Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-04-24

DISTANZE E CONFINI: NORMATIVA ANTISISMICA ED ARTICOLI 872 E 873 DEL CODICE CIVILE - Riccardo MAZZON

rapporti tra la normativa antisismica relativa alle distanze e gli articoli 872 e 873 del codice civile

trattasi di normativa integrativa?

è sempre consentita la demolizione?

Ci si chiede se la normativa antisismica relativa alle distanze sia integrativa dell"articolo 873 del codice civile; la giurisprudenza è per l"affermativa (cfr., amplius, il volume: "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto),

"le norme antisismiche sugli intervalli di isolamento fra edifici, essendo dirette a salvaguardare non soltanto l'incolumità pubblica e privata ma anche ad impedire la creazione di intercapedini dannose e pericolose tra fabbricati, sono, ai sensi dell'art. 873 c.c., integrative delle norme del c.c. in materia di distanze fra le costruzioni, conferendo - in caso di violazione - alla parte danneggiata il diritto alla riduzione in pristino di cui all'art. 872 c.c. - recentemente conforme, con la precisazione che esse prevalgono sugli strumenti urbanistici che prevedano, eventualmente, distanze inferiori"

Cassazione civile, sez. II, 22/02/2011, n. 4277 Petrucci c. Secondini ed altro Giust. civ. Mass. 2011, 2, 278 Guida al diritto 2011, 12, 47 (nota M.P.)

"la norma dell'art. 8 comma 3 l. 25 novembre 1962 n. 1684, in materia di costruzioni nelle zone sismiche, determinando l'altezza dei fabbricati in funzione della distanza dagli edifici contrapposti, è integrativa delle disposizioni del codice civile sulle distanze nelle costruzioni con conseguente applicabilità del disposto dell'art. 872 comma 2 c.c.; pertanto, se un fabbricato viene edificato ad un'altezza superiore a quella massima consentita a norma del citato art. 8 dal rapporto tra altezza e larghezza dell'intervallo, si ha violazione della prescrizione che per tale costruzione impone una distanza maggiore e il giudice può ordinare la demolizione e l'arretramento dell'edificio sino al rispetto della distanza correlativa alla sua altezza" Cass. 13.8.80, n. 4926, GI, 1981, I, 1, 56; RGE 1981, I, 345; GCM 1980, 8 – conforme, con la precisazione che, in tema di distanze legali tra edifici, l'art. 6 l. reg. Sicilia 18 agosto 1978 n. 38, nella parte di cui prevede la ricostruzione nello stesso sito degli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 1978, non introduce una deroga alla normativa antisismica statale, non essendo ipotizzabile un concorso di norme statali e regionali nella disciplina delle distanze, che rientra nella materia dell'ordinamento civile riservata alla competenza esclusiva dello Stato, al quale spetta anche la competenza esclusiva in materia di sicurezza, a presidio della quale è posta la legislazione antisismica: Cassazione civile, sez. II, 07/01/2010, n. 51 Miraglia c. Marzullo ed altro Giust. civ. Mass. 2010, 1, 22

e ciò anche quando la norma affronti il tema distanze in modo mediato:

"le disposizioni sull'altezza degli edifici nelle zone sismiche in correlazione del distacco dal fabbricato o dal fondo vicino, di cui all'art. 8 della l. 25 novembre 1962 n. 1684 (abrogativa del r.d.l. 22 novembre 1937 n. 2105) sono norme integrative di quelle del codice civile sulle distanze fra costruzioni, ai sensi ed agli effetti dell'art. 872 c.c." Cass. 7.1.84, n. 97, GCM, 1984, 1; FI, 1984, I, 722).

Naturalmente, anche in seno alla normativa antisismica esistono disposizioni non integrative (quelle non riguardanti e distanze), la cui violazione comporta esclusivamente il risarcimento del danno:

"anche per le costruzioni in zone sismiche debbono distinguersi le norme integrative della disciplina del codice civile, tra le quali rientrano quelle regolanti i distacchi minimi tra le costruzioni e la cui violazione comporta il diritto del confinante di chiedere la riduzione in pristino dello stato dei luoghi, da quelle non integrative nel senso predetto, la violazione delle quali conferisce soltanto il diritto di chiedere il risarcimento dei danni" Cass. 6.11.87, n. 8227, GCM, 1987, 11

"qualora si deduca la violazione di norme antisismiche nelle costruzioni, senza fare questioni in tema di distanze fra le costruzioni stesse, l'attore non ha diritto alla rimessione in pristino, ma solo al risarcimento del danno, purché lo stesso sia dimostrato e sia legato con rapporto eziologico con la violazione denunciata" Cass. 20.8.81, n. 4958, GCM, 1981, 8.

Lo stesso orientamento lo si ritrova nella giurisprudenza penale:

"tra le norme relative alle costruzioni in zone sismiche si deve distinguere fra quelle integrative della disciplina del codice civile sui rapporti di vicinato, la cui violazione importa il diritto del proprietario confinante di chiedere la riduzione in pristino dello Stato dei luoghi, e quelle non integrative di detta disciplina la cui violazione genera soltanto il diritto al risarcimento del danno. Soltanto le disposizioni sugli intervalli di isolamento sono integrative del codice civile e consentono di chiedere la riduzione in pristino indipendentemente dall'accertamento se la violazione delle distanze comporti un pericolo per l'integrità della costruzione. Al contrario, la normativa concernente la disciplina della larghezza delle strade e degli spazi comunque sottratti al pubblico transito consente al frontista soltanto di chiedere il risarcimento del danno derivatogli dalla relativa violazione" Cass. Pen. 9.3.84, CP, 1985, 12 – conforme, con la precisazione che la disciplina prevista dal Testo Unico dell'edilizia trova applicazione anche nel caso in cui la costruzione si trovi all'interno di una proprietà privata, in quanto la disciplina in esame è volta a tutelare dagli effetti delle azioni sismiche la "pubblica incolumità", rientrando in tale concetto anche il possibile danno al singolo individuo e, quindi, allo stesso proprietario del manufatto: Cassazione penale, sez. III, 29/02/2008, n. 14432 Annulla senza rinvio, App. Catanzaro, 28 Marzo 2007 M. CED Cass. pen. 2008, rv 239664.

Conseguentemente, per le disposizioni c.d. integrative, la loro violazione comporta il diritto del vicino, non solo al risarcimento del danno, ma anche alla riduzione in pristino,

"anche per le norme antisismiche vale la regola di cui all'art. 872 c.c. e si deve perciò distinguere tra norme integrative e norme non integrative del c.c. Pertanto, il diritto alla demolizione sussiste solo ove si tratti di violazione delle norme antisismiche che attengono alla disciplina dettata dal c.c. negli art. 873 e ss., mentre per le altre violazioni è concesso solo il risarcimento del danno, salvo che non si verifichi una concreta lesione o il pericolo attuale di una lesione all'integrità materiale della cosa oggetto di proprietà o non si abbia la violazione di altra specifica norma delimitativa della sfera delle proprietà contigue che conceda in via autonoma la tutela diretta. (Fattispecie relativa all'applicazione dell'art. 10 della l. 25 novembre 1962 n. 1684, che vieta la costruzione di edifici con oltre due elevazioni nel caso di strutture in pietrame e malte)" Cass. 16.11.84, n. 5823, GCM, 1984, 11 – conforme Cass. 30.7.90, n. 7642,: GCM, 1990, 7 – conforme, precisando che, in relazione all'attività edificatoria, la violazione delle norme antisismiche comporta, oltre all'obbligo di risarcimento del danno, il diritto alla riduzione in pristino non solo quando risultino violate norme integrative di quelle previste dagli art. 873 ss. c.c., ma anche quando risulti il pericolo attuale di una lesione all'integrità materiale del bene; ne consegue che dall'inosservanza delle prescrizioni tecniche dettate per prevenire le conseguenze dannose del sisma deriva una presunzione di instabilità e, quindi, una situazione di pericolo permanente da rimuovere senza indugio (Nella specie, la S.C. ha respinto il ricorso contro la sentenza di merito che aveva condannato alla demolizione di un fabbricato - situato in zona sismica di grado S=9, su strada di larghezza inferiore a venti metri - nella parte in cui l'altezza dello stesso superava i dieci metri di altezza, escludendo che potesse trovare applicazione nella fattispecie la cosiddetto tolleranza di cantiere di cui all'art. 12 l. reg. Sicilia 10 agosto 1985 n. 37): Cassazione civile, sez. II, 21/04/2008, n. 10325 Natoli e altro c. Giaimo Giust. civ. Mass. 2008, 4, 605

a ciò non ostando né l"eventuale autorizzazione del genio civile,

"la violazione delle norme sulle distanze legali comporta il ripristino, ai sensi dell'art. 872 c.c., anche se l'opera illecitamente costruita in zona sismica sia stata autorizzata dal genio civile ai sensi dell'art. 25 l. 25 novembre 1962 n. 1684" Cass. 30.3.85, n. 2230, GI, 1986, I, 1, 255

né la conformità al titolo abilitativo:

"in tema di rapporti di vicinato, l'illiceità di una costruzione realizzata a distanza inferiore di quella prescritta dalle norme regolamentari, e la conseguente facoltà del proprietario del fondo confinante di chiedere la riduzione in pristino, secondo la previsione dell'art. 872 c.c., non restano escluse dal fatto che la costruzione medesima sia stata eseguita in conformità di licenza o concessione edilizia, ovvero, nelle zone sismiche, di progetto approvato dall'ufficio del genio civile ai sensi dell'art. 25 della l. 25 novembre 1962 n. 1684, poiché tali provvedimenti amministrativi non incidono sui suddetti rapporti, nè pregiudicano i diritti soggettivi dei terzi, i quali rimangono tutelabili davanti al giudice ordinario (senza che si renda necessaria da parte di detto giudice una delibazione incidentale della legittimità o meno di quei provvedimenti)" Cass. 30.3.85, n. 2230, GCM, 1985, 3; RGE, 1985, I, 71.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati