Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Bernicchi Francesco Maria - 2013-10-28

DONAZIONE MODALE O CONDIZIONE RISOLUTIVA?LA S.C. CHIARISCE - Cass. SS.UU. 5702/2012 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione (n. 5702/2012) in tema di contratto di donazione e l'eventuale presenza degli elementi accidentali del contratto. Si torna, pertanto, con un secondo commento su una pronuncia già brillantemente commentata da Elide Colpo: http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=42272&catid=90

Il fatto, in breve: con citazione dell'Aprile 2004 Tizia esponeva che, con atto a rogito dal notaio, aveva donato al comune di Pontelandolfo un immobile di sua proprietà sito in Viale .... dello stesso Comune e che la liberalità era stata effettuata in memoria del proprio coniuge Caia al fine di adibire l'immobile a casa di riposo per anziani.

Si aggiungeva nella disposizione che il Comune aveva due anni di tempo (decorrenti dalla stipula) per iniziare la ristrutturazione ed ulteriori tre anni per completare l'opera. Nell'ipotesi in cui, passati i cinque anni totali, l'opera non fosse stata iniziata, realizzata e resa funzionante, la donazione si sarebbe risolta di diritto con obbligo per il Comune donatario di restituire gratuitamente e senza pagamento di alcuna somma l'intero immobile alla donante ed ai suoi aventi causa, nello stato di fatto in cui il bene si sarebbe trovato allo spirare dei cinque anni.

L'attrice, rilevato che, nonostante di anni ne fossero passati quindici, nessun anziano era stato mai ricoverato presso la struttura che, quindi, non era per nulla funzionante conveniva il Comune di Pontelandolfo chiedendo la risoluzione di diritto della donazione e la condanna alla restituzione dell'immobile senza corresponsioni di denaro.

Il Tribunale con sentenza del Maggio 2004 rigettava le domande attoree.

La Corte d'Appello di Napoli con sentenza del Marzo 2010 accogliendo l'impugnazione dichiarava, invece, risolta di diritto la donazione per essersi verificata la condizione risolutiva espressa  prevista nell'atto e condannava l'Ente territoriale alla restituzione dell'immobile allo status quo senza corresponsione di denaro.

Il Comune propone ricorso in Cassazione attraverso diversi motivi di doglianza, tra cui, per quel che ci interessa, occorre porre in evidenza il sesto.

Il ricorrente Comune deduce violazione e falsa applicazione dell'articolo 793 c.c. indicando che la Corte d'Appello ha ritenuto, sbagliando, che la clausola apposta alla donazione fosse una condizione risolutiva, invece che identificare l'intero accordo come una donazione modale.

Per l'Ente territoriale era d'applicazione quest'utlimo istituto dato che la clausola risolutiva faceva derivare la risoluzione del contratto non al verificarsi di un avvenimento futuro ed incerto, quanto piuttosto ad un adempimento dell'onere imposto dal donante al Comune donatario che era obbligazione da eseguire in un termine.

La censura è infondata.

Il Giudice d'Appello ha valutato la clausola apposta alla donazione come condizione risolutiva mista e non come "modus" giustamente anche basandosi su prove documentali come per esempio la delibera del comune che parlava di "risoluzione di diritto" in caso di mancata trasformazione dell'immobile in casa di ricovero con obbligo successivo di "restituire il bene gratuitamente e senza pagamento alcuno".

La condizione risolutiva si distingue dal modus perchè la prima risolve automaticamente il negozio se non sono rispettate le volontà previste nella clausola, a prescindere da ogni valutazione sull'inadempimento imputabile al donatario.

Tale indagine, circa le possibilità di realizzazione del modus da parte del donatario, sono invece previste nella donazione modale.

Seguendo tale iter argomentativo, pertanto, le doglianze del Comune relative alla non imputabilità a se stesso della mancata realizzazione dell'immobile sono irrilevanti.

Se si configura la clausola come una condizione risolutiva e non come un "modus" sono diverse le conseguenze:

nella donazione modale l'onere imposto al donatario costituisce una vera e propria obbligazione, con la conseguente rilevanza dell'indagine volta ad accertare se la sua mancata esecuzione dipenda da inadempimento imputabile al donatario

l'avveramento dell'evento futuro ed incerto previsto dalle parti come condizione risolutiva del contratto produce effetti a prescindere da ogni indagine sul comportamento colposo o meno dei contraenti in ordine al verificarsi dell'evento stesso, tenuto conto che nella disciplina delle condizioni del contratto non possono trovare applicazione i principi che regolano l'imputabilità in materia di obbligazioni (Cass. 13-12-1979 n. 6505; Cass. 6-9-1991 n. 9388).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento di Euro 200,00 per spese e di Euro 4000,00 per onorario di avvocato.

Così deciso in Roma, il 28 febbraio 2012.

Depositato in Cancelleria il 11 aprile 2012



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati