Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2017-01-26

Distanze e confini: forni, camini, magazzini di sale, stalle et similia - Riccardo Mazzon

Chi presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, vuole fabbricare forni, camini, magazzini di sale, stalle et simila, deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza.

Chi presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, vuole fabbricare forni,

"nell'ipotesi in cui la legge non determini la distanza alla quale deve essere costruito un impianto pericoloso (nella specie un forno) rispetto agli altri edifici, distanza che quindi deve essere accertata concretamente dal giudice, non è ammissibile l'azione possessoria da parte del titolare del fondo confinante che assuma l'insufficienza di detta distanza, non essendo possedibile ciò che nella sua stessa esistenza e latitudine è ancora da verificare" Pret. Vallo Lucania 12.4.95, GIUS, 1995, 1423 (cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto)

camini,

"è esperibile, entro un anno dalla fabbricazione ritenuta normativamente pericolosa (art. 890 c.c.) - nella specie installazione di una canna fumaria - la tutela possessoria prevista dall'art. 1170 c.c. per far cessare la molestia di fatto derivatane, se la "fabbrica" è a distanza inferiore a quella regolamentare" Cass. 11.8.97, n. 7466, GCM, 1997, 1397

magazzini di sale, stalle

"l'art. 890 c.c. pone una presunzione assoluta della dannosità della costruzione di stalle presso il confine ed affida alla discrezionalità del giudice, qualora manchino regolamenti in materia, il potere di stabilire le distanze (dal confine) idonee ad evitare, nei singoli casi, il pericolo di danno, che, essendo presunto, non necessita di apposita motivazione" Cass. 10.5.80, n. 3082, GCM, 1980, 5

et simila,

"se sussiste violazione della distanza stabilita da un regolamento per una fabbrica pericolosa (art. 890 c.c.), la presunzione di pericolosità è iuris et de iure e pertanto, ai sensi dell'art. 872, comma 2, c.c., ne va ordinata l'eliminazione, indipendentemente dallo stabilire se tale regolamento è integrativo o no delle disposizioni del c.c." Cass. 11.8.97, n. 7466, GBLT, 1998, 57; GCM, 1997, 1397

"la distanza di almeno un metro dal confine, che l'art. 889, comma 2 c.c., prescrive per l'installazione dei tubi dell'acqua, del gas e simili, si riferisce alle condutture che abbiano un flusso costante di sostanze liquide o gassose, e, conseguentemente, comportino un permanente pericolo per il fondo del vicino, in relazione alla naturale possibilità di trasudamenti ed infiltrazioni. Detta norma, pertanto, non è applicabile con riguardo alle canne fumarie, per la dispersione dei fumi delle caldaie ed agli impianti di condizionamento d'aria, le quali, avendo una funzione identica a quella del camino, vanno soggette alla regolamentazione di cui all'art. 890 c.c., e, quindi, poste alla distanza fissata dai regolamenti locali (nella specie: l'art. 57 del regolamento edilizio del comune di Randazzo, il quale prescrive l'isolamento dei muri del fabbricato mediante intercapedine opportunamente ventilata), o, in mancanza, alla distanza che, nel caso concreto risulti necessaria a preservare da pregiudizi il fondo del vicino;" Cass. 3.12.91, n. 12927, GCM, 1991, 12 – conforme: Cass. 13.7.79, n. 4089, GCM, 1979, 7; Cass. 13.12.94, n. 10652, GCM, 1994, 12; ALC, 1996, 220

deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti

"la nocività e pericolosità delle fabbriche o depositi di cui all"art. 890 c.c. (nel cui novero rientrano le canne fumarie) è presunta "iuris et "de iure"" se gli stessi siano realizzati a distanza inferiore a quella stabilita dal Regolamento Edilizio Comunale, per cui non è necessario dimostrare anche la concreta immissione dei fumi provenienti dalla canna fumaria" App. Bari 30.10.06, n. 1005, Giurisprudenzabarese.it, 2007

"il rispetto della distanza prevista per fabbriche e depositi nocivi e pericolosi dall'art. 890 c.c. è collegato ad una presunzione assoluta di nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nel caso in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisce la distanza medesima, mentre in difetto di una disposizione regolamentare si ha solamente una presunzione di pericolosità che può essere superata ove si dimostri che in relazione alla peculiarità della fattispecie e degli eventuali accorgimenti può ovviarsi al pericolo o al danno per il fondo vicino;" Cass. 9.8.90, n. 8085, RGE, 1990, I, 880; GCM, 1990, 8 - le distanze previste dai regolamenti, sono vincolanti soltanto nel determinare la misura minima, in quanto si presume che, al di sotto di esse, sussista sempre un pregiudizio per il vicino; ex adverso le stesse non stabiliscono una presunzione di sicurezza in caso di loro rispetto sicché, ove esse risultino insufficienti nei casi di specie, dovranno osservarsi le distanze necessarie ad evitare tal pregiudizio. E tuttavia chi abbia eretto opere pericolose alla distanza prescritta dai regolamenti, col consenso del vicino, non dovrà risarcire a quest'ultimo gli eventuali danni arrecati, risultando incolpevole la sua condotta: De Martino, Proprietà. Beni in generale, in Comm. Scialoja, Branca, sub art. 890, Bologna-Roma, 1976, 347

"in tema di distanze legali, la norma dell'art. 890 c.c. volta a preservare il vicino da ogni possibile danno insito nella destinazione della costruzione, contiene una elencazione meramente esemplificativa sicché la disciplina ivi prevista deve ritenersi applicabile agli immobili destinati ad allevamenti avicunicoli che contenendo un rilevante numero di capi per il loro sfruttamento commerciale producano esalazioni ed altri effetti dannosi per il vicino. Il termine "regolamenti" nella norma richiamata va inteso in senso estensivo comprensivo non solo dei regolamenti generali e di quelli particolari ma anche della normativa generale dettata in tema di distanze per fabbriche e depositi nocivi o pericolosi. La norma attribuisce al vicino una tutela immediata e diretta per il rispetto delle distanze prescritte e quindi la possibilità di chiedere ai sensi dell'art. 872, comma 2, c.c., la riduzione in pristino indipendentemente dallo stabilire se tali norme regolamentari o regionali siano integrative o non delle disposizioni del codice civile;" Cass. 3.11.00, n. 14354, Uapp, 2001, 61; RGE 2001, 1, 355; GBLT, 2001, 172; GCM, 2000, 2247; D&G, 2000, 43-44, 53; DGA, 2002, 31

e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza.



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