Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-06-27

DURA LEX, SED LEX - Giuseppe FEDELI

Dura lex, sed lex

« Tutti, fratello Gallione, vogliono vivere felici, ma nel veder chiaro cos"è che renda la vita felice sono ottenebrati »( Lucio Anneo Seneca,".De vita beata")


Come tutti gli uomini-simbolo è lui, Balotelli, a sop-portare, più di altri, la croce della sconfitta. A meno di non trovare un Cireneo, che nel mondo del calcio è una parola straniera. Dalle stelle alle stelle, scriveva il Marino. Una verità profettizzata ed a cui hanno dato dignità artistica le più illuminate menti filosofiche, tra cui Lucia Anneo Seneca, Socrate, Marco Aurelio. Fino ai giorni nostri, quando Leopardi lanciava il suo memento dalle pagine dello Zibaldone e delle Operette Morali. Morto un papa, se ne fa un altro; morto Cristo, si spengono i lumini. Ars longa, vita brevis, ammonivano i latini. La fama è peritura, e porta seco un carico di gravosi impegni e responsabilità. Guai a sbagliare una mossa. L'uomo è lupo all'uomo, sentenziava Hobbes, e, se non è disposto a perdonargli alcunché, figuriamoci se è pronto a risarcirlo dell'"errore" commesso. La storia si ripete, la vita muta volto ma non le regole, la ferinità e l'egoismo della natura umana sono antichi quanto il "mitico" Adamo. Caino e Abele, sangue e vendetta, implorazione di perdono  a cospetto di un silenzio vastissimo. D'altronde, diceva Freud, padre della psicanalisi, "l'odio è il più antico dei sentimenti umani". Hai voglia a parlare di bontà, fratellanza, carità. Dal trono non si scende, si precipita rovinosamente. Guardiamo alla fine che hanno fatto i "grandi" della politica, specie quella genìa legate al malaffare: isolati, in esilio ;pensiamo all'eroe dei due mondi, Garibaldi (che però apparteneva a tutt'altra razza, se si considera che ilsuo apporto alla causa italiana fu enorme, tanto che fu grazie a lui e alla nota Spedizione dei Mille che il regno borbonico cadde e il sud Italia potè annettersi al nuovo stato italiano);a Craxi, messo alla gogna del popolo all'uscita dal l'Hotel Raphael, che al grido di "Ladro?", "Vergogna?" e "Bettino vuoi pure queste" lo subissò di una gragnola di monetine scagliate al suo indirizzo; a Forlani "impumone" (come si dice in gergo forense, a metà tra imputato e testimone), che sbavava trasecolato ai colpi di mitraglia della pubblica accusa. E a tutto il sottobosco di personaggi, più o meno noti, di Tangentopoli. L'insegnamento più alto ci viene sempre dal "De brevitate vitae" di Seneca: ecco allora l'avvocato di grido conteso e scorrazzante in ogni parte del foro; il procuratore tignoso degli altrui, e arricchitosi, dei propri beni, mai dandosi requie; il candidato che s'arrabatta per qualche carica amministrativa com'era la prefettura dell'annona di Paolino; il suffragator che si sbatte per gli appoggi e i voti necessari al candidato; e tante altre figure di occupati ambiziosi troppo indaffarati nelle altrui "necessità", speculari alle proprie mire, per aver tempo di volgersi a se stessi. Costoro invece di vivere instruunt vitam, "attrezzano" la vita in vista d"uno scopo che non è vivere; e quando non muoiono prima d"averla preparata, ormai vecchi si rendono conto d"aver vissuto solo in titulum sepulcri, per avere un"iscrizione sulla tomba. Quante volte anch"essi vanamente nel folto delle attività sospirano la loro cessazione o sospensione. Quasi che le avessero scelte solo per poterle abbandonare. Ma i più le lasciano unicamente per impelagarsi fino al collo in altre occupazioni. Del resto, annota lo "stoico", il successo si paga con altro successo e pro ipsis quae successere vota vota facienda sunt (per i voti riusciti bisogna fare nuovi voti), talché non solo è brevissima ma quanto mai infelice, al di là d"una speciosa apparenza, la vita di costoro che magno parant labore quod maiore possideant (ottengono con molta fatica qualcosa il cui possesso richiede fatica maggiore). Ci vorrebbe solo un po' di buon senso per coltivare l'orticello della virtù, ed essere felici. Balotelli è il figlio di un'epoca, in cui l'auri sacra fames imperversa come gramigna, e ha soppiantato ogni possibile dio, ogni sapientia, divorziando dall'honeste vivere.

Giuseppe Fedeli

Dopo l'uscita di scena dell'Italia dai Mondiali, e la figuraccia fatta con le due sconfitte consecutive, non si parla altro che della spaccatura all'interno dello spogliatoio della Nazionale. Due "pezzi da novanta" come De Rossi e Buffon confermano il clima da Inquisizione scatenatosi tra gli azzurri. L'uomo simbolo di questa nazionale, Balotelli, viene scaricato anche da Prandelli, che aveva deciso di puntare su di lui sfidando tutto e tutti: Non si fidava più e l'ha "sfrattato" dal campo. La mossa però non è servita a evitare la disfatta. Supermario contro tutti dopo il flop ai Mondiali: «Vergognatevi a dire che non sono italiano. Io ho dato tutto per la maglia azzurra. Un africano non scaricherebbe mai un suo fratello, in questo noi negri siamo anni avanti. Vergogna non è sbagliare un gol, VERGOGNOSE sono queste cose», con l"aggettivo tutto al maiuscolo.



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