Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2016-01-18

DISTANZE E CONFINI: PRINCIPO DI PREVENZIONE E DM 2 APRILE 1968, N. 1444 - Riccardo MAZZON

il disposto dell"articolo 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 e il c.d. principio di prevenzione

prevale il primo ovvero il secondo?

la giurisprudenza, su punto, è discorde

Problematica di non poco momento è quella che coinvolge il dettato normativo del decreto de quo e il principio di prevenzione (cfr., amplius, i capitoli nono e ss. del volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto).

La giurisprudenza, in tale ambito, è discorde e opta ora per la prevalenza dell"uno,

"il d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, che in applicazione dell'art. 41 quinquies legge urbanistica (come modificato dall'art. 17 legge ponte), detta i limiti di densità, altezza, distanza tra i fabbricati, all'art. 9 comma 1 n. 2, con disposizione tassativa ed inderogabile, dispone che negli edifici ricadenti in zone territoriali diverse dalla zona A, è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti. Tale prescrizione, stante la sua assolutezza ed inderogabilità, risultante da fonte normativa statuale, sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici locali, comporta che, nel caso di esistenza sul confine tra due fondi di un fabbricato avente il muro perimetrale finestrato, il proprietario dell'area confinante che voglia, a sua volta, realizzare una costruzione sul suo terreno deve mantenere il proprio edificio ad almeno dieci metri dal muro altrui, con esclusione, nel caso considerato, di possibilità di esercizio della facoltà di costruire in aderenza (esercitabile soltanto nell'ipotesi di inesistenza sul confine di finestre altrui) e senza alcuna deroga neppure per il caso in cui la nuova costruzione realizzata nel mancato rispetto di essa sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella dalle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell'art. 907, comma 3, c.c." Cass. 26.7.02, n. 11013, GCM, 2002, 1358;

"le disposizioni dell'art. 41-quinquies della legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150 (nel testo fissato dall'art. 17 della l. 6 agosto 1967 n. 765), nonché dell'art. 9 del decreto del Ministro dei lavori pubblici del 2 aprile 1968, nella parte in cui, per fabbricati ubicati in zone territoriali omogenee, pongono inderogabili distanze minime dal confine (in modo vincolante anche per i comuni, in sede di formazione degli strumenti urbanistici), hanno carattere integrativo delle norme del codice civile sulle distanze legali, ai sensi ed agli effetti dell'art. 872 c.c., e rendono inapplicabile il principio della prevenzione di cui all'art. 875 c.c., non invocabile rispetto a distacchi assoluti, fissati con riferimento al confine" Cass. 24.2.88, n. 1973, GCM, 1988, fasc. 2;

ora per la prevalenza dell"altro:

"conformemente al principio della prevenzione temporale, stabilito dall'art. 875 c.c., colui che costruisce per primo, se il suo fondo è situato in un comune sprovvisto di strumenti urbanistici, sceglie la distanza alla quale il vicino che costruirà dopo deve adeguarsi, perché si applica l'art. 873 c.c. e non gli art. 17 l. 6 agosto 1967 n. 765 e 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, norme programmatiche, vincolanti per i comuni nella formazione degli strumenti urbanistici che devono adottare, non per i privati" Cass. 5.5.98, n. 4517, GCM, 1998, 934;

"l'art. 9 n. 2 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 non impone di rispettare in ogni caso una distanza minima dal confine e, in applicazione del principio di prevenzione, va interpretato nel senso che tra una parete finestrata e l'edificio antistante va rispettata la distanza di mt. 10, con obbligo del prevenuto di arretrare la propria costruzione fino ad una distanza di mt. 5 dal confine, se il preveniente, nel realizzare tale parete finestrata, ha rispettato una distanza di almeno mt. 5 dal confine. Ove il preveniente abbia realizzato una parete finestrata ad una distanza dal confine inferiore a mt. 5, il vicino non sarà tenuto ad arretrare la propria costruzione fino a rispettare la distanza di mt. 10 da tale parete, ma potrà imporre al preveniente di chiudere le aperture e costruire (con parete non finestrata) rispettando la metà della distanza legale dal confine ed eventualmente procedere all'interpello di cui all'art. 875 comma 2 c.c., ove ne ricorrano le condizioni" Cass. 7.3.02, n. 3340, GCM, 2002, 410

"il rispetto del requisito delle distanze tra fabbricati deve essere assicurato non solo quando un edificio è già esistente, ma anche nell'ipotesi di edificio semplicemente autorizzato, in quanto al momento del rilascio del permesso di costruire l'Amministrazione ha l'obbligo di valutare la situazione esistente e quindi anche il diritto ad edificare sorto in capo ai controinteressati in forza di un valido titolo abilitativo. La ratio delle disposizioni recate dalla normativa edilizia in materia di distacchi minimi fra edifici (d.m. n. 1444 del 1968 e regolamenti comunali applicativi) è quella di evitare le c.d. intercapedini dannose, ossia quegli spazi angusti fra edifici che possono compromettere la salubrità dei rioni cittadini. Pertanto, l'obiettivo a base della normativa sui distacchi minimi fra edifici può essere raggiunto o imponendo per l'appunto una distanza minima inderogabile fra costruzioni limitrofe oppure, in alternativa, consentendo l'edificazione in aderenza. Per il principio della prevenzione, il soggetto che per primo ha ottenuto il permesso di costruire (in aderenza al confine o nel rispetto della distanza da esso prevista dagli strumenti urbanistici) impone al confinante di seguire la propria scelta, cioè di costruire in aderenza oppure rispettando il distacco minimo previsto"T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 01/04/2011, n. 1899 A.S. c. (avv. Polito, Stanziano) c. Com. Striano c. (avv. Sagliocco) Foro amm. TAR 2011, 4, 1320 (s.m.)



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