Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2016-09-14

Distanze e confini: travi e catene nel muro comune a confronto con la disciplina delle tubazioni - Riccardo Mazzon

Quali sono le differenze tra l"articolo 890 e l"articolo 844 del codice civile? In effetti. l"articolo 884 del codice civile non deroga alla disciplina sulle distanze relative alle tubazioni.

L"articolo 884 del codice civile, il quale disciplina l"appoggio e l"immissione di travi e catene nel muro comune (cfr., amplius, il capitolo quindicesimo del presente volume), non deroga alla disciplina sulle distanze relative alle tubazioni - si veda, amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -:

"l'art. 884 c.c. stabilisce le facoltà del comproprietario del muro comune: appoggio di costruzione, immissione di travi, attraversamento con chiavi e catene di rinforzo, appoggio di camino, apertura di incavo, entro determinati limiti e condizioni, ma non prevede nè la facoltà di immettervi i tubi, di cui all'art. 889, comma 2 c.c., nè alcuna deroga all'obbligo delle distanze ivi previste, trattandosi di norme che operano in materia diversa e perseguono finalità diverse o analoghe, ma con mezzi diversi" Cass. 3.4.79, n. 1895, GCM, 1979, 4.

Importante, al fine di completare la disamina delle norme oggetto di studio nel presente capitolo, verificare la differenza esistente tra l"articolo 890 (Distanze per fabbriche e depositi pericolosi) e l"articolo 844 (Immissioni) del codice civile.

In effetti,

"la disciplina dettata dal legislatore in tema di distanze per fabbriche e depositi nocivi e pericolosi (art. 890 c.c.) differisce nettamente da quella delle immissioni (art. 844 c.c.) poiché il rispetto delle distanze prescritte dai regolamenti in base ad una presunzione assoluta di pericolo, ovvero di quelle imposte dalla necessità, accertata in concreto, di preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza, non conosce deroghe in relazione ai limiti di tollerabilità, a particolari situazioni locali, a esigenze della produzione o a priorità di uso, che sono invece presi in considerazione dalla disciplina delle immissioni, la quale, inoltre, opera anche quando le immissioni denunciate non provengano da fondi vicini" Cass. 23.1.80, n. 566, GCM, 1980, 1.

Dal principio sopra esposto discende de plano che

"è nuova la domanda di arretramento della fabbrica o deposito nocivi o pericolosi situati sul fondo del vicino in violazione delle distanze indicate dall'art. 890 c.c. rispetto a quella di cessazione per intollerabilità, ai sensi dell'art. 844 c.c., delle immissioni emananti dalle medesime, introduttiva del giudizio, perché per l'una occorre accertare se l'installazione viola le distanze previste dai regolamenti, o, in mancanza, quelle necessarie ad evitare qualsiasi danno alla solidità, salubrità e sicurezza del fondo vicino; per l'altra se l'immissione supera la normale tollerabilità, contemperando le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà ed eventualmente considerando la priorità dell'uso" Cass. 30.3.01, n. 4712, GCM, 2001, 633.

Sempre nella stessa direzione, ma sotto un altro punto di vista, è corretto affermare che

"mentre l'art. 844 c.c. mira a tutelare la proprietà dalle immissioni, l'art. 890 stesso codice, che presenta una tutela rafforzativa rispetto alla norma contenuta nell'art. 844 e la contiene in sè, ha un più ampio campo di applicazione, comprendente tutte le ipotesi in cui le immissioni sono provocate in danno di un fondo confinante e sono tali da provocare anche solo il pericolo di danno alla solidità di un immobile o alla salubrità (comprensiva anche della salute) nel godimento dello stesso. Entrambe le norme sono ispirate all'esigenza di contemperare le ragioni della proprietà con le necessità sociali, con il compito del giudice di fissare i rispettivi limiti, e l'art. 890 va collegato con l'art. 2933, con la conseguenza che, se la distruzione o rimozione della cosa nociva o pericolosa sia di pregiudizio all'economia nazionale, il giudice può soltanto condannare al risarcimento del danno" Trib. Napoli 18.7.83, GM, 1984, 1.

Conseguentemente e per concludere sul punto,

"il criterio della normale tollerabilità e la relatività del medesimo sono previsti dall'art. 844 c.c. esclusivamente con riguardo alle immissioni e non possono, pertanto, trovare applicazione in tema di distanze per fabbriche e depositi nocivi che sono regolate dall'art. 890 dello stesso codice con norma che si ispira al diverso principio della presunzione di pericolo: assoluta se la distanza da osservare sia stabilita nei regolamenti, relativa negli altri casi nei quali le distanze da osservare saranno quelle che, nelle specifiche circostanze, si riveleranno necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza" Cass. 28.1.87, n. 780, GCM, 1987, 1.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati