Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-08-20

DISTANZE E CONFINI: ILLEGITTIMA ADOZIONE DA PARTE DEL COMUNE DI UN REGOLAMENTO EDILIZIO IN CORSO DI CAUSA - RM

All'interno di un giudizio riguardante le costruzioni su fondi finitimi, in cui l'attore abbia chiesto la condanna del proprietario frontista alla demolizione del fabbricato costruito in violazione delle distanze legali, non costituisce domanda nuova in appello il rilievo relativo all'illegittimità dell'adozione di un regolamento comunale contrastante con il d.m. pro tempore vigente (nella specie, il d.m. 2 aprile 1968 n. 1444), in quanto il giudice adito, nell'ambito della sua verifica delle norme applicabili, è tenuto a rilevare l'illegittimità dell'adozione da parte dell'amministrazione comunale di un regolamento edilizio contrastante con le norme vigenti e ad applicare, in sostituzione delle disposizioni illegittime, le norme violate, in quanto divenute automaticamente parte integrante del successivo strumento urbanistico locale:

"il mutamento della "causa petendi" determina un mutamento della domanda, tale da renderla inammissibile come domanda nuova in appello nei soli casi in cui vengano alterati l'oggetto sostanziale dell'azione e i termini della controversia, mediante la prospettazione di nuove circostanze o situazioni giuridiche che, introducendo nel processo un nuovo tema di indagine e decisione pongano in essere una pretesa nuova e diversa, per la sua intrinseca essenza, da quella fatta valere in primo grado. Una tale inammissibilità, quindi, non è configurabile tutte le volte in cui - fermi tra il primo e il secondo grado i fatti costitutivi della pretesa azionata e le ragioni giuridiche a esse ancorate - vengano sollevate in appello delle ulteriori questioni di diritto, all'esame delle quali il giudice, salva la formazione del giudicato sul punto, sia comunque tenuto per il principio "iura novit curia" essendo suo dovere ricercare le norme giuridiche applicabili alla concreta fattispecie sottoposta al suo esame e porre a fondamento della decisione principi di diritto anche diversi da quelli erroneamente richiamati dalle parti. (Nella specie, in applicazione del riferito principio, la Suprema Corte ha ritenuto insussistente la violazione dell'art. 345 c.p.c. atteso che il giudice di secondo grado, sollecitato alla verifica del rispetto delle distanze legali tra edifici dalla domanda della parte attrice con condanna del frontista alla parziale demolizione del fabbricato realizzato sulla sua proprietà in violazione delle distanze previste dalla norma normativa urbanistica e da quella edilizia, era obbligato - indipendentemente dalle novità delle deduzioni sul punto formulate dalla parte appellante - a rilevare l'illegittimità dell'adozione, da parte del comune, di un regolamento edilizio contrastante con l'art. 9 d.m. Lavori pubblici 2 aprile 1968 n. 1444 e ad applicare, in sostituzione delle norme illegittime, le disposizione violate, in quanto automaticamente divenute parti integranti del successivo strumento urbanìstico)" Cassazione civile, sez. II, 03/03/2008, n. 5741 Franchi e altro c. Gaudenzi e altro Guida al diritto 2008, 22, 50 (s.m.) Giust. civ. Mass. 2008, 3, 349 - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -.



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