

DISTANZE, CONFINI E DIRITTO DI PREVENZIONE: IRREVOCABILITA' DELLA SCELTA DEL PREVENIENTE? - RM

La complessità normativa del c.d. principio di prevenzione - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -, comporta diffuse problematiche inerenti la sua applicazione pratica.

Nel tentativo di organizzare con una certa sistematicità ciò che emerge in materia da decenni di attività interpretativa giurisprudenziale, pare opportuno sottolineare, in limine, come la scelta del preveniente sia da ritenersi irrevocabile solo in senso relativo (e non assoluto), in quanto condizionata dall"eventuale attività posta in essere dal prevenuto:

"in tema di distanze legali tra costruzioni, ed in applicazione del cosiddetto principio della prevenzione (art. 873, 875, 877 c.c.), l'irrevocabilità della scelta del preveniente è condizionata all'attività posta in essere dal prevenuto" Cass. 28.4.04, n. 8125, GCM, 2004, 4.

Quest"ultimo, infatti, solo ove abbia già costruito, adeguandosi alla prima scelta del preveniente, non potrà ritenersi obbligato ad uniformarsi ad una diversa e successiva scelta dello stesso preveniente - che comporti modifiche sulla costruzione da lui (prevenuto) già posta in essere, come ben evidenziato nella seguente pronuncia:

"con ricorso al pretore di Piedimonte Matese del 15.9.90 Giovanni Giuseppe Iannuccilli, deducendo di essere proprietario e possessore di un lotto di terreno sito in Valle Agricola part.102,82, p.lla 100/B, confinante con Cimino Fernando e che questi, assieme con la moglie Fetta Addolorata, aveva intrapreso la costruzione sul proprio fondo di un corpo di fabbrica, in forza di licenza, (rilasciata anche per sanare una costruzione illegittima realizzata in precedenza) che violava il rapporto planovolumetrico previsto dall'art. 11 delle N.T.A. del Piano Regolatore Generale e che era stata, in forza di una convenzione stipulata con altro confinante, concessa in deroga alle norme relative alle distanze, assumendo che il suddetto corpo di fabbrica, in quanto posto sul confine, limitava il suo diritto a costruire a m 5 dal confine imponendo la norma del citato art. 11 lett. I un distacco minimo assoluto di m. m. 10 tra fabbricati, chiedeva la sospensione delle opere e nel merito la dichiarazione della loro illegittimità e la riduzione in pristino oltre al risarcimento danni. I convenuti, costituitisi, assumendo che la costruzione era già terminata, contestavano analiticamente i rilievi mossi, affermando in particolare che la deroga riguardava solo la distanza dal confine, che non aveva carattere cogente; e che la lesione del diritto lamentata dallo Iannuccilli non era configurabile in quanto la costruzione da essi posta in essere consentiva anche a lui di costruire sul confine. Il pretore, ordinata la sospensione dei lavori, rimetteva le parti davanti al Tribunale di S. Maria C. V., competente per valore in ordine al giudizio di merito, davanti al quale lo Iannuccilli, con comparsa 28.8.91 riassumeva la causa. Il Tribunale, con sentenza 2794 del 1997, dichiarava la parziale illegittimità e, quindi, l'inapplicabilità dell'art.11 del P.R.G. nella parte (lett. h), in cui affermava l'ammissibilità delle costruzioni sul confine, per contrasto con il successivo capo "i" dello stesso art. 11 che stabiliva la distanza minima assoluta di m. 10 tra fabbricati. Su impugnazione principale, di Cimino Fernando e di Fetta Addolorata, nonché incidentale di Iannuccilli, la corte di appello di Napoli, con sentenza 25.7.2000 in accoglimento dell'appello principale rigettava la domanda proposta in I° grado dallo Iannuccilli. Afferma la corte d'appello, per quanto interessa il presente giudizio, che la norma regolamentare che stabilisce la distanza minima assoluta di m. 10 tra le costruzioni (art. 11 lett. i N.T.A. del P.R.G. del Comune di Valle Agricola) é compatibile con la previsione (lett. h) della facoltà di costruire sul confine ove, come nella specie, lo spazio antistante sia libero fino alla distanza prescritta. Erroneamente, pertanto, secondo la corte territoriale il tribunale ha ritenuto illegittima la norma citata nella parte che prevede la facoltà di costruire sul confine, violando una tale interpretazione il principio di conservazione delle norme giuridiche che impone di dare ad esse una interpretazione che ne consenta la loro applicazione. Ne consegue, quindi, per la stessa corte, la legittimità della costruzione eseguita dai resistenti sul confine, in conformità con la prassi seguita dal Comune di Valle Agricola che ha sempre rilasciato licenze per costruire sul confine e che in tal senso ha, con delibera del Consiglio Comunale n. 101 del 21.X.91, interpretato autenticamente la suddetta normativa. Avverso tale sentenza ricorre in Cassazione lo Iannuccilli. Resistono con controricorso Cimino Fernando e Fetta Addolorata. Deduce il ricorrente a motivi di impugnazione: 1) la violazione dell'art. 873 c.c. in relazione all'art. 11 delle N.T.A. del P.R.G. del comune di Valle Agricola, sia rispetto al distacco minimo assoluto previsto in 10 m. tra fabbricati, che sulla applicabilità o meno del principio di prevenzione alla fattispecie: - per avere la corte d'appello, nel ritenere compatibile con la previsione regolamentare della "distanza minima assoluta" tra fabbricati di m. 10, la facoltà di edificare sul confine ove lo spazio antistante sia libero fino alla distanza prescritta (come nella specie) omesso di valutare se la norma regolamentare (art. 11) così come formulata: A) prevedesse o meno una distanza minima dal confine; B) se la distanza prevista fra costruendi fabbricati fosse assoluta; C) se, nella specie, fosse o meno applicabile il principio della prevenzione in relazione alle due concessioni edilizie ottenute in tempi successivi e dopo che i prevenienti avevano già effettuato la prima scelta di costruire, con la prima concessione ottenuta, ad una distanza di 5 m. dal confine; e, quindi, non considerato che la previsione di una distanza minima assoluta tra fabbricati, ove fosse consentita la costruzione sul confine, comporterebbe una ingiustificata disparità di trattamento per il prevenuto che sarebbe costretto a subire per intero il limite regolamentare, in contrasto con la ratio della disciplina della prevenzione che mira a realizzare un equilibrato componimento degli interessi contrapposti; 2) la violazione dell'art. 873 c.civ., in relazione all'art. 11 N.T.A. del P.R.G. del comune di Valle Agricola per inesatta interpretazione della norma in esame e cioè - per avere la corte d'appello, nell'escludere l'illegittimità della norma regolamentare nella parte (h) in cui consente la costruzione sul confine (e nel ritenere quindi consentite le costruzioni in aderenza non considerato che l'interpretazione dell'art. 11 che rende compatibili le diverse previsioni normative di cui alle lettere e, h, i, è solo quella che consente a chi costruisce per secondo di edificare sul confine sempreché il primo ad edificare abbia costruito a 10 m. da esso, non sussistendo, in tal caso, alcuna necessità di imporre al secondo costruttore un distacco dal confine quando la distanza minima tra fabbricati è rispettata, rilevando la previsione del distacco dal confine solo come strumento per distribuire equamente l'onere del distacco fra i fabbricati; 3) l'erronea ed inesatta applicazione del principio di conservazione delle norme giuridiche in relazione anche alla conforme costante prassi del comune ed alla sua interpretazione autentica della norma di cui alla delibera n. 101 del 21.X.91 del consiglio comunale: - per avere la corte d'appello erroneamente applicato il principio di conservazione delle norme regolamentari a discapito di uno dei confinanti, senza tener conto che il superamento delle difficoltà interpretative della normativa regolamentare in oggetto, può avvenire solo in due modi e cioè o rifacendosi al regime codicistico della aderenza o comunione del muro, previa disapplicazione della normativa regolamentare difforme; o ritenendo che le distanze da rispettare inderogabilmente sono quelle relative al confine. I tre motivi di ricorso, strettamente connessi, possono essere trattati congiuntamente. Essi sono infondati. L'interpretazione che la corte territoriale ha dato dell'art. 11 delle N.T.A. del P.R.G. del comune di valle Agricola, ritenendo compatibile con la previsione normativa della distanza minima assoluta di m. 10 fra costruzioni, la facoltà, prevista nello stesso regolamento edilizio, di costruire sul confine (sempreché, precisa la corte, lo spazio antistante sia libero fino alla distanza prescritta) è infatti, strettamente connessa con la ritenuta operatività, nel caso di specie, del principio della prevenzione. La corte stessa, invero, proprio considerando la prevista facoltà di costruire sul confine, ha ritenuto, correttamente che il distacco minimo assoluto di m.10 fra le costruzioni, stabilito dalla norma regolamentare, non si traduce, di riflesso in un distacco minimo assoluto dal confine, pari alla metà del precedente distacco (il che comporterebbe il divieto di costruire sul confine); ma, consentendosi di costruire sul confine e, quindi, in aderenza sullo stesso, ha ravvisato, nella prevista facoltà, la condizione che rende applicabile il criterio della prevenzione. Ne consegue che chi costruisce per primo, ove non voglia mantenersi a 5 m. dal confine, come previsto dalla lett. E del citato art. 11 delle N.T.A., può ben scegliere di costruire sullo stesso, se lo spazio antistante al confine è libero fino ai 10 m., prescritti come distacco assoluto fra costruzioni; e ciò in quanto è consentito al prevenuto, in alternativa al rispetto del distacco legale di 10 m., di costruire in aderenza al fabbricato costruito sul confine dal preveniente, venendosi, in tal modo, a realizzare quel contemperamento degli interessi contrapposti dei confinanti cui si ispira la ratio della disciplina della prevenzione. Quanto, poi, alla possibilità di applicare il principio della prevenzione, nella presente fattispecie in cui i resistenti avrebbero in base ad una precedente concessione edilizia già costruito a 5 m. dal confine, per cui, secondo il ricorrente, non potrebbero più modificare la scelta fatta (e, quindi, costruire sul confine in base ad una seconda concessione edilizia) va rilevato, come questa corte ha già affermato (v. sent. 1095/75) che l'irrevocabilità della scelta del preveniente è condizionata all'attività posta in essere dal prevenuto che, solo ove abbia già costruito, adeguandosi alla prima scelta del preveniente, non può ritenersi obbligato ad uniformarsi ad una diversa successiva scelta dello stesso preveniente che comporti modifiche sulla costruzione da lui (prevenuto) già posta in essere. Solo in tal caso, con la prima scelta può affermarsi che il preveniente ha esaurito tutte le facoltà che il principio di prevenzione gli consente di esercitare. Nella specie, non avendo il ricorrente, dopo la prima scelta dei resistenti di costruire a 5 m. dal confine, effettuato alcuna costruzione nello spazio antistante fino a 10 m. dal confine, correttamente la corte ha ritenuto legittima la costruzione sul confine fatta dai resistenti sulla base della seconda concessione edilizia" Cass. 28.4.04, n. 8125, GCM, 2004, 4.



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