Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2016-03-05

DISTANZE TRA PARETI FINESTRATE: E SE C'E' UNA STRADA PUBBLICA IN MEZZO? - Riccardo MAZZON

Può capitare che, tra due pareti provviste di finestre, passi una pubblica via: qual'è, in tal caso, la distanza da considerare? Ebbene, la presenza di strada pubblica tra i due fondi non consente di derogare alla distanza minima stabilita dall'art. 9, d.m. 2 aprile 1968 tra pareti finestrate di edifici antistanti.

Anche in presenza di una strada pubblica tra due fondi - o anche già destinata ad uso pubblico e oggetto di procedura espropriativa da parte della p.a. (cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto):

"l'art. 9, comma 1 d.m. 1444 del 1968, per la sua genesi e per la sua funzione igienico-sanitaria, costituisce un principio assoluto ed inderogabile, che prevale sia sulla potestà legislativa regionale, in quanto integra la disciplina privatistica delle distanze, sia sulla potestà regolamentare e pianificatoria dei Comuni, in quanto deriva da una fonte normativa statale sovraordinata, sia infine sull'autonomia negoziale dei privati, in quanto tutela interessi pubblici, che per la loro natura igienico-sanitaria non sono nella disponibilità delle parti. Tale norma, comporta per il giudice di merito, che pertanto ha piena giurisdizione a tutela dei diritti soggettivi del confinante leso, l'obbligo di applicare, in sostituzione delle disposizioni illegittime, quelle dello stesso strumento urbanistico, nella formulazione derivante tuttavia dall'inserzione in esso della regola sulle distanze, fissata nel decreto ministeriale. La circostanza poi, che il confine tra i fondi comprenda anche una strada già destinata ad uso pubblico e oggetto di procedura espropriativa da parte della p.a. competente resta del tutto irrilevante ai fini della pretesa inapplicabilità della disposizione al vaglio. L'art. 9 cit. infatti è applicabile anche quando tra le pareti finestrate (o tra una parete finestrata e una non finestrata) si interponga una via pubblica. La fattispecie è infatti proprio regolata dal 2 comma del medesimo art. 9, che prescrive in questo caso distacchi maggiorati in relazione alla larghezza della strada. L'esclusione della viabilità a fondo cieco prevista nella stessa norma va quindi riferita alle maggiorazioni e non alla distanza minima di 10 metri, che rimane a salvaguardia delle esigenze igienico-sanitarie. In presenza allora di pareti finestrate poste a confine con la via pubblica non è mai ammissibile la deroga prevista dall'art. 879, comma 2 c.c. per le distanze tra edifici e dall'art. 905, comma 3 c.c. per le vedute" Tribunale Teramo, 10/01/2011, n. 4 - Giurisprudenza locale - Abruzzo 2011 -

non è consentito derogare alla distanza minima stabilita dall'art. 9, d.m. 2 aprile 1968 tra pareti finestrate di edifici antistanti,

"l'art. 9 comma 1 n. 2 del d.m. 1444/1968 è applicabile anche quando tra le pareti finestrate (o tra una parete finestrata e una non finestrata) si interponga una via pubblica. La fattispecie è regolata dal comma 2 del medesimo art. 9, che prescrive in questo caso distacchi maggiorati in relazione alla larghezza della strada. L'esclusione della viabilità a fondo cieco prevista nella stessa norma va riferita alle maggiorazioni e non alla distanza minima di 10 metri, che rimane inderogabile a salvaguardia delle esigenze igienico-sanitarie. In presenza di pareti finestrate poste a confine con la via pubblica non è quindi mai ammissibile la deroga prevista dall'art. 879 comma 2 c.c. per le distanze tra edifici e dall'art. 905 comma 3 c.c. per le vedute" T.A.R. Lombardia Brescia, sez. I, 03/07/2008, n. 788 A. G. e altro c. (avv. A. Pagano e G. Morabito) c. Com. Caravaggio, M. s.r.l. c. (avv. A. Vetturi, Goffi) Foro amm. TAR 2008, 7-8, 1957 (s.m.)

neppure con il consenso del vicino frontistante, in quanto, trattandosi di tutelare un interesse pubblico, di natura urbanistica, superiore a quello individuale dei proprietari dei fondi finitimi (interesse specificamente tutelato dalle norme del codice civile sulle distanze nelle costruzioni), non trovano applicazione — ex art. 879 comma 2 c.c. —

"in presenza di pareti finestrate poste a confine con la via pubblica, non è mai ammissibile la deroga prevista dall'art. 879 comma 2 c.c. per le distanze tra edifici" T.A.R. Liguria Genova, sez. I, 20/07/2011, n. 1148 M.G. ed altro c. (avv. Granara) c. Com. La Spezia, Prov. La spezia e Soc. S. c. (avv. Carrabba, Furia, Puliga), (avv. Allegri, Barbieri) (avv. Gerbi) Foro amm. TAR 2011, 7-8, 2291 (s.m.)

le disposizioni civilistiche (e quelle di esse integrative) sulle distanze, in quanto recessive rispetto alla speciale normativa urbanistico-edilizia (le « leggi e i regolamenti » di cui all'art. 879 comma 2 c.c.), che si applica in luogo delle stesse:

"l'art. 9, d.m. n. 1444 del 1968 sui limiti di distanza tra i fabbricati ricadenti in zone territoriali diverse dalla zona A, costituisce un principio assoluto ed inderogabile, che prevale — ad un tempo — sia sulla potestà legislativa regionale, in quanto integra la disciplina privatistica delle distanze, sia sulla potestà regolamentare e pianificatoria dei Comuni, in quanto deriva da una fonte normativa statale sovraordinata, sia, infine, sull'autonomia negoziale dei privati, in quanto tutela interessi pubblici che, per loro natura, non sono nella disponibilità delle parti. Esso, inoltre, è applicabile anche quando tra le pareti finestrate (o tra una parete finestrata e una non finestrata) si interponga una via pubblica" T.A.R. Liguria Genova, sez. I, 20/07/2011, n. 1148 M.G. ed altro c. (avv. Granara) c. Com. La Spezia, Prov. La spezia e Soc. S. c. (avv. Carrabba, Furia, Puliga), (avv. Allegri, Barbieri) (avv. Gerbi) Foro amm. TAR 2011, 7-8, 2291 (s.m.).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati