Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2017-02-13

Distanze e confini: le materie umide, esplodenti o comunque altamente nocive - Riccardo Mazzon

Quanto all'identificazione delle materie umide, esplodenti ovvero comunque altamente nocive, la giurisprudenza ha valutato, ad esempio, i consueti casi delle bombole di gas ad uso domestico, dei pozzetti, delle caldaie, dei bruciatori, dei depositi del carburante, dei serbatoi, dell'eternit e delle pietraie.

La consueta regola del dover osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza (cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto),

"il termine " regolamenti " contenuto nell'art. 890 c.c., in tema di distanze per fabbriche e depositi nocivi o pericolosi, va inteso nell'accezione estensiva, comprensiva, cioè, sia dei regolamenti generali, sia dei regolamenti locali, che disciplinano la specifica materia, senza alcuna possibilità di applicare quei regolamenti che riguardano le distanze fra costruzioni previste dall'art. 873 c.c. Pertanto, in difetto di norme regolamentari, il giudice deve fare osservare quelle distanze che siano necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza" Cass. 8.2.83, n. 1049, GCM, 1983, 2 - in assenza di regolamenti, è lasciato all'accordo dei privati il compito di provvedere in modo da evitare danni; ove non si raggiunga un'intesa, è l'autorità giudiziaria che deve provvedere a fissare le distanze Albano, Fabbriche e depositi nocivi o pericolosi, in NN.D.I., VI, Torino, 1960, 1116

vale per chi voglia collocare presso il confine materie umide, esplodenti o altrimenti nocive:

"l'articolo in esame raggruppa in tre categorie le opere per le quali vanno rispettate le distanze: a) costruzione di forni, camini, magazzini di sale, stalle e simili; b) collocamento di materie umide o esplodenti o in altro modo nocive; c) impianto di macchinari per i quali può sorgere pericolo di danni. Mentre per le prime due categorie vige la presunzione iuris et de iure di pericolo, per l'ultima categoria non vi è alcuna presunzione e di volta in volta va provata l'esistenza di un pericolo di danni, in assenza del quale non dovrà rispettarsi alcuna distanza" Gardani Contursi Lisi, Distanze legali, in ED, XIII, Milano, 1964, 308.

La giurisprudenza si è spesso pronunciata in materia, qualificando (o meno) tra la materie umide, nocive od esplodenti diverse usuali tipologie, quali la bombola di gas per uso domestico,

"art. 889, comma 2, c.c. nel prescrivere la distanza di almeno un metro dal confine per l'installazione dei tubi dell'acqua, del gas e simili si riferisce alle condotte o tubazioni che abbiano un flusso costante di sostanze liquide o gassose e comportino quindi un permanente pericolo per il fondo del vicino in relazione alla naturale possibilità di infiltrazioni e fughe, sicché esso non è applicabile ad un manufatto, quale una bombola di gas per uso domestico, non espressamente contemplato nello stesso art. 889 e quindi non assistito da alcuna presunzione di pericolosità, nei cui confronti trova invece applicazione il successivo art. 890 con la conseguenza che la sua pericolosità va accertata in concreto" Cass. 23.6.95, n. 7152, GCM, 1995, 6

i pozzetti,

"l'art. 889 c.c., il quale stabilisce la distanza da osservarsi dal confine per i pozzi, le cisterne, i fossi, ecc. mira a preservare il fondo vicino dai pericoli e dai pregiudizi derivanti dalla esistenza delle opere anzidette, secondo una presunzione assoluta di danno. Per ogni altra opera non espressamente menzionata, ma assimilabile a quelle indicate nella norma richiamata (nella specie: pozzetti diversi dai pozzi) la loro potenzialità dannosa, non presunta, deve essere accertata in concreto, con onere della prova a carico della parte istante" Cass. 9.1.93, n. 145, GCM, 1993, 27

le caldaie, i bruciatori, i depositi del carburante,

"negli impianti di riscaldamento la caldaia, il bruciatore e il deposito del carburante non sono soggetti alle disposizioni dell'art. 889 c.c., in tema di distanze per pozzi, cisterne, fossi e tubi, in quanto il serbatoio non è equiparabile a una cisterna, bensì sono soggetti alla norma dell'art. 890 c.c., la quale stabilisce le distanze per le fabbriche e i depositi nocivi e pericolosi, in base a una presunzione di nocività e pericolosità che è assoluta, nel caso in cui vi sia una norma del regolamento edilizio comunale la quale preveda la distanza medesima, ed è, invece, relativa, quando manchi una norma di tale natura, e può essere, quindi, superata ove si dimostri che, in relazione alla peculiarità della fattispecie e degli eventuali accorgimenti, possa ovviarsi al pericolo e al danno per il fondo vicino" Cass. 28.1.85, n. 432, GCM, 1985, 1; RGE, 1985, I,448 – conforme: Cass. 22.4.81, n. 2360, GCM, 1981, 4

i serbatoi,

"il serbatoio del carburante dell'impianto di riscaldamento per uso domestico, al pari della caldaia e del bruciatore, non è soggetto alle disposizioni dell'art. 889 c.c., in tema di distanze per pozzi, cisterne, fosse e tubi, non essendo equiparabile ad una cisterna (da intendere come manufatto interrato adibito alla raccolta ed alla conservazione dei liquidi). Detto serbatoio rientra, invece, fra i depositi nocivi o pericolosi previsti dall'art. 890 c.c., il quale ne stabilisce una presunzione assoluta di nocività o di pericolosità (se disposizioni regolamentari o di leggi speciali prescrivano per essi una precisa distanza) ovvero una presunzione iuris tantum di pericolosità, superabile con la dimostrazione, incombente sull'autore dell'opera, che, in relazione alla peculiarità della fattispecie ed agli accorgimenti usati, non esiste danno o pericolo per il fondo vicino. Pertanto, in difetto di specifiche disposizioni al riguardo - non rinvenibili in particolare nel d.m. 31 luglio 1934 - e in mancanza della prova anzidetta, la distanza in concreto sufficiente alla tutela del fondo vicino a quello in cui è stato installato il citato serbatoio dev'essere accertata dal giudice del merito secondo il suo prudente apprezzamento ed anche alla luce delle prescrizioni tecniche previste dai regolamenti nonché delle norme tecniche di uso comune" Cass. 23.5.92, n. 6217, GCM 1992, 5 – conforme: Cass. 8.11.85, n. 5459, GCM, 1985, 11

anche in eternit,

"l'art. 889 c.c. nel disciplinare la distanza da osservare nella costruzione di determinate opere (pozzi, cisterne, fosse, tubi) presso il confine, tiene conto della loro potenziale attitudine ad arrecare danno alla proprietà contigua stabilendo per esse una presunzione assoluta di pericolosità. Tra dette opere non rientrano i contenitori interrati, prefabbricati o realizzati in loco (nella specie: serbatoio di eternit) a tenuta impermeabile con la funzione di contenere le infiltrazioni e i travasamenti nel fondo finitimo, in quanto per tali contenitori non soccorre la presunzione assoluta di pericolosità, ed è, pertanto, necessario accertare in concreto, sulla base delle loro specifiche caratteristiche (struttura e composizione del materiale, distanza dal confine), se abbiano o meno attitudine a cagionare danno" Cass. 8.4.86, n. 2436, GCM, 1986, 4; DGA, 1987, 417

nonché le pietraie:

"la discarica di materiale pietroso, non essendo questo per sua natura nocivo o pericoloso, non rientra tra le attività considerate dall'art. 890 c.c." Cass. 16.6.92, n. 741, GCM, 1992, 6.



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