Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-06-17

DISTANZE E CONFINI: COME SI MISURANO LE DISTANZE DALLE VEDUTE? - Riccardo MAZZON

la misurazione delle distanze dalle vedute

quali sono i criteri da seguire?

vi è indifferenza per le strutture portanti del fabbicato

Quanto a quali siano i criteri da seguire per la misurazione delle distanze dalle vedute, è argomento trattato, con analoghi risultati, tanto dalla magistratura amministrativa - cfr. amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -,

"per la misurazione delle distanze dalle vedute, l'art. 905 comma 1 c.c. pone, come dati di riferimento, da un lato la faccia esteriore del muro in cui si aprono le vedute dirette, dall'altro la linea di confine, dovendo correre dall'uno all'altro lo spazio di almeno un metro e mezzo; pertanto, la distanza minima da osservare va calcolata con esclusivo riguardo all'immediato piano di superficie dell'apertura verso l'esterno e non al numero sul quale la veduta è stata praticata, senza che, di conseguenza, rilevi l'eventuale maggiore distanza delle altre parti dello stesso muro, fermo restando che tali previsioni non valgono ad attestare la legittimità dell'apertura di una veduta a distanza di un metro e mezzo dal fondo del vicino nel caso in cui essa viene attuata nel muro di confine, mediante arretramento ad incasso nel solo piano elevato" T.A.R. Sicilia Catania 26.4.95, n. 1167, TAR, 1995, I, 3363,

quanto da quella civile:

"per la misurazione delle distanze dalle vedute l'art. 905, comma 1, c.c. pone come dati di riferimento da un lato la faccia esteriore del muro in cui si aprono le vedute dirette, dall'altro la linea di confine, dovendo correre dall'uno all'altro lo spazio di almeno un metro e mezzo. Pertanto la distanza minima da osservare va calcolata con esclusivo riguardo all'immediato piano di superficie dell'apertura verso l'esterno e non al muro sul quale la veduta è stata praticata senza che di conseguenza rilevi l'eventuale maggiore distanza delle altre parti dello stesso muro" Cass. 27.7.88, n. 4790, GCM, 1988, fasc. 7.

I tratti salienti, che caratterizzano le pronunce sul punto, riguardano l"individuazione della faccia esterna del muro, nel quale si apre la veduta, quale punto dal quale effettuare la misurazione,

"la distanza delle vedute dal confine, quando queste si aprono in un incasso del muro, deve essere di un metro e mezzo calcolato dalla faccia esterna del muro medesimo" Cass. 8.3.80, n. 1576, GCM, 1980, fasc. 3,

ovvero della linea estrema del balcone,

"la misurazione della distanza di una veduta dal fondo del vicino si effettua dalla faccia esteriore del muro in cui si aprono le finestre ovvero dalla linea estrema del balcone, o, in genere, del manufatto dal quale di esercita la veduta stessa" Cass. 25.5.81, n. 3428, GCM, 1981, fasc. 5,

con indifferenza per le strutture portanti del fabbicato;

"l'art. 5 delle norme tecniche di attuazione del p.r.g. del comune di Roseto degli Abruzzi che disciplina le distanze tra edifici, non è volta al evitare le formazioni di intercapedini, ma l'"inspectio" e la "prospectio" nel fondo del vicino. Pertanto la distanza minima dal confine, che ai sensi dell'art. 905 c.c. deve essere osservata nella apertura della veduta, va calcolata tenendo conto non dei pilastri del fabbricato, ma del piano di superficie dell'apertura verso l'esterno" Cons. St., sez. V, 20.10.94, n. 1200, FA, 1994, fasc. 10;

l"esclusione dal computo di cornicioni, fregi o altri manufatti con funzione meramente ornamentale od accessoria;

"la misurazione della distanza di una veduta dal fondo del vicino si effettua dalla linea esterna della costruzione dalla quale si esercita la veduta, senza tener conto di cornicioni, fregi o di altri simili manufatti che, per non essere destinati all'esercizio della veduta, hanno funzione ornamentale ed accessoria" Cass. 21.7.80, n. 4773, GCM, 1980, fasc. 7,

nonché l"individuazione del "piano elevato perpendicolarmente sulla linea di confine tra i due fondi", quale secondo termine di paragone per la misurazione dell"esatta distanza:

"la distanza minima di un metro e mezzo che la veduta deve rispettare dal confine del fondo finitimo deve essere misurata in relazione al piano elevato perpendicolarmente sulla linea di confine tra i due fondi, in guisa che le possibilità di affaccio o di sporto risultino limitate in misura corrispondente all'arretramento della veduta stessa dalla linea ideale di confine" Trib. Taranto 17.2.95, GIUS, 1995, 1133.



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