Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-09-18

DL DI RIORGANIZZAZIONE DELLA P.A. E SPL – Alceste SANTUARI

Il disegno di legge (Atto Senato n. 1577) recante "Riorganizzazione delle Amministrazioni Pubbliche" comunicato dal Governo Renzi alla Presidenza del Senato in data 23 luglio 2014 e in corso di esame presso la commissione permanente Affari Costituzionali contiene alcune disposizioni che interessano l"universo variegato delle società in mano pubblica e i servizi pubblici locali.

L"art. 12, comma 1 stabilisce che il Governo è delegato ad adottare decreti legislativi di semplificazione dei seguenti settori:

  1. lavoro alle dipendenza delle P.A. e connessi profili di organizzazione amministrativa;
  2. partecipazioni azionarie delle P.A.;
  3. servizi pubblici locali.

Il comma 2 del medesimo articolo prevede che "[n]ell'attuazione della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi generali:

a) elaborazione di un testo unico delle disposizioni in ciascuna materia, con le modifiche strettamente necessarie per il coordinamento delle disposizioni stesse, salvo quanto previsto nelle lettere successive;

b) coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni legislative vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo;

c) risoluzione delle antinomie in base ai princìpi dell'ordinamento e alle discipline generali regolatrici della materia;

d) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile;

e) aggiornamento delle procedure, prevedendo la più estesa e ottimale utilizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, anche nei rapporti con i destinatari dell'azione amministrativa.

Il Governo sembrerebbe dunque consapevole della necessità di giungere a formulare regole chiare e intellegibili in un comparto, quale quello delle società partecipate e dei servizi pubblici locali, che negli ultimi anni sono stati oggetto di numerosi interventi normativi che spesso sono risultati antinomici, sovrapponibili e infine di scarsa efficacia interpretativa.

Per quanto riguarda, nello specifico le partecipazioni azionarie, l"art. 14 (rubricato "Riordino della disciplina delle partecipazioni azionarie delle amministrazioni pubbliche) motiva la scelta governativa di incidere su questo tema. Il decreto legislativo che dovrà essere adottato in subiecta materia risponde all"esigenza prioritaria "di assicurare la chiarezza della disciplina e la semplificazione normativa, con particolare riferimento ai regimi transitori" (comma 1). Il comma indica anche quali devono essere i principi e i criteri direttivi che dovranno guidare l"adozione del decreto legislativo in parola:

a) distinzione tra tipi di società in relazione alle attività svolte e agli interessi pubblici di riferimento, e individuazione della relativa disciplina, anche in base al principio di proporzionalità delle deroghe rispetto alla disciplina privatistica;

b) per le società che gestiscono servizi strumentali e funzioni amministrative, definizione di criteri di scelta tra modello societario e modello dell'amministrazione autonoma o criteri per l'internalizzazione;

c) per le società che gestiscono servizi pubblici di interesse economico generale, definizione, in conformità con la disciplina dell"Unione europea, di criteri e strumenti di gestione volti ad assicurare il perseguimento dell'interesse pubblico ed evitare effetti distorsivi sulla concorrenza, anche attraverso la disciplina dei contratti di servizio e delle carte dei diritti degli utenti e attraverso forme di controllo sulla gestione e sulla qualità dei servizi;

d) introduzione di ulteriori misure volte a garantire il raggiungimento di obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità, intervenendo sulla disciplina dei rapporti finanziari tra ente locale e organismi da esso partecipati al fine del raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, di una maggior trasparenza e della precisa definizione delle responsabilità delle amministrazioni locali partecipanti e degli amministratori degli organismi partecipati;

e) razionalizzazione e rafforzamento dei criteri pubblicistici per gli acquisti e il reclutamento del personale, per i vincoli alle assunzioni e le politiche retributive, finalizzati al contenimento dei costi;

f) eliminazione di sovrapposizioni tra regole e istituti pubblicistici e privatistici ispirati alle medesime esigenze di disciplina e controllo.

Facendo dunque "tesoro" delle decisioni della Corte costituzionale, della linea interpretativa della giurisprudenza amministrativa e di quella contabile, nonché del diritto europeo, il Governo, da un lato, conferma disposizioni già peraltro in essere presso le società in mano pubblica e, dall"altro, sembrerebbe voler chiarire il rapporto tra norme di diritto privato e norme di diritto pubblico che incidono sui medesimi soggetti.

Per quanto riguarda, invece, i spl, l"art. 15 dispone come segue:

"1. Il decreto legislativo per il riordino della disciplina in materia di servizi pubblici locali è adottato sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all'articolo 12:

a) definizione dei poteri di regolazione e controllo delle autorità indipendenti;

b) definizione dei criteri per l'individuazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;

c) individuazione delle modalità di organizzazione e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica in coerenza con la disciplina dell"Unione europea in materia di concorrenza;

d) definizione dei criteri per la definizione degli ambiti territoriali ottimali e per l'individuazione degli enti di governo responsabili dell'organizzazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;

e) definizione dei criteri per l'esercizio delle funzioni dei comuni in forma associata;

f) individuazione delle modalità di gestione del servizio pubblico e tipologie di affidamenti;

g) individuazione delle modalità e degli strumenti per assicurare la trasparenza delle procedure di affidamento;

h) individuazione dei termini e delle modalità adeguati ad assicurare la corretta e tempestiva attuazione delle norme in coerenza con la disciplina dell"Unione europea anche con riferimento alla scadenza degli affidamenti;

i) coordinamento con la normativa dell"Unione europea e nazionale in materia di appalti e concessioni e di regolazione dei servizi pubblici;

l) individuazione dei meccanismi di premialità per gli enti locali che ricorrono alle procedure ad evidenza pubblica e favoriscono l'aggregazione degli ambiti gestionali secondo criteri di economicità ed efficienza; (Si tratta di una disposizione che lascia perplessi perché sembrerebbe sottendere che gli enti locali non ricorrono alle procedure ad evidenza pubblica….)

m) disciplina dei regimi di proprietà e di gestione delle reti nel settore dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;

n) individuazione degli indirizzi per la definizione dei regimi tariffari;

o) individuazione delle funzioni di governo, organizzazione, regolazione e controllo dei servizi pubblici locali a rilevanza economica, delle amministrazioni pubbliche e delle autorità di regolazione che ai diversi livelli di governo presiedono alle diverse funzioni e delle regole della loro interazione."

In generale, per i spl valgono in larga parte le medesime osservazioni svolte in ordine alla riforma delle partecipazioni azionarie nelle società pubbliche.

Nello specifico, il futuro decreto legislativo dovrà contemplare una modifica alle disposizioni oggi contenute nel TUEL e dovrà altresì contenere le norme di recepimento delle nuove direttive europee in materia di appalti e concessioni pubbliche (approvate nel mese di gennaio 2014).

Rimane da osservare, in chiusura di questo breve contributo, che gli annunciati tagli e revisioni contenute nel c.d. "Piano Cottarelli" (presentato agli inizi di agosto) in materia di società partecipate dovrebbero "coordinarsi" con il disegno di legge delega governativo. Non vorremmo (ancora una volta) assistere alla produzione normativa di un legislatore la cui mano destra non sa quello che fa la mano sinistra.



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