Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-09-26

DISTANZE E CONFINI: ART. 879 C.C. E NORMATIVA ANTISISMICA - RM

Qual'è la complessiva disciplina dell"articolo 879 del codice civile, se vista attraverso la normativa antisismica?

In particolare, si afferma comunemente che

"le disposizioni relative alle distanze tra edifici contenute nella normativa antisismica di cui alla l. n. 1684 del 1962 riguardano le costruzioni nelle zone di nuova espansione urbanistica, e non quelle nei centri abitati preesistenti, nei quali, in assenza di una diversa normativa urbanistica locale, trovano applicazione le norme del codice civile (incluse le disposizioni dell'art. 879 c.c.)" Cass. 11.2.00 n. 1531, RGE, 2000, I, 608 - cfr., amplius,, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto;

"l'art. 6 della l. "antisismica" 25 novembre 1962 n. 1684, in tema di intervalli tra edifici, riguarda le costruzioni nelle zone di nuova espansione urbanistica, non quelle nei centri abitati preesistenti, con la conseguenza che, rispetto a queste ultime, in assenza di una diversa normativa urbanistica, trovano applicazione le regole del codice civile (inclusa quella dell'art. 879 comma 2" Cass. 13.2.93 n. 1838, GCM, 1993, 305;

con l"ovvia conseguenza che

"per le nuove costruzioni realizzate nei centri abitati siti in zona sismica ove non esistano piani regolatori o regolamenti edilizi, l'art. 17 l. 25 novembre 1962 n. 1684, non pone direttamente la disciplina speciale degli allineamenti, delle larghezze stradali, degli intervalli di isolamento e delle altezze dei fabbricati, ma prevede solo in qual modo essa debba venire ad esistenza, ad opera dei comuni e dei provveditorati regionali alle opere pubbliche. Conseguentemente, nel caso di inerzia di tali organi, non potendosi fare riferimento agli art. 6, 7 e 8 della legge anzidetta, non può che essere applicabile la normativa generale del codice civile, la quale, in tema di edifici separati dalla via pubblica, esonera dall'osservanza delle distanze legali" Cass. 20.5.80 n. 3314, GCM, 1980, fasc. 5.

Si confrontino, inoltre, sulla stessa lunghezza d"onda, le seguenti pronunce,

"per le costruzioni, ricostruzioni e sopraelevazioni nei vecchi centri abitati in zone sismiche, ove manchino prescrizioni sulle distanze ed altezze ad opera degli strumenti urbanistici locali e non siano state richieste dal comune le direttive del provveditorato regionale alle opere pubbliche ai sensi dell'art. 17 l. 25 novembre 1962 n. 1684, non può l'ufficio del genio civile, in sede di rilascio dell'autorizzazione prevista dall'art. 25 della stessa legge, dettare caso per caso specifiche prescrizioni (nella specie, l'ufficio del genio civile aveva imposto il rispetto delle disposizioni dettate per le costruzioni nei centri urbani di nuova realizzazione dagli artt. 6,7,8 l. 1684/1962). Ai sensi dell'art. 17 l. 25 novembre 1962 n. 1684, sull'edilizia nelle zone sismiche, le costruzioni nei vecchi centri abitati sono esenti dalle disposizioni della legge citata e soggette ad una normativa autonoma ed indipendente - che è quella dei piani regolatori e regolamenti edilizi o, in mancanza, delle direttive impartite dalle autorità competenti alle opere pubbliche - ovvero, in difetto di tale speciale normativa alla disciplina del c.c., la quale, in particolare, in tema di edifici separati dalla via pubblica, esonera dall'osservanza delle distanze legali (art. 879). Conseguentemente - è data la natura dell'ufficio del genio civile di organo tecnico della Pubblica amministrazione, avente, ai sensi dell'art. 25 della legge n. 1684 del 1962, un compito di controllo condizionato alla preesistenza della indicata normativa speciale e circoscritto entro il relativo ambito - in assenza della medesima, sono prive di valore le prescrizioni impartite dal menzionato ufficio (nella specie: osservanza degli art. 6, 7 e 8 della legge n. 1684 del 1962) per le costruzioni in questione, per le quali, invece, deve trovare applicazione solo la disciplina del c.c. in materia di distanze" Cass. 4.4.81 n. 1920, GI, 1981, I, 1, 1009;

"la norma di cui all'art. 6 l. n. 1684 del 1962 (larghezza degli intervalli di isolamento tra edifici in zone sismiche) è volta a disciplinare le sole costruzioni nelle zone di nuova espansione urbanistica, mentre, in relazione all'attività edificatoria nei vecchi centri abitati, deve ritenersi applicabile la disciplina normativa di cui al successivo art. 17 della stessa legge, che prevede un sistema sostitutivo "gerarchicamente" articolato, dapprima attraverso il riferimento alle prescrizioni dettate dai piani regolatori o dai regolamenti edilizi comunali, poi, in difetto di tali strumenti urbanistici, alle direttive preventivamente richieste dal comune al competente provveditorato regionale alle opere pubbliche (e da questo impartite con riferimento agli allineamenti, alle larghezze stradali, agli intervalli di isolamento ed alle altezze), ed ancora, in ulteriore mancanza, alle norme comuni del codice civile in materia di distanze tra costruzioni" Cass. 8.9.97 n. 8715, GCM, 1997, 1646, fasc. 1;

nonché la seguente, recente presa di posizione, dove la Suprema Corte ha respinto il ricorso contro la sentenza di merito che aveva condannato alla demolizione di un fabbricato - situato in zona sismica di grado S=9, su strada di larghezza inferiore a venti metri - nella parte in cui l'altezza dello stesso superava i dieci metri di altezza, escludendo che potesse trovare applicazione nella fattispecie la cosiddetto tolleranza di cantiere di cui all'art. 12 l. reg. Sicilia 10 agosto 1985 n. 37:

"in relazione all'attività edificatoria, la violazione delle norme antisismiche comporta, oltre all'obbligo di risarcimento del danno, il diritto alla riduzione in pristino non solo quando risultino violate norme integrative di quelle previste dagli art. 873 ss. c.c., ma anche quando risulti il pericolo attuale di una lesione all'integrità materiale del bene; ne consegue che dall'inosservanza delle prescrizioni tecniche dettate per prevenire le conseguenze dannose del sisma deriva una presunzione di instabilità e, quindi, una situazione di pericolo permanente da rimuovere senza indugio" Cassazione civile, sez. II, 21/04/2008, n. 10325 Natoli e altro c. Giaimo Giust. civ. Mass. 2008, 4, 605.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati