Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-01-20

DISTANZE E CONFINI: DIRITTO DI PREVENZIONE, CONVENZIONI TRA PRIVATI E ALTRI LIMITI - RM

Ulteriore modalità normativa, a volte utilizzata dalla regolamentazione comunale e di cui conviene dar conto, è quella che ammette la costruzione sul confine solo in quanto esista valida convenzione tra i privati legittimati:

"la norma urbanistica che ammette le costruzioni sul confine, se esiste convenzione, ha lo scopo di derogare al principio della prevenzione di cui agli art. 873 e 875, c.c., e di consentire la costruzione sul confine solo se entrambi i proprietari dei lotti confinanti lo consentano" T.A.R. Emilia Romagna Bologna 30.1.02, n. 200, FA, TAR 2002, 99 (cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto).

Tale previsione è, dunque, considerata derogatoria del c.d. principio di prevenzione.

A volte, inoltre, gli strumenti urbanistici integrativi prevedono limitate e ben circoscritte modalità costruttive poste a carico anche del preveniente:

"in tema di distanze tra costruzioni, qualora lo strumento urbanistico locale riconosca al preveniente soltanto alcune facoltà nell'intraprendere la costruzione, lo stesso preveniente non può pretendere di allontanarsi dal modello legale, perché l'esigenza che sta a base della disciplina (assicurare un più armonico sviluppo edilizio) non può essere derogata dai privati" Cass. 15.6.99, n. 5926, GCM, 1999, 1392.

Tale evenienza, peraltro, può anche non escludere l"applicazione del principio di prevenzione:

"l'art. 26 del regolamento edilizio del comune di Pontone S. Antonio Abate, a norma del quale ogni fabbricato, quale ne sia il tipo, deve essere distanziato dai vicini dell'isolato di cui fa parte in misura almeno pari all'altezza massima raggiungibile dal più alto dei fabbricati stessi a meno che, ove consentito, non venga costruito a confine, espressamente ammette la possibilità della costruzione a confine e non esclude, quindi, l'applicazione del criterio della prevenzione stabilito dall'art. 875 c.c., che impone al prevenuto che non possa o non voglia chiedere la comunione forzosa del muro dell'edificio che è stato in precedenza costruito dal vicino sul confine o senza rispettare il proprio limite di osservare il prescritto distacco senza alcuna possibilità di chiedere al prevenuto, in alternativa alla comunione forzosa, la demolizione di quella parte del fabbricato che si trovi ad una distanza dal confine minore della metà del distacco obbligatorio tra edifici" Cass. 28.9.96, n. 8563, GCM, 1996, 1340.

La derogabilità del principio di prevenzione attraverso apposita convenzione tra privati è senz"altro ammessa, ma essa non può porsi in contrasto, disapplicandole, con le regole stabilite dai regolamenti locali:

"in materia di distanze tra costruzioni, la pur consentita deroga convenzionale del principio della prevenzione non può validamente attuarsi mediante espressa o implicita disapplicazione delle distanze prescritte dai regolamenti locali, al riguardo imprescindibilmente vincolanti, onde colui che rinuncia alla facoltà di fabbricare in appoggio o in aderenza ad una preesistente costruzione resta per ciò stesso obbligato ad arbitrare il proprio fabbricato sino alle anzidette distanze" Cass. 28.7.83, n. 5199, GCM, 1983, 7.

Tra la numerosa casistica in argomento, si segnala inoltre la seguente pronuncia, riguardante il regolamento edilizio del Comune di Pogliano Milanese:

"la norma del regolamento edilizio del Comune di Pogliano Milanese, che impone di mantenere un distacco di dieci metri tra le costruzioni e di non costruire a meno di cinque metri dal confine, mentre non esclude la facoltà del preveniente di costruire sul confine con il conseguente obbligo del prevenuto di costruire in aderenza o arretrare la sua costruzione di dieci metri, non consente che nell'ipotesi, in cui il preveniente abbia costruito ad una distanza superiore a cinque metri dal confine, il prevenuto, rispettando la distanza di dieci metri dalla costruzione del vicino, possa costruire a meno di cinque metri dal confine stesso" Cass. 5.4.90, n. 2811, GCM, 1990, 4.



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