Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Russo Paolo - 2015-01-23

E GAY, LA PATENTE GLI VIENE SOSPESA: UN DANNO ESISTENZIALE CLAMOROSO – Cass. 1126/2015 - Paolo RUSSO

Cassazione Civile, sez. III, 22 gennaio 2015, n. 1126, Pres. Segreto, Rel. Travaglino Per fortuna esistono giudici come Giacomo Travaglino. Giudici sensibili, accorti, che restituiscono dignità alle vittime di gravi illeciti, senza paura di andare controcorrente, parlando sempre chiaro, riconoscendo ai danneggiati un ristoro davvero integrale del pregiudizio subito.

Nella fattispecie, indubbiamente, Travaglino parla chiaro: il giovane siciliano che, dopo avere dichiarato alla visita di leva di essere omosessuale ed essere stato esonerato dal servizio, si era visto sospendere la patente dall"Ufficio della Motorizzazione Civile (che gli aveva notificato un provvedimento di revisione della patente di guida e la predisposizione di un nuovo esame di idoneità psico-fisica), è stato "vittima di un vero e proprio (oltre che intollerabilmente reiterato) comportamento di omofobia".

Per essere ancora più chiaro, senza mezzi termini il Giudice relatore rammenta come il comportamento della Pubblica Amministrazione "ha gravemente offeso e oltraggiato la personalità del G. in uno dei suoi aspetti più sensibili, e ha indotto nello stesso un grave sentimento di sfiducia nei confronti dello Stato, percepito come vessatorio, nell'esprimere e realizzare la sua personalità nel mondo esterno".

Il giovane siciliano, però, ha domandato il ristoro del solo, pur grave, danno morale patito, liquidato per giunta con l"offensiva elemosina pari a 20.000 euro dalla corte territoriale. In realtà, a ben vedere, il danno non patrimoniale subito dal ricorrente è un vero e proprio danno esistenziale.

Non a caso, l"accorto Travaglino rammenta come, nella circostanza, siano stati violati tanto "il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione della propria identità sessuale", ascritto dalla Corte di legittimità "al novero dei diritti inviolabili della persona di cui all'art. 2 Cost., quale essenziale forma di realizzazione della propria personalità", quanto "il diritto al proprio orientamento sessuale, cristallizzato nelle sue tre componenti della condotta, dell'inclinazione e della comunicazione (cd. coming out)", il quale, si legge in sentenza, "è oggetto di specifica e indiscussa tutela da parte della stessa Corte europea dei diritti dell'uomo fin dalla sentenza Dudgeon/Regno unito del 1981".

Quindi, dicevamo, un danno che va ben al di là del "transeunte turbamento dello stato d"animo" della vittima.

Da condannare, dunque, "il malaccorto tentativo della Corte territoriale di edulcorare la gravità del fatto, riconducendola ad aspetti soltanto endo-amministrativi". E da qui, quale logica (e sacrosanta) conclusione, la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio alla Corte di appello palermitana per una determinazione congrua, e ben più seria, del quantum da risarcire.



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