Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-09-18

DISTANZE E CONFINI: QUANDO GLI EDIFICI SONO SEPARATI DA PUBBLICA VIA - Riccardo MAZZON

il terzo comma dell"articolo 905 del codice civile: la pubblica via collocata tra i fondi vicini

la prova della natura (pubblica) del terreno che separa i due edifici

la presunzione di demanialità ex comma terzo dell"articolo 22 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F

Tanto per le vedute dirette che per i balconi (et similia), il divieto di apertura cessa qualora tra i due fondi vicini vi sia una pubblica via: risulta, pertanto, ictu oculi l"importanza di capire come si possa dare la prova nella natura della strada che, eventualmente, separi i fondi interessati (cfr. amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto ).

A tal proposito, la giurisprudenza afferma che,

"perché si possa parlare di strada pubblica ai fini dell'esonero dal rispetto delle distanze nell'apertura di vedute dirette e balconi, ex art. 905, comma 3, c.c., occorre che la destinazione della strada all'uso pubblico risulti da un titolo legale, il quale può esser costituito oltreché da un provvedimento dell'autorità o da una convenzione con il privato anche dall'usucapione ove risulti provato l'uso protratto del bene privato da parte della collettività per il tempo necessario all'acquisto del relativo diritto, restando peraltro escluso che a tal fine rilevi un uso limitato ad un gruppo ristretto di persone che utilizzino il bene "uti singuli" essendo necessario un uso riferibile agli appartenenti alla comunità in modo da potersi configurare un diritto collettivo all'uso della strada e non un diritto meramente privatistico a favore solo di alcuni determinati soggetti" Cass. 24.898, n. 8341, GCM, 1998, 1749,

ulteriormente precisando come

"il vicino che eccepisca la natura pubblica della porzione di terreno che separa il suo fabbricato, su cui ha aperto vedute a distanza inferiore a quella legale, da quello antistante, acquistato da altri con il medesimo titolo unitamente a tale porzione, abbia l'onere di provare tale natura demaniale, e a tal fine le risultanze catastali concernenti la particella in contestazione hanno valore meramente indiziario, ancorché risalenti al tempo dell'istituzione del catasto, perché prive di efficacia negoziale, mentre le note di conferma del comune al riguardo hanno carattere unilaterale" Cass. 3.7.99, n. 6885, GCM, 1999, 1554.

E, ribadito come

"l'obbligo di rispettare la distanza legale di metri tre da parte del proprietario, che intenda eseguire una costruzione su un fondo, nei confronti del vicino che sullo stesso fondo abbia acquistato il diritto di avere una veduta diretta, viene meno quando tra la veduta ed il fondo vi sia una via pubblica o anche un semplice spiazzo pubblico. Le distanze per l'apertura di vedute, e le distanze delle costruzioni delle vedute, previste dal codice civile, non sono applicabili nel caso di presenza di una strada pubblica, sia che questa passi fra i due immobili interessati, rendendoli fronteggianti, sia che si ponga, rispetto alle vedute, ad angolo retto" Cass. 5.8.92, n. 9297, GI, 1993, I, 1, 1725,

in argomento, necessita tener presente anche la presunzione di demanialità, ex comma terzo dell"articolo 22 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F,

"l'art. 22 comma 3 della l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. F stabilisce una presunzione iuris tantum di demanialità anche agli effetti degli art. 879 comma 2 e 905 comma 3 c.c., rispetto alle piazze, agli spazi ed ai vicoli all'interno delle città, adiacenti alle strade comunali o aperti al suolo pubblico, che ammette la prova contraria circoscritta all'esistenza di consuetudini che escludano la demanialità per il tipo di aree cui faccia parte quella considerata, o di convenzioni che ne attribuiscano la proprietà ad un soggetto diverso dal Comune, o alla natura privata della proprietà dell'area stessa" Cass. 16.2.93, n. 1927, GCM, 1993, 321

pur con le dovute peculiarità, in sede di applicazione:

"la presunzione (iuris tantum) di demanialità dei vicoli aperti su suolo pubblico, sancita dall'art. 22 della l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. F (testo delle leggi sui lavori pubblici), può essere invocata allorché si tratti di accertare l'appartenenza o meno del bene alla p.a. e non anche quando, accertata la proprietà privata del vicolo, sia in discussione l'esistenza o meno di una servitù di pubblico transito a carico del vicolo stesso, la quale non può ritenersi sussistente per il semplice fatto dall'iscrizione del vicolo nell'elenco delle strade comunali e per l'apposizione dei numeri civici" (Cass. 26.8.85, n. 4524, GCM, 1985, fasc. 8-9).



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