Varie -  Redazione P&D - 2017-06-01

Dove la luce di Giuseppe Ungaretti - Maria Beatrice Maranò

L"almanacco di oggi celebra Giuseppe Ungaretti scomparso il 1 giugno del 1970 .

Stroncature alla sua poesia ce ne furono tra queste la seguente: : "La sua poesia somiglia sì, a quei fiori minuti campestri che in blocco sembrano insignificanti e isolati e guardati da vicino sono belli… Ma, Dio mio, dov"è mai l"umanità di questa poesia? Se stacco da un libro, sia pure di Matilde Serao, alcune battute, e le fermo in una pagina bianca, otterrò lo stesso effetto. Stampate, prendendola a caso dal vocabolario, una parola sola in una pagina, e la vostra anima si lancerà a riempirla d"una infinitezza musicale. Stampate solo un verbo all"infinito: "Dormire". E voi riempirete questo schema di una lunga visione. Ma ciò non è arte"(Francesco Flora, Dal Romanticismo al Futurismo, 1921). Ungaretti disgrega il verso, toglie la punteggiatura, rende poetiche parole vuote e apparentemente senza significato (come preposizioni e articoli); crea spazi bianchi attorno alle parole, per dare l"idea del loro emergere dal silenzio dell"anima. La poesia di Ungaretti sarebbe forse incomprensibile, specie quella delle prime raccolte,  senzaricollegarla all"esperienza biografica della guerra: è l"autenticità dei versi a conferire un particolare spessore. Lui stesso dice: "Io credo
che non vi possa essere né sincerità né verità in un"opera d"arte se in primo luogo tale opera d"arte non sia una confessione". Il passaggio a
"Sentimento del tempo" segna un cambiamento in Ungaretti; intanto il titolo ricorda molto l"opera  di Marcel Proust, ma anche  la necessità per il poeta di ricollegarsi alla tradizione classica Petrarca-Leopardi, attraverso il tramite del barocco. Il poeta recupera i versi tradizionali: il settenario, il novenario. Nel 1947 Ungaretti pubblica Il dolore (poesie dal 1933 al 1947). Dice Ungaretti: "So che cosa significhi la morte, lo sapevo anche prima; ma allora, quando mi è stata strappata la parte migliore di me, la esperimento in me, da quel momento, la morte. Il dolore è il libro che più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d"essere impudico. Quel dolore non finirà più di straziarmi". "Dolore" è una lunga confessione dei lutti che si abbatterono sul poeta: la morte del fratello, del figlio Antonietto, e la sciagura del secondo conflitto mondiale. Al figlioletto scomparso dedica la sezione "Giorno per giorno" che va a chiudersi in un dialogo in cui Ungaretti immagina il figlio trasfigurato in Paradiso, dirgli: "Ho in me raccolto e a poco a poco e chiuso Lo slancio muto della tua speranza. Sono per te l"aurora e intatto giorno."

Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
E del mare e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d'ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov'è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d'oro.
L'ora costante, liberi d'età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo( Giuseppe Ungaretti)...Dove la luce



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