Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-12-05

DISTANZE MINIME: COSA SIGNIFICA CHE L'ART. 9 DEL DM 1444/68 NON E' IMMEDIATAMENTE PRECETTIVO? - Riccardo MAZZON

la non immediata precettività dell"articolo 9 del decreto ministeriale n. 1444 del 2 aprile 1968

l"obbligo del giudice di merito di applicare direttamente le disposizioni ivi contenute

previa disapplicazione della disposizione illegittima contenuta negli strumenti urbanistici astrattamente applicabili al caso concreto in esame

L"articolo 9 del decreto ministeriale in oggetto non è considerato immediatamente precettivo (cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto):

"in materia edilizia, la disciplina in materia di distanze di cui all'art. 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, non è immediatamente precettiva, considerato che la sua finalità è quella di impedire che, in mancanza di regole urbanistiche, l'attività costruttiva si svolga disordinatamente senza il rispetto del decoro edilizio, dell'igiene e della salubrità, indispensabili per l'ordinato sviluppo del territorio comunale" T.A.R. Sicilia Palermo 14.3.05, n. 359, TAR, 2005, 3 862;

"in tema di distanze legali fra costruzioni le prescrizioni dettate dall'art. 9 d.m. n. 1444 del 1968, essendo dirette ai Comuni, ai fini della formazi-one degli strumenti urbanistici, non sono immediatamente applicabili nei rapporti fra privati" Cass. 22.9.04, n. 19009, GCM, 2004, 9;

"il d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 (emanato in esecuzione della norma sussidiaria dell'art. 41 quinquies l. 17 agosto 1942 n. 1150, introdotto dalla l. 6 agosto 1967 n. 765) che all'art. 9 prescrive in tutti i casi la distanza minima assoluta di metri dieci tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, impone determinati limiti edilizi ai comuni nella formazione o revisione degli strumenti urbanistici, ma non è immediatamente operante anche nei rapporti tra privati" Cass. 2.10.00, n. 13011, GCM, 2000, 2074; conforme Cass. 24.5.00, n. 6812, GCM, 2000, 1103.

Peraltro, la regola della non immediata precettività va coordinata con il principio secondo il quale il giudice di merito deve applicare direttamente le disposizioni contenute nella normativa de qua,

"la disposizione di cui all'art. 9 comma 1 n. 2, d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, essendo volta non alla tutela del diritto alla riservatezza, bensì alla salvaguardia di imprescindibili esigenze igienico-sanitarie, e quindi tassativa ed inderogabile, non solo impone al proprietario dell'area confinante col muro finestrato altrui di costruire il proprio edificio ad almeno dieci metri da quello, senza alcuna deroga neppure per il caso in cui la nuova costruzione sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella dalle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell'art. 907 comma 3, c.c., ma vincola anche i Comuni in sede di formazione o revisione degli strumenti urbanistici con la conseguenza che ogni previsione regolamentare in contrasto con l'anzidetto limite minimo è illegittima e va annullata ove oggetto di impugnazione, o comunque disapplicata, stante la sua automatica sostituzione con la clausola legale dettata dalla fonte sovraordinata, atteso che l'art. 9, d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, stante la sua natura di norma primaria, sostituisce eventuali disposizioni contrarie contenute nelle norme tecniche di attuazione" Consiglio di Stato, sez. IV, 27/10/2011, n. 5759 (Conferma Tar Puglia, Bari, sez.III, n. 2779 del 2007) G. , Com. Polignano a Mare c. (avv. Sanino) (avv. Crisci) c. C. ed altro c. (avv. Manzi) Foro amm. CDS 2011, 10, 3125 (s.m.)

previa disapplicazione della disposizione illegittima contenuta negli strumenti urbanistici astrattamente applicabili al caso concreto in esame:

"il d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 (emanato in virtù dell'art. 41 quinquies, l. n. 1150 del 1942, introdotto a sua volta dall'art. 17, l. n. 765 del 1967), ripete dal rango di fonte primaria della norma delegante la forza di legge, suscettibile di integrare con efficacia precettiva il regime delle distanze dalle costruzioni di cui all'art. 872 c.c.; la regola della distanza di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti prevista dalla suddetta norma vincola anche i Comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che ogni previsione regolamentare in contrasto con l'anzidetto limite minimo è illegittima e va disapplicata, essendo consentita alle amministrazioni locali solo la fissazione di distanze superiori" T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 15/06/2011, n. 3184 F.A. c. (avv. Soprano) c. Com. Napoli ed altro c. (Avv. Municipale) (avv. Lentini) Foro amm. TAR 2011, 6, 2052 (s.m.) -conforme, nel senso che, in tema di distanze tra costruzioni, il principio secondo il quale la norma di cui all'art. 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 (che fissa in dieci metri la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti), imponendo limiti edilizi ai comuni nella formazione di strumenti urbanistici, non è immediatamente operante nei rapporti tra privati, va interpretato nel senso che l'adozione, da parte degli enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con la norma comporta l'obbligo, per il giudice di merito, non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la disposizione del ricordato art. 9, divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata: Cass. 19.11.04, n. 21899, GCM, 2004, 11;

"l'art. 41-quinquies della legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150, nel testo introdotto dall'art. 17 della l. 6 agosto 1967 n. 765, ha carattere precettivo e inderogabile nella parte in cui dispone che in tutti i comuni, ai fini della formazione di nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, debbono essere osservati limiti inderogabili di distanza fra fabbricati definiti per zone territoriali omogenee con decreto del Ministro dei LL.PP. di concerto con quello dell'interno. Ne consegue che sono illegittime e devono quindi, essere disapplicate dal giudice ordinario, a norma dell'art. 5 della l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. E, le disposizioni del piano regolatore comunale (nella specie: comune di Godiasco), qualora prescrivano una distanza tra fabbricati inferiore a quella stabilita dall'art. 9 del d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, emesso in esecuzione dell'art. 41 della citata legge n. 1150 del 1942, continuando ad aver vigore le norme di tale legge urbanistica, come modificata dall'accennata legge n. 765 del 1967" Cass., sez. lav., 27.5.82, n. 3213, GCM, 1982, fasc. 5;

"il d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 (emanato in esecuzione della norma sussidiaria dell'art. 41 quinquies l. 17 agosto 1942 n. 1150, introdotto dalla l. 6 agosto 1967 n. 765), che all'art. 9 prescrive la distanza minima inderogabile di metri dieci tra pareti finestrate o pareti di edifici antistanti, impone determinati limiti edilizi ai comuni nella formazione o nella revisione degli strumenti urbanistici, ma non è immediatamente operante nei rapporti tra privati. Pertanto, l'eventuale previsione, negli strumenti urbanistici locali, di distanze inferiori a quelle prescritte dall'art 9 d.m. citato sono da considerarsi illegittime e vanno, quindi, disapplicate e sostituite "ex lege" con quelle di detta normativa statuale, mentre queste ultime non sono immediatamente applicabili nei rapporti tra privati finché non siano state inserite negli stessi strumenti adottati o modificati, a differenza dalle prescrizioni del comma 1 dell'art. 17 legge n. 765 del 1967 immediatamente applicabili nei comuni sprovvisti di piano regolatore generale o di programma di fabbricazione" Cass. 15.3.01, n. 3771, GCM, 2001, 496; conforme Cass. 210.00, n. 13011, BLT, 2001, 156.



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