Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-11-26

DISTANZE, CONFINI E DIRITTO DI PREVENZIONE: LA COSTRUZIONE REALIZZATA OBLIQUAMENTE - RM

Interessante applicazione concreta del c.d. principio di prevenzione si è avuta in una caso di costruzione realizzata obliquamente:

"con il primo motivo di ricorso C.A. denunzia violazione e falsa applicazione dell'art. 873 cod. civ. nonchè vizi di motivazione e deduce che, avendo la M. realizzato il fabbricato, di cui si chiede l'arretramento, nel 1979, allorchè il regolamento edilizio del Comune di MONREALE, approvato sin dal 1971, includeva il terreno di sedime dell'edificio nella zona C4 e prevedeva una distanza dal confine non inferiore a metri sei, erroneamente la Corte d'appello ha limitato l'arretramento alla sola parte in cui il fabbricato occupa il fondo limitrofo. Soggiunge, quindi, che erroneamente è stato ritenuto che la destinazione "a verde pubblico" della zona, operata dal successivo P.R.G. nel vietare qualsiasi costruzione non abbia così più imposto l'obbligo di distanze dacchè sarebbe paradossale affermare che una costruzione realizzata illegittimamente ad una distanza inferiore a quella normativamente prevista, possa successivamente ritenersi lecita grazie ad una norma che sancisce il divieto assoluto di costruire. Il motivo non ha pregio. Come recentemente affermato da questa Corte (cfr. Cass. 12 marzo 2002, n. 3564; Cass. 2 ottobre 2000 n. 13011), la sentenza impugnata ha precisato che, avendo il successivo P.R.G. previsto che i terreni delle parti non ricadono più in zona C4 essendo stata destinata a verde pubblico con divieto assoluto di qualsiasi costruzione, per la stessa non vi è alcuna previsione di distacchi tra eventuali edifici confinanti e conseguente applicazione dello ius superveniens favorevole ed il venir meno del rispetto di distanze stabilite da una normativa ormai superata"(Cass. 16.2.07, n. 3638, GCM 2007, 2 - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -).

Invero, in caso di costruzione realizzata in zona con vincolo assoluto di inedificabilità, mentre non possa farsi derivare l'obbligo delle distanze dalle prescrizioni previste per le altre zone dello stesso territorio, essendo per detta zona prescritta la realizzazione di piani particolareggiati di cui alla L. n. 10 del 1977, art. 2, non può certo, in mancanza di detti piani, e quindi di prescrizioni sulle distanze per la suddetta zona a seguito della scelta di vietare qualsiasi costruzione, negarsi l'applicazione dell'art. 873 c.c. e segg. con la conseguente applicabilità della norma di cui all'art. 875 c.c. che consente, in forza del principio della prevenzione, a chi costruisce per primo di erigere la propria fabbrica al limite del confine con il fondo limitrofo. Nè può applicarsi per espansione la normativa attinente le zone limitrofe atteso che tanto finirebbe per violare arbitrariamente il potere discrezionale della pubblica amministrazione che alla zona ha inteso dare una diversa destinazione e precipue finalità.

"Con il secondo motivo, denunziando violazione e falsa applicazione degli artt. 873 e 875 c.c. nonchè contraddittoria motivazione, la ricorrente lamenta che non avendo la M. costruito sul confine ma oltre lo stesso invadendo il fondo finitimo di proprietà di essa C. e mediante una costruzione realizzata in senso obliquo non avrebbe dovuto trovare applicazione il principio di prevenzione. Il rilievo non ha pregio. La Corte distrettuale ha ritenuto che solo in piccolissima parte è avvenuto lo sconfinamento sicchè, retrocedendo al confine la suddetta porzione dell'edificio che ha superato il limite che nella tavola planimetrica allegata alla prima relazione di consulenza depositata l'11 gennaio 1984, si aveva l'eliminazione dello sconfinamento ed una costruzione legittima in conformità al preciso intento della M. di realizzare la propria costruzione così come programmato in conformità della scelta originariamente fatta di operare quale preveniente. E tanto è conforme alle prescrizioni di cui all'art. 875 c.c., che, per il principio della prevenzione, consente a chi costruisce per primo di operare la scelta fra il costruire alla distanza legale e l'erigere la propria fabbrica fino ad occupare l'estremo limite del confine determinando così le modalità da seguire per chi costruisce dopo e consentirgli quindi di avanzare la propria fabbrica sino all'altrui edificio, a nulla rilevando, ove non vi siano vincoli particolari, che debba spingere il proprio fabbricato a quello realizzato in senso obliquo dal preveniente che abbia rispettato tutti i criteri di scelta. Con il terzo motivo la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione delle norme in materia di distanza delle vedute ex art. 900 c.c. e segg. e si duole che la Corte d'appello non abbia esaminato la relativa domanda sebbene risulta dalle conclusioni della sentenza di prime cure, ed è stato tale argomento trattato nel corso dell'intero giudizio di primo grado, che essa C. abbia chiesto la chiusura delle aperture prospicienti sul proprio fondo realizzate dalla M. a distanza inferiore rispetto a quella di cui alle norme codicistiche ed alle prescrizioni degli strumenti urbanistici di M..Il motivo è infondato.Anche se il tribunale, come rileva la ricorrente, non si è occupato della questione in quanto, avendo disposto l'abbattimento della costruzione sino alla distanza di sei metri ha, nel contempo, travolto con la demolizione anche le aperture esistenti, essa C., che così è rimasta totalmente vittoriosa in primo grado, pur non essendo tenuta ad impugnare espressamente sul punto la decisione, avrebbe dovuto, però, riproporre la questione davanti alla Corte d'appello perchè la esaminasse in conseguenza dell'eventuale possibile accoglimento dell'appello proposto dall'avversaria, dovendosi, in mancanza,ritenersi decaduta dalla relativa domanda a norma dell'art. 346 c.p.c., mentre a tanto non vi ha provveduto come in concreto ammette, sia pure implicitamente - ed avrebbe dovuto invece indicare espressamente come vi ha adempiuto - con lo stesso motivo di ricorso. Con l'ultimo mezzo la C. si duole dell'avvenuta parziale compensazione delle spese adducendo che non vi sarebbe stata la reciproca soccombenza che si adduce posta a base delle decisione. Anche tale motivo è del tutto infondato. Anzitutto va precisato che la Corte d'appello ha disposto la compensazione di metà delle spese giudiziali dei due gradi del giudizio di merito "avuto riguardo all'esito complessivo della controversia ed alle ragioni della decisione" e quindi per "altri giusti motivi" diversi, quindi, da quelli indicati in ricorso; e peraltro, la compensazione delle spese è una facoltà del giudice del merito la cui valutazione è rimessa al suo prudente apprezzamento, insindacabile in sede di legittimità ove non sia enunciata in termini - nel caso totalmente da escludere, stante la congruità e correttezza della motivazione - illogici od erronei. Anche il ricorso incidentale va rigettato. La M., denunciando violazione degli artt. 922, 1158, e 2697 c.c., si duole che la Corte d'appello abbia rigettato la sua eccezione di usucapione della porzione di terreno di mq. 0,90 affermando, con motivazione insufficiente oltre che affetta da gravi vizi logico-giuridici, che dalla prova testimoniale non sarebbero emersi elementi certi dell'acquisto a titolo originario. Riporta, quindi, la deposizione del teste T. da cui si ricavava che la M. ha realizzato il suo fabbricato su terreno interamente posseduto da lei e che tale dichiarazione doveva considerarsi confermata da quanto evidenziato in consulenza tecnica e per nulla scalfita dalla dichiarazione del teste V." (Cass. 16.2.07, n. 3638, GCM 2007, 2).

Con il suddetto motivo la ricorrente non fa altro che proporre una diversa ed inammissibile valutazione delle prove acquisite in processo rispetto a quella della sentenza impugnata.

"La Corte, infatti, rilevato, anzitutto, che il teste V. non aveva saputo dire nulla circa il muretto di pietrame a confine con il fondo della C. affermando di non ricordare la presenza sui luoghi di tale manufatto e che la deposizione del T. - oltre ad essere in contrasto con quella del V. - non aveva trovato adeguato riscontro negli accertamenti eseguiti dal consulente tecnico, il quale, pur avendo rilevato "tracce di pietre annegate" ha riferito in maniera dubitativa che si trattava "forse" dei residui di un precedente muro, ha, quindi, concluso per il rigetto della eccezione di usucapione proposta" (Cass. 16.2.07, n. 3638, GCM 2007, 2).

In tal caso si è dunque deciso che, in base al principio della prevenzione, è consentito a chi costruisce per primo di operare la scelta fra il costruire alla distanza legale e l'erigere la propria fabbrica fino ad occupare l'estremo limite del confine determinando così le modalità da seguire per chi costruisce dopo e permettergli, quindi, di avanzare la propria costruzione sino all'altrui edificio, a nulla rilevando, ove non vi siano vincoli particolari, che debba spingere il proprio fabbricato fino a quello realizzato in senso obliquo dal preveniente che abbia rispettato tutti i criteri di scelta.



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