Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-04-02

DISTANZE TRA EDIFICI E DAI CONFINI: CHE DIFFERENZA C'E' TRA LUCI E VEDUTE? - Riccardo MAZZON

differenze tra luci e vedute

per veduta-prospetto deve intendersi l'apertura destinata per sua normale e prevalente funzione a guardare e ad affacciarsi verso il fondo del vicino

non sempre però la mancanza del requisito del "prospicere" esclude la configurabilità della veduta

Quanto alla differenza con le luci, merita particolare rilievo la giurisprudenza che ritiene - sulla scorta della considerazione che la possibilità di affacciarsi sia prevista, dall'articolo 900 del codice civile, in aggiunta a quella di guardare – come, in determinate condizioni, la mancanza del requisito del "prospicere" non escluda la configurabilità della veduta quando, attraverso l'apertura, sia comunque possibile la completa visuale sul fondo vicino mediante semplice "inspectio" - cfr. amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -:

"l'elemento che caratterizza la veduta rispetto alla luce è la possibilità di avere, attraverso di essa, una visuale agevole - e cioè senza l'uso di mezzi artificiali - sul fondo del vicino, mentre la possibilità di affacciarsi è prevista dall'art. 900 c.c., in aggiunta a quella di guardare, cosicché, in determinate condizioni, la mancanza di quest'ultimo requisito, non esclude la configurabilità della veduta, quando attraverso l'apertura sia comunque possibile la completa visuale sul fondo vicino mediante semplice "inspectio""" Cass. 4.1.93, n. 17, GCM, 1993, 6; Cass. 10.12.91, n. 13270, GCM, 1991, fasc. 12.

Solitamente, peraltro, le definizioni utilizzate dalla giurisprudenza valorizzano grandemente il requisito della "prospectio":

"a norma dell'art. 900 c.c. per veduta-prospetto deve intendersi l'apertura destinata per sua normale e prevalente funzione a guardare e ad affacciarsi verso il fondo del vicino, cioè le finestre, i balconi, le terrazze e simili, mentre tale qualifica non spetta, di regola, ad altri manufatti, portoni, ballatoi etc., destinati principalmente all'ingresso e al passaggio delle persone e non a consentire la sosta e l'affaccio verso il fondo altrui" Cass. 3.1.92, n. 2, GCM, 1992, fasc. 1;

"costituiscono vedute le sole aperture la cui destinazione normale è permanente, individuata alla stregua di elementi obiettivi di carattere strutturale e funzionale, siano tali da consentire di guadagnare e sporgersi verso il fondo del vicino in modo comodo e sicuro, così che la "inspectio e la prospectio" per le loro concrete modalità risultino conformi alla destinazione obiettiva dell'apertura, sì dà profilarsi come un uso normale" Cass. 8.6.79, n. 3263, GCM, 1979, fasc. 6.



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