Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-07-25

DISTANZE E CONFINI: ARTICOLI DAL 873 AL 899 C.C., TUTELA RIPRISTINATORIA E RISARCIMENTO - RM

Gli articoli che vanno dal 873 al 899 del codice civile disciplinano:

  • le distanze per le costruzioni, per i canali e per i fossi (scavi), per gli alberi (piantagioni), nonchè per gli apiari;
  • le distanze per fabbriche e depositi nocivi o pericolosi;
  • i muri, i fossi e le siepi, interposti tra i fondi.

Premesso che

"la riduzione in pristino di cui all'art. 872 c.c. è cosa diversa dalla demolizione dell'opera prevista dalla legge urbanistica giacché la prima attiene alla tutela dei diritti soggettivi dei privati che hanno subito danno diretto dalla costruzione abusiva, mentre la seconda è una sanzione amministrativa che compete al comune nell'esercizio del potere di autotutela contro gli abusi edilizi" (Cass. pen. 09.6.78, CP, 1979, 957; GP, 1979, 148, II - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto),

in virtù del richiamo operato dal secondo comma dell"articolo 872 del codice civile, la violazione di dette norme (libro II, capo II, sezione VI del codice civile) e di quelle da esse richiamate

"in materia di distanze legali, alla stregua dell'art. 873 c.c., le disposizioni regolamentari locali che stabiliscono distanze maggiori nelle costruzioni, integrano a tutti gli effetti tale disposizione normativa, così che anche la loro violazione comporta l'obbligo del risarcimento in forma specifica, ex art. 872 c.c., comma 2, mediante l'arretramento o l'abbattimento" Cassazione civile, sez. II, 27/10/2008, n. 25837 - c. - Riv. giur. edilizia 2008, 6, 1361

(nella pronuncia che segue, ad esempio, in base all'enunciato principio la Corte Suprema ha confermato la decisione dei giudici del merito, che avevano riconosciuto natura integrativa del codice civile alla disposizione dell'art. 13 del piano regolatore di Catania),

"nell'ambito delle norme dei piani regolatori e, in generale, dei regolamenti locali, occorre distinguere quelle tendenti a soddisfare interessi di ordine generale, inerenti ad esigenze igieniche oppure alla tutela dell'estetica edilizia, e quelle che sono integrative del c.c. sulle distanze legali tra fabbricati - richiamate, cioè, dalle norme comuni contenute nel libro II, capo II, sezione VI c.c. - dalle quali ultime nasce immediatamente, accanto al vincolo di diritto pubblico, anche il diritto del privato a pretenderne l'osservanza, secondo l'estensione fissata dall'art. 872 c.c. con la riduzione in pristino. Pertanto, gli strumenti urbanistici, in genere, che disciplinano determinate maggiori distanze tra le costruzioni in riferimento al confine tra proprietà contigue, anche se rispondono ad esigenze di ordine pubblico, quali quelle attinenti ad un migliore assetto dell'agglomerato urbano in determinate zone della città, sono parimenti fonti normative che integrano quelle del c.c. in ordine alla disciplina medesima sulle distanze, facendo, quindi, sorgere a favore del privato il diritto a pretenderne l'osservanza, ai sensi dell'art. 872 comma 2 c.c." Cass. 3.12.91, n. 12918, GCM, 1991, 12

attribuiscono al danneggiato sia la facoltà di chiedere la riduzione in pristino,

"le norme degli strumenti urbanistici che regolano la distanza nelle costruzioni, comunque questa sia considerata nella sua semplice accezione di spazio tra edifici frontistanti o in riferimento al distacco tra fabbricato e confini o ancora nel suo rapporto con l'altezza dell'opera edilizia, hanno carattere integrativo delle norme del c.c., che, se violate, conferiscono al vicino la facoltà di ottenere la riduzione in pristino, trattandosi di disposizioni che tendono a disciplinare i rapporti di vicinato e ad assicurare in modo equo l'utilizzazione edilizia dei suoli privati. Tale carattere le suddette norme rivestono e conservano anche se inserite in un contesto normativo volto a tutelare il paesaggio o, più in generale, a regolare l'assetto urbanistico del territorio, come quelle del regolamento edilizio e del piano regolatore del comune di Santa Marinella che rispettivamente all'art. 16 ed ai comma 22 e 23 delle "norme generali" stabiliscono il distacco dal confine dei "corpi bassi accessori"" Cass. 17.10.92, n. 1142, GCM, 1992, 10

sia il diritto ad ottenere tutela risarcitoria,

"le disposizioni dei regolamenti edilizi o dei piani regolatori comunali che prescrivono l'inderogabile osservanza di zone di rispetto tra costruzioni finitime, con l'obbligo, per ciascun proprietario che intenda costruire, di mantenere una determinata distanza dal confine, configurano norme integrative di quelle del codice civile in materia di distanze tra le costruzioni e, pertanto, la violazione di esse comporta la facoltà di chiedere la riduzione in pristino, oltre al risarcimento del danno, a norma dell'art. 872 comma 2" Cass. 22.2.80, n. 1290, GCM, 1980, 2 - recentemente conforme, nel senso che, in tema di violazione delle distanze tra costruzioni previste dal codice civile e dalle norme integrative dello stesso, quali i regolamenti edilizi comunali, al proprietario confinante che lamenti tale violazione compete sia la tutela in forma specifica, finalizzata al ripristino della situazione antecedente al verificarsi dell'illecito, sia quella risarcitoria, ed il danno che egli subisce (danno conseguenza e non danno evento), essendo l'effetto, certo ed indiscutibile, dell'abusiva imposizione di una servitù nel proprio fondo e, quindi, della limitazione del relativo godimento, che si traduce in una diminuzione temporanea del valore della proprietà medesima, deve ritenersi in re ipsa, senza necessità di una specifica attività probatoria: Cassazione civile, sez. II, 16/12/2010, n. 25475 Altomare ed altro c. Palopoli Giust. civ. Mass. 2010, 12, 1612 Vita not. 2011, 1, 373

configurando, la violazione predetta, responsabilità da fatto illecito:

"nel caso di realizzazione da parte del preveniente di una costruzione a distanza inferiore a quella fissata da una norma regolamentare, integrativa dell'art. 873 c.c., si configura una responsabilità da illecito, per la quale il prevenuto può chiedere la tutela diretta, con la rimozione dell'opera lesiva (indipendentemente dalle intenzioni edificatorie e salva la possibilità dell'estensione della fabbrica, sino al confine) nonché il risarcimento del danno per non avere potuto costruire sul confine ovvero alla distanza pari alla metà del totale previsto dalla norma predetta (risarcimento dovuto esclusivamente in presenza di un danno economicamente apprezzabile, che va escluso ove il vicino non avesse avuto intenzione di edificare), ma non anche un indennizzo, per la futura minorata capacità edificatoria del suo fondo, perché non ricorre nè un fondamento contrattuale per la costituzione di servitù volontaria, nè un'ipotesi di responsabilità da fatto lecito come in talune particolari figure, previste pure nell'ambito del diritto privato" Cass. 14.5.83, n. 3311, GCM, 1983, 5 – recentemente conforme, nel senso che l'atto edificatorio del vicino in violazione delle norme, del codice o regolamenti comunali, sulle distanze, oltre a ledere gli interessi pubblici sottesi alla disciplina concernente l'assetto del territorio, pone in essere un'attività edilizia eccedente, quanto è previsto, nei rapporti tra confinanti, dalla normativa conformativa del diritto di proprietà, sicché il privato che, nei confronti dell'edificante illegittimo, lamenti la lesione della sua sfera proprietaria, ha diritto, ai sensi dell'art. 872, comma 2, c.c., a una doppia tutela: all'eliminazione dello stato di cose che si è illegittimamente creato e al risarcimento del danno patito "medio tempore". L'inosservanza delle distanze legali nelle costruzioni sui fondi finitimi costituisce per il vicino una limitazione al godimento del bene, e quindi, all'esercizio di una delle facoltà che si riconnettono al diritto di proprietà: per questo il danno è "in re ipsa", perché l'azione risarcitoria è volta a porre rimedio all'imposizione di una servitù di fatto e alla conseguente diminuzione di valore del fondo subita dal proprietario in conseguenza dell'edificazione illegittima del vicino, per il periodo di tempo anteriore all'eliminazione dell'abuso: Cassazione civile, sez. II, 16/12/2010, n. 25475 Altomare c. Palopoli Guida al diritto 2011, 18, 48 (s.m.).



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