Articoli, saggi, Urbanistica, edilizia -  Mazzon Riccardo - 2015-05-04

DISTANZE E NORMATIVA ANTISISMICA: ANTAGONISMO E FRONTALITA' DEI FABBRICATI - Riccardo MAZZON

il semplice risultare di una concreta lesione o il pericolo attuale di una lesione all'integrità materiale del bene

la presenza tra i due edifici di una pubblica via

antagonismo e frontalità quali parametri necessari al fine di identificare i fabbricati soggetti alla normativa antisismica sulle distanze

E' bene innanzitutto rimarcare come il diritto alla riduzione in pristino sussista anche quando semplicemente risulti una concreta lesione o il pericolo attuale di una lesione all'integrità materiale del bene (cfr., amplius, il volume: "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto),

"la violazione di norme antisismiche comporta l'obbligo del risarcimento del danno (se ed in quanto sussistente) il diritto alla riduzione in pristino non solo quando risultino violate norme integrative di quelle previste dagli art. 873 e ss. c.c. in materia di distanze, ma anche quando risulti una concreta lesione o il pericolo attuale di una lesione all'integrità materiale del bene ovvero si sia verificata violazione di altra specifica disposizione delimitativa della sfera della proprietà contigua, che conceda in via autonoma la tutela diretta. A tal fine l'attualità del pericolo di danno deve valutarsi non già in riferimento allo stato asismico bensì in relazione alla possibilità sempre incombente nelle zone sismiche di un movimento tellurico, sicché dall'inosservanza delle prescrizioni tecniche dettate per prevenire le conseguenze dannose del sisma deve desumersi una presunzione di instabilità nella costruzione realizzata e quindi una situazione di pericolo permanente da rimuovere senza indugio" Cass. 7.5.91, n. 5024, GCM, 1991, 5 – conforme: Cass. 17.4.81, n. 2335, GCM, 1981, 4

e ciò a prescindere dal carattere integrativo o meno della normativa violata:

"la violazione della legislazione antisismica nella costruzione di immobili, seppur non integrativa delle norme del codice civile sulla distanza tra edifici, legittima il proprietario dell'edificio contiguo a chiedere la demolizione, ove non sia possibile l'eliminazione dello stato di pericolo creatosi attraverso la predisposizione di idonei interventi tecnici" Trib. Napoli 12.7.04, ReGiu, 2005.

Naturalmente, in questo caso, ogni qualvolta i mezzi apprestati dalla tecnica consentano di rimuovere la situazione d'instabilità della nuova opera, non vi è alcuna ragione per disporre la sua demolizione:

"la riduzione in pristino può essere chiesta anche quando la norma violata della legislazione antisismica non integri quelle del codice civile sulle distanze tra costruzioni, ma tuteli comunque l'integrità materiale del bene oggetto della proprietà. Ogni qualvolta i mezzi apprestati dalla tecnica consentano di rimuovere la situazione d'instabilità della nuova opera, non vi è alcuna ragione per disporre la sua demolizione perché questa si risolverebbe, per il costruttore in un notevole sacrificio non necessario" Cass., sez. un., 28.7.98, n. 7396, UApp, 1999, 160.

Il diritto di far valere le distanze prescritte dalla normativa antisismica va riconosciuto al proprietario frontista anche in presenza, tra i due edifici, di una pubblica via:

"poiché nelle zone sismiche la distanza legale degli intervalli di isolamento delle costruzioni tutela l'integrità della proprietà edilizia dal pericolo di crollo degli edifici vicini a causa di terremoti, e tale pericolo non viene meno per la presenza, tra due edifici, di una pubblica via, deve riconoscersi anche in tal caso al proprietario frontista il diritto di far valere le distanze prescritte dalla normativa antisismica; in siffatta situazione, peraltro, può essere eseguita la riduzione in pristino di cui all'art. 872 c.c. anche soltanto attraverso la condanna all'arretramento - e non alla demolizione - dell'edificio costruito in violazione della prescritta distanza" Cassazione civile, sez. II, 17/04/2009, n. 9318 Esposito c. Granito Giust. civ. Mass. 2009, 4, 646.

La normativa antisismica sulle distanze si applica a tutte le ipotesi in cui i muri perimetrali di costruzioni finitime si trovino in posizione antagonistica, idonea cioè a provocare, in caso di crollo di uno degli edifici, danni a quello confinante (nell'esempio che segue, è stata esclusa la violazione dell'art. 6 n. 4 della legge n. 1684 del 1962 sul rilievo che il fabbricato realizzato dal convenuto non fosse fronteggiante rispetto a quello dell'attore, atteso che nessuna retta ortogonale al fronte di uno degli edifici incontrava un punto del contorno dell'altro):

"in tema di costruzioni in località sismiche, l'art. 6 n. 4 della legge 25 novembre 1962 n. 1684, (secondo cui la larghezza degli intervalli di isolamento fra due edifici misurata tra i muri frontali non deve essere inferiore a sei metri, ove l'area frapposta sia sottratta al pubblico transito mediante chiusura) comprende tutte le ipotesi in cui i muri perimetrali di costruzioni finitime si trovino in posizione antagonistica, idonea cioè a provocare, in caso di crollo di uno degli edifici, danni a quello confinante. Pertanto, la presenza, nei detti muri perimetrali, di spigoli e angoli non esclude l'applicazione della norma citata, in quanto ogni angolo o spigolo è formato da due linee che, sul piano costruttivo, costituiscono vere e proprie "fronti", le quali, a loro volta, realizzano, rispetto all'opposta costruzione, quella posizione antagonistica la cui potenziale pericolosità viene eliminata o attenuata dal rispetto della distanza minima. Peraltro, tale principio opera nel caso in cui le due rette che si dipartono dall'angolo secondo le direttrici dei lati di questo vadano ad intersecare il perimetro della costruzione che si vuole opposta, mentre, qualora tali linee non attraversino idealmente il corpo dell'edificio vicino, non v'è antagonismo tra le costruzioni, né sussiste quella frontalità che la norma in oggetto prevede come presupposto dell'osservanza della distanza di sei metri a scopo di prevenzione antisismica tra i segmenti perimetrali degli edifici. Pertanto, la misurazione della distanza non può essere eseguita in senso radiale, utilizzando un compasso che, avendo come punto di riferimento ciascuno spigolo del fabbricato(asseritamente fronteggiante), delimiti con il suo movimento circolare un'area libera inferiore a sei metri di raggio, sì da comprendere l'angolo del fabbricato opposto" Cass. 22.6.07, n. 14606, GCM, 2007, 6.



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